mercoledì 23 maggio 2012
Shakerati con gusto e abbandonati
di Enrico Perilli, psicoterapeuta, capogruppo Prc in consiglio comunale
2 aprile 2011
2 aprile 2011
Immagine uno: Francesca, una ragazza di trent'anni, si reca in via Amiternum, trafficata arteria della periferia ovest di L'Aquila ante-sisma, anello di congiunzione tra la periferia datata anni '60-'70 e quella più recente e decisamente più brutta anni '80-'90. Cerca lo studio che è stato del suo psicanalista, la stanza dove ha trascorso tanti anni, da quando ha scoperto che il marito aveva una doppia vita, si faceva di eroina, fino all'ultima seduta, cinque giorni prima del terremoto. Da allora non ha rivisto più il suo terapeuta, solo una scarna mail nella quale le diceva che non era più in condizione materiale, fisica e psichica per continuare la terapia. Proprio lui, il dottore, che agli occhi di Francesca era indistruttibile, sempre una parola saggia e calda su tutto, ora si ritira, crolla come è crollata la sua città, come la sua vita, per la seconda volta. Si ferma, guarda il palazzo graffiato, scorticato, fissa la finestra aperta della sua stanza: la intravede senza più mobilia. L'angoscia l'assale, pensa al suo dottore, pensa come nella vita c'è sempre un prima e un dopo, che questo confine il più delle volte è un luogo doloroso, ineluttabile. Un poliziotto interrompe il flusso dei suoi pensieri, blocca con voce profonda le sue emozioni e le chiede cosa fa lì. Quando incrocia lo sguardo di Francesca, lucido, impaurito, perduto, si scusa e va via. Francesca rimarrà davanti la finestra della stanza ancora dieci minuti.
Immagine due: via delle Fiamme Gialle, estrema periferia ovest, ancora non cementificata, comunque in preparazione. Bertolaso ha colpito costruendo qui intorno tre progetti C.a.s.e.: per i tg nazionali «i villini di Berlusconi», per chi ci abita trenta metri quadrati in due, settanta in quattro o cinque. Via delle Fiamme Gialle è soprattutto la strada che porta alla cittadella della Guardia di Finanza, famosa per aver ospitato il G8, quartier generale del console Bertolaso, dei suoi paramilitari in polo blu e dell'allora vice commissario Franco Gabrielli. Solita sfilata di auto blu, oggi, giovedì, è il giorno del briefing per la ricostruzione. Tutti presenti, due file di sedie in circolo, nella prima siedono i "decisori", nella seconda gli amministratori locali. Tra i decisori c'è un sorridente Gianni Letta, un ossequioso Gianni Chiodi, un garbato Cicchetti d'altronde gentiluomo di sua Santità e una mezza dozzina di commissari a tutto, nessun aquilano, tranne il Sindaco Cialente, alieno dal reale quanto il mitico colonnello Kurtz, incapace da tempo di distinguere gli amici dai nemici. Nessuno di loro dormirà qui, nessuno di loro vedrà la città spegnersi al tramonto, chiudersi nei pollai costruiti dal governo o tornarsene in casette fai da te di legno o peggio ancora in albergo, per cenare in anonimi stanzoni nei quali non si parla più neanche della notte del 6 aprile. Sarà per la mancanza di queste emozioni ed esperienze che sono tutti sorridenti, si dichiarano soddisfatti del lavoro svolto tra lo stupore dei sindaci del cratere, il più delle volte impegnati però a nasconderlo e sostituirlo con un umiliante atteggiamento servizievole, degno dell'indimenticabile geometra Calboni, finalizzato ad avere un appuntamento a palazzo Chigi, meglio se Grazioli, per rivenderselo con la stampa locale. Ovviamente si firmano solo protocolli d'intesa e nulla più.
Immagine tre: via delle Fiamme Gialle, cittadella della GdF, qualche palazzo più in là da dove si svolge l'incontro per la ricostruzione. Paolo, quarantenne, cerca di spiegare alle impiegate della Struttura Gestione dell'Emergenza - luogo di dannazione dove si assegnano gli alloggi (con criteri e graduatorie ancora sconosciuti per espressa volontà del console Bertolaso) e posto nel quale chi vi accede non vedrà quasi mai risolto o almeno rispettato il suo problema - che suo padre è malato di epatite C ed è giunto ad uno stadio terminale per cui sarebbe opportuno assegnargli un alloggio, al quale ha pieno diritto, per evitare che muoia in una stanza di albergo. Paolo è incredulo quando ascolta dalle impiegate, ormai in burnout, che la Sge non si occupa di casi patetici, forse volevano dire di pertinenza sociale, ci illudiamo, e che suo padre potrà avere una sistemazione in una specie di casa per anziani a molti chilometri da L'Aquila dove i figli per ragioni di lavoro e di mobilità non potranno assisterlo. Chi conosce la Sge non si meraviglia più di queste risposte: a molte donne divorziate per avere un alloggio è stato detto di tornare con il marito, a molti figli di prendersi in casa gli anziani, a molti anziani di andare in ospizio. Paolo non conosce quel luogo, rimane annichilito, il giorno seguente chiede il trasferimento a Cremona; il primo aprile inizierà la sua nuova vita li e potrà accompagnare dignitosamente suo padre alla morte.
