sabato 16 febbraio 2013
A Collemaggio CASEMATTE resiste…
Luogo caratterizzato da un passato di Nosocomio Psichiatrico, Casematte ci ha accolti e in qualche modo salvati…
di Federica Rigliani, maestra elementare
18 marzo 2011
Nei giorni immediatamente successivi al sisma che ha colpito l'aquilano il 6 aprile del 2009, siamo rimasti inermi e inerti spettatori assistiti. Poi, abbiamo capito che non ci sarebbe stata nessuna mattina a risvegliarci da quello che non era un incubo, e le nostre teste hanno ricominciato a pensare. Abbiamo sentito il bisogno di vederci, raccontarci, abbracciarci. Era il 15 Aprile.
Volevamo ripartire. Era importante, esserci, discutere, proporre, pensare progetti, immaginare un modo di vita per le generazioni giovani e quelle future, per gli anziani e per chi questa terra non aveva nessuna intenzione di lasciarla. Non c’erano più luoghi dove incontrarsi così, il 19 aprile, ci siamo dati appuntamento per la prima volta al Parco Unicef di Via Strinella, diventato in poco tempo un’infrastruttura autogestita lontana dai controlli e dalla militarizzazione; primo punto d’informazione cittadino grazie a un Medialab con connessione Internet e computer; luogo di ospitalità, anche per studenti fuori sede, e luogo di aggregazione del tessuto umano e sociale fortemente disgregato. Qui associazioni hanno aperto sportelli per interfacciarsi con cittadini che non avevano più nessun punto di riferimento. Qui è nato il Comitato 3e32, e altri comitati cittadini che si andavano costituendo - Collettivo 99, Rete Aq, Immota Manet e tanti altri – si sono incontrati qui per discutere i progetti che si volevano imporre in quello che, in 28 secondi, era diventato il “cantiere più grande d’Europa”. Obiettivo comune: seguire in maniera partecipata e attiva la ricostruzione della nostra città e dei comuni interessati dal sisma. Gruppi di lavoro, aperti a tutti, si sono occupati di Mappatura e contatti tra le tendopoli, monitoraggio fondi e appalti, informazione e comunicazione, raccolta fondi ed elaborazione progetti. Qui abbiamo potuto riprendere la parola e ascoltare quella delle istituzioni invitate a parlarci del nostro futuro, tra cui il sindaco ora dimissionario Massimo Cialente e il Governatore della Regione Gianni Chiodi. Da qui è stata promossa un’attività culturale di cui tutta la città aveva bisogno: la prima iniziativa è stata organizzata il 25 aprile in una città distrutta, deserta, spaventata e muta.
Oggi tutto questo è a Casematte, un piccolo stabile nel parco dell’ex Ospedale Psichiatrico di Collemaggio in disuso da anni prima del terremoto. Oggi questo piccolo spazio sociale autogestito vive di sottoscrizione e autofinanziamento, e respira nonostante la polvere intorno. E’ vivo nonostante la chiusura della città, e socialmente attivo in un parco che è cittadino e che alla città dovrebbe essere restituito. Il comitato 3e32 lo ha recuperato e ristrutturato con la motivazione e il lavoro di tutti per oltre due mesi. Poi lo ha aperto. Perché le reiterate richieste alle autorità e agli enti locali per la concessione di uno spazio non avevano mai avuto risposte. Perché voleva superare l’emergenza e iniziare un vero e proprio progetto di autocostruzione, un percorso fatto di condivisione, impegno sociale e autorganizzazione, sperimentando il lavoro con gli altri e nuove pratiche. Per non farsi ri-costruire prendendo identità altre. Quello che sembrava impossibile diventava reale, cantano oggi i ragazzi della Zona Rossa Crew, che qui sono nati. Centinaia di manifestazioni e assemblee sui problemi legati all’emergenza abitativa, al pagamento delle tasse, alla Campagna 100 % Ricostruzione, Trasparenza e Partecipazione sono state indette da qui. Da qui è partito il movimento delle carriole che tanto ha smosso le autorità, locali e nazionali, riguardo il problema della rimozione delle macerie e al loro smaltimento.
Nonostante tutto, Casematte è stretta in una doppia morsa: da una parte la vendita-svendita dell’area dell’Ex Nosocomio che la ospita, dall’altra la criminalizzazione che si fa di un tentativo di “ostinarsi a vivere” in una città caratterizzata dalla desolazione e dalla disgregazione sociale. La prima legata alle logiche speculative dei privati contro gli interessi di una collettività fortemente colpita e bisognosa; la seconda legata alla volontà di rendere criminali chi Casematte la gestisce, la difende e chiede da tempo anche di poter pagare un regolare affitto per lo spazio. Sono dodici le persone denunciate per occupazione.
Crediamo che le istituzioni debbano prendere posizione sul futuro di questo spazio, chiuso nel 1978 con la Legge 180, e di chi lo difende, tenendo anche conto del Progetto Obiettivo sulla salute mentale, vincolo a cui sono legate tutte le attività svolte all’interno di quest’area, secondo le disposizioni della legge Basaglia. La Asl, nella persona di Silveri, direttore generale, rivendica la proprietà dello spazio, non si sa per quale uso o destinazione. E’ stata già fatta una cartolarizzazione? Quali sono le destinazioni d’uso? “In cosa si vuole trasformare Collemaggio?” Lo vorremmo sapere.
Questa settimana sono cominciati gli interrogatori degli “occupanti”, persone che hanno speso tutto pur di favorire un minimo di aggregazione sociale in una città, terribilmente silenziosa e buia, dove si vuol legalizzare il "non vivere". Chiediamo se è illegale occupare spazi e “ostinarsi a vivere” quando non esiste più niente intorno a te. Siamo testardi. Gli spagnoli costruirono un castello con la porta sulla città, non verso l’esterno. “Ad reprimenda audacia Aquilanorum”, c’è ancora scritto sopra. In questa città si è consumato il “gran rifiuto” celestiniano motivato dalle parole dell’allora pontefice: “al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta”. Noi sappiamo che la vita di prima non la recupereremo, ma vogliamo essere attori e partecipi di quella di oggi.
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