mercoledì 23 maggio 2012
La città dei morti viventi.
La rivolta è l'unico modo di tornare in vita
di Mattia Fonzi, disoccupato e vivo
4 aprile 2011
Vedi L'Aquila e poi muori. Di tristezza. E' questo il contesto in cui viviamo da due anni. Una città esteticamente brutta, un territorio a macchiadi leopardo, una popolazione irritante. Una comunità che non esiste, che forse si è scoperta viva solo nei primissimi mesi, ma che ora ha lasciato nuovamente il posto alla consueta logica provinciale degli individualismi,degli egoismi.Giri in auto per le vie della periferia, divenuta ora centro, e ti accorgi che è tutto così irrimediabilmente immobile: immobili sono le innumerevolicase di legno che ospitano negozi e bar, nessuno li toglierà mai da lì.Immobili e abusivi sono i defender dell'esercito, che stazionano da due anniai check point del centro storico: vorrei bruciarli tutti per svegliare imiei concittadini, ma so che non otterrei quella reazione. Immobili eabusivi anche gli aquilani, che vivono in un contesto al quale nonappartengono, trascinati dalla noia e dalla fatica quotidiana. Senzareazioni né rivoluzioni, come morti viventi.Eppure tutto quell'abusivismo su ogni metro quadro di prato è orrendo,eppure l'esercito lo sopportano in pochi, eppure gli affari, i faccendieri,gli show mediatici, i politici e i politicanti. Eppure tutti indignati, matutto immobile. Reale come la realtà, fermo come una fotografia.Sovente, quando sei in giro per l'Italia, le persone ti chiedono “Come avetefatto a non ribellarvi? Perché solo in pochi alzano la voce?”. Mi trovospesso in difficoltà a rispondere. Cosa dovrei dire? Che anche gli aquilani,essendo italiani, sono completamente narcotizzati da questo sistemaculturale oppressivo? Che non abbiamo la forza di reagire e incazzarciperché in fondo stiamo bene, e lo faremo solo quando arriveremo alla fame?Non cosa rispondere in realtà, perché non riesco neanche io a capireprofondamente il perché. Al supermercato, in piazza, al bar senticontinuamente lamentele sul Governo, lamentele sul Sindaco, lamentele suicommissari e le strutture tecniche. E poi, una volta sfogata la propriafrustrazione esistenziale, ogni aquilano rientra nella propriapersonalissima dimensione individuale, interfacciata a intermittenza con latelevisione e con internet. Come se avesse paura di confrontarsi conl'altro, come se avesse timore che ribellarsi è dannoso, oltre che inutile.Centinaia di filmetti trash ci insegnano che gli zombie sono lenti e ciechi,nella loro ferocia. Ma gli zombie non hanno mai scatti d'ira, d'istintoprimordiale. Sarebbe vita. E un morto la vita non se la può permettere.Smetteremo di trascinarci lentamente in questa soffocante quotidianità soloquando torneremo in vita. Solo quando l'istinto primordiale sarà così forteda non poter essere represso dal nostro individualismo egoista. Solo quandocon la ribellione, il fuoco delle camionette in fiamme e la cacciata dicolonialisti e dei feudatari, ricostruiremo davvero una comunità esmetteremo finalmente di essere zombie che si trascinano faticosamente inuna città di morti viventi.
L'AQUILA
TERRA TERRA
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