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SEMBRA SOLO UNA QUESTIONE DI ROUTINE...
Sentirsi topi che non hanno voglia di restare in una gabbia
di Marco Sebastiani, disoccupato
19 marzo 2011
 
Quando questa città la vivi tutti i giorni sembra solo una questione di routine, il quartiere trafficato di una grande metropoli, dove passi un'ora in macchina, rigorosamente in fila, per fare 10 chilometri, per tornare a casa dal lavoro o dall'università, per andare a fare la spesa o la più semplice delle commissioni. Traffico congestionato, un numero imprecisato di rotonde che nessuno sa ancora bene come usare, semafori spenti e indicazioni stradali di vie in cui non si può più circolare a ricordarti che qualcosa di diverso prima esisteva.
I fortunati che usano una macchina niente sanno del calvario di chi deve spostarsi con i mezzi pubblici, percorrono ormai via XX Settembre senza neanche più guardarsi intorno. Adesso è un'arteria di traffico che agevola di poco gli spostamenti ma non è solo quello. È la strada che passa dentro la zona morta, come Spaccanapoli solo che ogni volta ti spacca il cuore. Perchè vedi ancora le case aperte, le transenne che ti dicono che più in là non si può andare, l' Area 51 del centro Italia. Ma ci si abitua a tutto e allora “che si fa stasera?” la domanda è retorica perchè la risposta è solo il nome di una delle baracche recintate di viale della croce rossa dove ci si incontra e si beve, o un centro commerciale, dove vai la mattina magari a lavorare, il pomeriggio a fare la spesa, a fare shopping, a fare incredibilmente piazza. Recinti fatti di alcool, merci e reti di metallo, senza dimenticare però che L'Aquila è una città come le altre, non deve assolutamente sentirsi diversa, per questo 50 metri dopo la gabbia di alcool e metallo trovi un posto di blocco che ti garantisca il ritiro della patente, che tanto ne abbiamo di traffico da smaltire.
Poi ogni tanto esci da questa città, ti ritrovi altrove, vedi una piazzetta viva, fatta non solo dalle insegne dei locali accese e da gente che si ritrova, ma anche dagli appartamenti dei piani più alti vivi, da facciate di palazzi non puntellati. Adesso sei in grado di sentire le pulsazioni di una città mentre vive, per questo comincia a non bastarti più la vita di un'immensa periferia con il buco nero nel mezzo.
I segni di una rinascita che sta cominciando ci sono, cominciano anche perchè ci si stufa della routine di cui si parlava prima, partono anche dalla voglia di riavere una piazzetta vera. Piano piano ci si riprende dallo shock senza abituarsi al contesto e viene la voglia di conquistarsele le cose, disposti anche a rischiare molto di più di quanto chiunque avrebbe fatto prima.
È stata questa la premessa che ha dato vita all'esperienza dell'Asilo occupato a L'Aquila, quando più persone, dagli studenti delle scuole superiori agli universitari, passando per Casematte fino a uomini e donne di diverse età hanno deciso, un paio di mesi fa, di entrare in un edificio di proprietà del Comune, a ridosso della zona rossa del centro storico e con pochissimi danni subiti dal terremoto, per farne un centro cittadino, uno spazio di tutti e per tutti, una briciola di vita che vuole mettere sotto assedio il nulla oscuro della zona rossa.
Finalmente gli studenti delle superiori non si sono accontentati della proposta delle istituzioni locali di tenere aperte le scuole il pomeriggio, un'iniziativa che voleva fare della scuola un posto anche di aggregazione e di socialità nel pomeriggio aquilano, iniziativa lodevole se non fosse che gli studenti il pomeriggio avrebbero dovuto passarlo nelle stesse aulee in cui passano già la mattinata senza potersi neanche muovere. Finalmente il popolo universitario aquilano ha voluto e conquistato uno spazio che si era visto togliere da ormai due anni, stanchi di dover passare giornate intere in viaggio per andare da casa alla facoltà e ritorno. Finalmente sempre più cittadini vogliono impegnarsi attivamente per costruirsi una loro palestra, un loro cinema, un loro spazio dove fare cultura e ogni genere di attività. Un pensiero nato con l'esperienza di Casematte e tradotto in uno spazio più grande e attrezzato in pieno centro, per avere la possibilità di fare le cose come si deve.
Allora per qualcuno, la speranza è che si diventi sempre di più, passare la serata in una cantina o nella via dei pub comincia a diventare la scelta di una volta, non l'unica via percorribile e quando ti ritrovi in un'altra città, una vera magari, a raccontare il perchè di questa scelta e il come vanno le cose a L'Aquila cominci a farlo con il sorriso sulle labbra e quando spieghi loro che forse è solo per testardaggine che in molti hanno deciso di non andare via e che cominci anche a prenderci gusto nel restare, perchè le scelte facili ormai non fanno più per te, ti diverte ancora di più osservarli mentre loro ti guardano con quelle facce, a volte sbigottite, di chi si sforza di capire senza riuscirci granchè, come uno scienziato che non riesce a capire come mai quei topi siano riusciti ad aprire la gabbia e provino ad uscire dal labirinto rompendo i muri uno per volta, piuttosto che seguire le indicazioni imposte.


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  • Now I know who the brainy one is, I'll keep lokoing for your posts. 02-09-2011 10:20 - Cheyanne
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