sabato 16 febbraio 2013
E' cambiato tutto ma soprattutto sono cambiata io
di Michela, studentessa
3 aprile 2011
3 aprile 2011
Ciao a tutti, sono una ragazza aquilana di 19 anni, e volevo postare e condividere convoi i cambiamenti nella mia vita e le sensazioni che si sono fatte spazio in essa da dopo il terremoto del 6 aprile del 2009; già, sono passati quasi due anni.
E' difficile parlarne, ed anche scriverne, perché le sensazioni non sono mai chiare e lucide.
Si rivela molto difficile anche, mettere a confronto la mia vita “normale” e ormai passata, e l'attuale, perchè se proprio devo essere sincera, devo dire che io la mia scorsa vita non la ricordo neanche molto bene. E' tutto sfocato, sono poche le cose che ricordo, e maggiormente potrebbero dare l'impressione di essere futili, come compiere quei 200 metri dalla fermata del bus al cancello di casa con le mie chiavi in mano, ma in realtà sono tutte piccole cose che mancano un po', piccole ma importanti abitudini che facevano da cornice alle mie giornate, ed ora le abitudini sono altre, con la sola differenza che ora mi sento quasi costretta a vivere le nuove. Perchè? Dopo tutto nessuno ha scelto di essere catapultato in un'altra vita; a volte capitava che non sopportassi la mia vita e la ritenessi spesso monotona e troppo abitudinaria, ma non so cosa darei per tornare ad esserne la protagonista. Ormai qui si parla di ruoli e storie, e io mi sento come se fossi caduta in un libro, o in un film, (come preferite), di un'altra persona, e stessi recitando più del solito, cercando di attenermi a situazioni che io non avrei mai né scritte né pensate.
Quello che ci è accaduto è reale, ma in qualche modo dà l'impressione di essere surreale per la forza di impatto che ha avuto sulle nostre fragili vite. E' come vivere un brutto sogno, e in cuor proprio sentire che prima o poi un mattino, aprirai gli occhi e ti ritroverai nel tuo vecchio letto, nella tua vecchia stanza, nella tua vecchia vita. Le mie abitudini sono mutate radicalmente; ho avuto molti problemi a spostarmi di luogo in luogo a causa della mancanza di autobus nella nuova zona in cui mi trovo, ma per fortuna ho preso la patente ed ora sto cercando di essere più indipendente, ma c'è il problema delle strade che non sono più le stesse, il fatto che quando ti metti sul sedile, non puoi più pensare alcuni posti, perchè o non ci sono più, o sono cambiati troppo per permetterti di rivederli. Sembra di essere dentro un giochino, un crudele giochino, in cui ciò che dovrebbe essere tuo e di tutti, e in cui dovresti sentirti libero, in realtà sta diventando la tua prigione; perchè la NOSTRA città, non c'è più, non è più come era, non è accessibile come un tempo, e a noi questo manca da morire. Fa tanta rabbia non poter svoltare in un vincolo che un tempo era il preferito per passeggiare la sera. Quelli non sono solo vicoli di case, roccia e quant'altro... sono anche vite spezzate, ricordi, hanno un vissuto, e pensare che non si possono rivivere, fa stare male.
Ho cambiato casa, si, per fortuna avevo una casetta di legno nel mio orto, (lontano rispetto alla mia vera casa), e siamo andati lì io e la mia famiglia, che per fortuna sta bene. Ora i miei nonni convivono con noi, e la convivenza è difficile. Non c'è più la privacy che si aveva, non ho una porta alla camera, che per quanto banale possa sembrare dopo tutto quello che è accaduto, devo dire che per un adolescente la porta per la propria camera rappresenta non dico tutto, ma quasi... perchè quando vorresti piangere o guardare il soffitto per un po', vorresti tanto avere una chiave da girare per stare sola con i tuoi pensieri. La scuola non è più dov'era, e mi manca il vecchio edificio; nulla togliere all'attuale, ma lo scorso lo preferivo, nonostante fosse più piccolo e difficilmente accessibile con la macchina... perchè era in centro, e io appena uscivo da scuola, mi facevo la solita passeggiata per smaltire il peso del lavoro scolastico liberando i pensieri, ascoltando la Musica dirigendomi verso casa di mia nonna per ritrovare il pranzo pronto. Poi, prendevo l'autobus, e tornavo a casa.
Mi mancano le passeggiate, QUELLE passeggiate, in QUELLE vie.
E in tutto questo assurdo film che ormai devo chiamare “la mia vita”, ciò che è cambiato di più di tutto, sono io. A volte non mi sembra per davvero, perchè è difficile vedersi da fuori, e anche perchè ormai il passato sfoca col tempo, ma lo so. Sono più apatica, esco molto di meno, ho voglia di fare tante cose, anche capovolgere il mondo, ma alla fine non riesco ad alzarmi per farlo. Come volersi alzare per urlare, ma sapere che la voce non verrà fuori. E rimanendo in tema “voce”... lottavo per un sogno, e per fortuna almeno quello non è morto. Canto, ma ho un blocco che non fa aprire la mia voce e mi frena; credo che tutto dipenda anche molto da quello che ho dentro, quello che si è fatto spazio dentro me in modo così prepotente dopo quel tragico evento. Ho paura, forse di vivere, ma in qualche modo ogni giorno grazie alla Musica, e le persone che amo, trovo la forza di adare avanti. Non mi getto nell'alcool, o in serate devastanti, come molti giovani che si stanno perdendo e non se ne rendono conto. Infatti, vorrei tanto mandare un messaggio, e dire che nessuno ha mai detto che sia facile, o lo sia stato, ma che noi siamo ancora qua, e dobbiamo andare avanti nel miglior modo possibile, per le persone che ci hanno lasciati, per noi e per quelli che verranno. Bisogna coltivare tutto ciò che ci fa esplodere di inventiva, creatività, emozioni e soprattutto voglia di fare e dare qualcosa, per se stessi e per qualcuno. Perchè altrimenti, moriamo giorno dopo giorno e con noi anche le persone che ci amano e prendono come punti di riferimento, o il ricordo di chi ci ha amati. I cambiamenti sono stati tanti, chiediamo uno “smuoversi delle acque” per la ricostruzione della nostra città, un cambiamento, un altro grande cambiamento, ma questa volta positivo. Spero che la nostra bellissima Aquila rinasca, e con essa tutti quelli che si sono un po' spenti con Lei.