Immagine quarta: Villa Gioia, quartiere a qualche metro da dove è venuta giù la Casa dello studente, rione dove vi era un polo scolastico e quindi centinaia di ragazzi. Ora è una zona per metà rossa, chiusa; solo un edificio aperto, la nuova sede del Comune. All'ultimo piano si svolge la riunione di maggioranza, i capigruppo si sono dati molto da fare per ricomporre i cocci della coalizione che sosteneva il sindaco Cialente e che è andata in corto circuito. Il primo cittadino è disposto a ritirare le dimissioni, cosa che farà, ma vuole certezze numeriche in aula. Tra i consiglieri presenti, metà parlano non si capisce di cosa, tante sono le allusioni, tanti i non detti, altri chiedono che ci si impegni per mandare via i commissari e che finalmente intorno al "tavolo dei decisori" di via delle Fiamme Gialle siedano aquilani o persone che conoscono quello che dovrebbero ricostruire. La riunione viene aggiornata.
Nulla ci lascia pensare che qualcosa cambierà.
Immagine due: via delle Fiamme Gialle, estrema periferia ovest, ancora non cementificata, comunque in preparazione. Bertolaso ha colpito costruendo qui intorno tre progetti C.a.s.e.: per i tg nazionali «i villini di Berlusconi», per chi ci abita trenta metri quadrati in due, settanta in quattro o cinque. Via delle Fiamme Gialle è soprattutto la strada che porta alla cittadella della Guardia di Finanza, famosa per aver ospitato il G8, quartier generale del console Bertolaso, dei suoi paramilitari in polo blu e dell'allora vice commissario Franco Gabrielli. Solita sfilata di auto blu, oggi, giovedì, è il giorno del briefing per la ricostruzione. Tutti presenti, due file di sedie in circolo, nella prima siedono i "decisori", nella seconda gli amministratori locali. Tra i decisori c'è un sorridente Gianni Letta, un ossequioso Gianni Chiodi, un garbato Cicchetti d'altronde gentiluomo di sua Santità e una mezza dozzina di commissari a tutto, nessun aquilano, tranne il Sindaco Cialente, alieno dal reale quanto il mitico colonnello Kurtz, incapace da tempo di distinguere gli amici dai nemici. Nessuno di loro dormirà qui, nessuno di loro vedrà la città spegnersi al tramonto, chiudersi nei pollai costruiti dal governo o tornarsene in casette fai da te di legno o peggio ancora in albergo, per cenare in anonimi stanzoni nei quali non si parla più neanche della notte del 6 aprile. Sarà per la mancanza di queste emozioni ed esperienze che sono tutti sorridenti, si dichiarano soddisfatti del lavoro svolto tra lo stupore dei sindaci del cratere, il più delle volte impegnati però a nasconderlo e sostituirlo con un umiliante atteggiamento servizievole, degno dell'indimenticabile geometra Calboni, finalizzato ad avere un appuntamento a palazzo Chigi, meglio se Grazioli, per rivenderselo con la stampa locale. Ovviamente si firmano solo protocolli d'intesa e nulla più.
Immagine tre: via delle Fiamme Gialle, cittadella della GdF, qualche palazzo più in là da dove si svolge l'incontro per la ricostruzione. Paolo, quarantenne, cerca di spiegare alle impiegate della Struttura Gestione dell'Emergenza - luogo di dannazione dove si assegnano gli alloggi (con criteri e graduatorie ancora sconosciuti per espressa volontà del console Bertolaso) e posto nel quale chi vi accede non vedrà quasi mai risolto o almeno rispettato il suo problema - che suo padre è malato di epatite C ed è giunto ad uno stadio terminale per cui sarebbe opportuno assegnargli un alloggio, al quale ha pieno diritto, per evitare che muoia in una stanza di albergo. Paolo è incredulo quando ascolta dalle impiegate, ormai in burnout, che la Sge non si occupa di casi patetici, forse volevano dire di pertinenza sociale, ci illudiamo, e che suo padre potrà avere una sistemazione in una specie di casa per anziani a molti chilometri da L'Aquila dove i figli per ragioni di lavoro e di mobilità non potranno assisterlo. Chi conosce la Sge non si meraviglia più di queste risposte: a molte donne divorziate per avere un alloggio è stato detto di tornare con il marito, a molti figli di prendersi in casa gli anziani, a molti anziani di andare in ospizio. Paolo non conosce quel luogo, rimane annichilito, il giorno seguente chiede il trasferimento a Cremona; il primo aprile inizierà la sua nuova vita li e potrà accompagnare dignitosamente suo padre alla morte.
Immagine quarta: Villa Gioia, quartiere a qualche metro da dove è venuta giù la Casa dello studente, rione dove vi era un polo scolastico e quindi centinaia di ragazzi. Ora è una zona per metà rossa, chiusa; solo un edificio aperto, la nuova sede del Comune. All'ultimo piano si svolge la riunione di maggioranza, i capigruppo si sono dati molto da fare per ricomporre i cocci della coalizione che sosteneva il sindaco Cialente e che è andata in corto circuito. Il primo cittadino è disposto a ritirare le dimissioni, cosa che farà, ma vuole certezze numeriche in aula. Tra i consiglieri presenti, metà parlano non si capisce di cosa, tante sono le allusioni, tanti i non detti, altri chiedono che ci si impegni per mandare via i commissari e che finalmente intorno al "tavolo dei decisori" di via delle Fiamme Gialle siedano aquilani o persone che conoscono quello che dovrebbero ricostruire. La riunione viene aggiornata.
Nulla ci lascia pensare che qualcosa cambierà.
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