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L’Aquila, città mia
di Maria Grazia Leopardi, avvocato e scrittrice
1 aprile 2011
 
Città mia, mi chiami ed io accorro…Oggi ho trovato un vicolo aperto, una transenna rimossa e con il senso di attesa di chi aspira con forza ad un incontro, conduco i miei passi dove per quasi due anni mi è stato inibito entrare… Con una strana calma giro lo sguardo intorno, controllo le pietre delle antiche mura, stemmi e simboli che raccontano la tua storia….Ci sei città mia, anche se squarci dolorosi separano le mura delle case, ferite profonde che qualcuno ha visto aprirsi con terrore… il tuo volto c’è, da restaurare nella tua bellezza, a raccontare la tua storia…Racconta ancora a me che non mi stanco di sentirti, alle generazioni che verranno, a chi avrà la sensibilità di rispondere ad un richiamo e fermarsi, silenzioso ad ascoltare… S. Maria di Roio c’è, ferita, le pietre lavorate della facciata ci sono, per fortuna… e poi addentrandomi nel silenzio giungo a S. Marciano, mia bella chiesetta su cui sembra essere scesa una impietosa mannaia…la canonica è crollata, ma la tua facciata c’è, ferita ma c’è e poi intorno uno squarcio più esteso, pareti messe in sicurezza con tubi di acciaio o travi di legno…Sì, mia città, riconosco il tuo volto, le tue sembianze note e nel sordo dolore per la tua tragedia sento emergere qualcosa di straordinariamente forte: è l’amore che provo per te, per questa terra, per la sua storia, per le mie radici. Mi dico cittadina del mondo ma so che voglio vivere qui…certo viaggiare e godere delle bellezze dei luoghi del pianeta, ma la mia anima è qui fusa alla tua, sensibile al richiamo del Genius Loci che tante volte, prima, nell’altro tempo antecedente il terremoto, invitavo ad onorare… Ora mi chiama perché non lo abbandoni e non potrei farlo neppure se volessi…una terra che suscita tanto amore non può essere abbandonata, una città che mi sussurra mentre percorro silenziosa i suoi vicoli solitari, è speciale…Le case sono vuote, gli aquilani dispersi, ma io ti sento mia città mentre un soffio mi avvolge e come una musica lontana mi richiama l’attenzione…Sei viva, a prescindere dalla gente, sei viva e stai esplorando una dimensione che le tue mura catturano per diffondere intorno un messaggio, una magia. Qui c’è amore, qui c’è la sorgente che zampilla invisibile, ma calda e avvolgente, qui c’è il soffio che mi ha chiamato e che parla di te… Ogni luogo è sacro per chi lo ama, ma qui l’amore c’è a prescindere dal mio amore…Cosa mi succede? Sono inebriata di amore! Mia fiera città nata per la libertà, bene supremo, mia nobile città simbolo della Giustizia, sovrana virtù, Aquila altera che nemmeno la distruzione piega…La Terra scuote le tue mura e tu stai al martirio, custode di quel che io sento che altri sentiranno e da cui alcuni fuggiranno…Mistero è la tua natura…Tra pareti transennate sfocio in piazza del duomo con l’anima nutrita da un segreto che mi hai sussurrato e che rende dolce il dolore di vederti ferita…Sei viva e parli e nutri di amore che questa terra ballerina sprigiona e che le tue pietre catturano per donarlo al passante che ignaro ha la ventura di tacere un istante ed ascoltare… Grazie mia città…Oggi veramente ti ho incontrata nella tua dignitosa, sovrana presenza, come una dea che guarda lontano mentre la vita scorre nelle vene di chi ti incontra.
19 febbraio 2011
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