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Gli studenti cacciati: accanimenti, contraddizioni e assurdità
dI Mattia Fonzi, disoccupato
17 marzo 2011

Sul territorio più complesso d'Italia, nella città del disastro e delle speculazioni, dei palcoscenici mondiali e di (annunciati) miliardi di euro, è difficile cogliere i dettagli. Ma le realtà come quella aquilana si raccontano innanzitutto dai dettagli, dai piccoli avvenimenti che possono fornire la chiave di lettura per accedere all'assurdità divenuta città: L'Aquila.
L'Aquila si è sempre data l'appellativo di giovane città universitaria, spesso non avendone esattamente i requisiti. Dopo il terremoto, la città universitaria – l'unico vero fattore capace di far rinascere l'economia aquilana – è svanita. Portandosi via con se polemiche, strumentalizzazioni politiche e rilancio economico. Nessuno ha voluto puntare sull'università come motore economico della città: dalla Protezione Civile Nazionale, all'ammistrazione comunale fino all'Università stessa.
Si diceva, appunto, dei dettagli, dei piccoli accadimenti che possono facilitare la lettura di una situazione paradossale. La scorsa settimana nove studenti universitari, residenti nella Casa dello Studente all'interno della Caserma Campomizzi (fatto già di per sé assurdo), sono stato espulsi dallo studentato e hanno dovuto passare la notte in un container. Il motivo dell'espulsione? Una sigaretta in aula studio. Il direttore amministrativo dell'Agenzia per il Diritto allo Studio di L'Aquila Luca Valente ha disposto l'espulsione degli studenti, dopo aver ricevuto la segnalazione del “grave reato” in cui erano incorsi. A L'Aquila accade anche questo: il regolamento di un'agenzia regionale può prevalere su una legge dello Stato. Non bastava semplicemente applicare la legge, multando gli studenti sorpresi a fumare? Evidentemente no, visto che oltre la revoca dell'assegnazione dell'alloggio, ai nove studenti (di cui quattro stranieri) è stata anche ritirata l'erogazione della borsa di studio di cui necessitano per vivere e addirittura vengono richieste loro retroattivamente le rate già erogate delle borse di studio stesse. Come dire, se ti becco sul posto di lavoro a fumare, non ti faccio la multa come prevede la legge, ma ti licenzio e ti obbligo a restituirmi il corrispondente di tutte le buste paga che ti ho gentilmente donato, mio caro delinquentello narcomane.
Gli studenti, grazie anche all'indignazione dell'opinione pubblica, hanno ottenuto un posto letto all'interno di una struttura gestita dalla SGE (per intenderci, la struttura preposta all'assistenza degli sfollati) che però, notizia delle ultime ore, ha alzato il canone di locazione da 140 a 617 euro! Per i suddetti studenti diventa impossibile, a questo punto, continuare la propria carriera universitaria a L'Aquila.
Da anni, in questa “città universitaria” gli studenti vengono abbandonati, non c'è un adeguato numero di alloggi e vengono continuamente tagliati i fondi regionali per l'erogazione delle borse di studio. Nel frattempo, dopo il terremoto, abbiamo avuto notizia del crollo inesorabile dell'unica casa dello studente presente prima del sisma, e continuiamo a vivere in un regime di illegalità diffusa, in cui l'affarismo regna incontrastato: tangenti, appalti truccati, mafie e crolli annunciati ne sono solo alcuni esempi. Contraddizioni inaccettabili all'interno di una città che da anni si riempie la bocca di retorica sull'importanza degli universitari al fine della ripartenza economica della città. E allora, cos'è legittimo? Cos'é legale? Quali sono davvero i problemi alla radice della situazione che vive la città più 'difficile' d'Italia?

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