Mando a tutti voi un saluto affettuoso, e un grande in bocca al lupo!
E' difficile parlarne, ed anche scriverne, perché le sensazioni non sono mai chiare e lucide.
Si rivela molto difficile anche, mettere a confronto la mia vita “normale” e ormai passata, e l'attuale, perchè se proprio devo essere sincera, devo dire che io la mia scorsa vita non la ricordo neanche molto bene. E' tutto sfocato, sono poche le cose che ricordo, e maggiormente potrebbero dare l'impressione di essere futili, come compiere quei 200 metri dalla fermata del bus al cancello di casa con le mie chiavi in mano, ma in realtà sono tutte piccole cose che mancano un po', piccole ma importanti abitudini che facevano da cornice alle mie giornate, ed ora le abitudini sono altre, con la sola differenza che ora mi sento quasi costretta a vivere le nuove. Perchè? Dopo tutto nessuno ha scelto di essere catapultato in un'altra vita; a volte capitava che non sopportassi la mia vita e la ritenessi spesso monotona e troppo abitudinaria, ma non so cosa darei per tornare ad esserne la protagonista. Ormai qui si parla di ruoli e storie, e io mi sento come se fossi caduta in un libro, o in un film, (come preferite), di un'altra persona, e stessi recitando più del solito, cercando di attenermi a situazioni che io non avrei mai né scritte né pensate.
Quello che ci è accaduto è reale, ma in qualche modo dà l'impressione di essere surreale per la forza di impatto che ha avuto sulle nostre fragili vite. E' come vivere un brutto sogno, e in cuor proprio sentire che prima o poi un mattino, aprirai gli occhi e ti ritroverai nel tuo vecchio letto, nella tua vecchia stanza, nella tua vecchia vita. Le mie abitudini sono mutate radicalmente; ho avuto molti problemi a spostarmi di luogo in luogo a causa della mancanza di autobus nella nuova zona in cui mi trovo, ma per fortuna ho preso la patente ed ora sto cercando di essere più indipendente, ma c'è il problema delle strade che non sono più le stesse, il fatto che quando ti metti sul sedile, non puoi più pensare alcuni posti, perchè o non ci sono più, o sono cambiati troppo per permetterti di rivederli. Sembra di essere dentro un giochino, un crudele giochino, in cui ciò che dovrebbe essere tuo e di tutti, e in cui dovresti sentirti libero, in realtà sta diventando la tua prigione; perchè la NOSTRA città, non c'è più, non è più come era, non è accessibile come un tempo, e a noi questo manca da morire. Fa tanta rabbia non poter svoltare in un vincolo che un tempo era il preferito per passeggiare la sera. Quelli non sono solo vicoli di case, roccia e quant'altro... sono anche vite spezzate, ricordi, hanno un vissuto, e pensare che non si possono rivivere, fa stare male.
Ho cambiato casa, si, per fortuna avevo una casetta di legno nel mio orto, (lontano rispetto alla mia vera casa), e siamo andati lì io e la mia famiglia, che per fortuna sta bene. Ora i miei nonni convivono con noi, e la convivenza è difficile. Non c'è più la privacy che si aveva, non ho una porta alla camera, che per quanto banale possa sembrare dopo tutto quello che è accaduto, devo dire che per un adolescente la porta per la propria camera rappresenta non dico tutto, ma quasi... perchè quando vorresti piangere o guardare il soffitto per un po', vorresti tanto avere una chiave da girare per stare sola con i tuoi pensieri. La scuola non è più dov'era, e mi manca il vecchio edificio; nulla togliere all'attuale, ma lo scorso lo preferivo, nonostante fosse più piccolo e difficilmente accessibile con la macchina... perchè era in centro, e io appena uscivo da scuola, mi facevo la solita passeggiata per smaltire il peso del lavoro scolastico liberando i pensieri, ascoltando la Musica dirigendomi verso casa di mia nonna per ritrovare il pranzo pronto. Poi, prendevo l'autobus, e tornavo a casa.
Mi mancano le passeggiate, QUELLE passeggiate, in QUELLE vie.
E in tutto questo assurdo film che ormai devo chiamare “la mia vita”, ciò che è cambiato di più di tutto, sono io. A volte non mi sembra per davvero, perchè è difficile vedersi da fuori, e anche perchè ormai il passato sfoca col tempo, ma lo so. Sono più apatica, esco molto di meno, ho voglia di fare tante cose, anche capovolgere il mondo, ma alla fine non riesco ad alzarmi per farlo. Come volersi alzare per urlare, ma sapere che la voce non verrà fuori. E rimanendo in tema “voce”... lottavo per un sogno, e per fortuna almeno quello non è morto. Canto, ma ho un blocco che non fa aprire la mia voce e mi frena; credo che tutto dipenda anche molto da quello che ho dentro, quello che si è fatto spazio dentro me in modo così prepotente dopo quel tragico evento. Ho paura, forse di vivere, ma in qualche modo ogni giorno grazie alla Musica, e le persone che amo, trovo la forza di adare avanti. Non mi getto nell'alcool, o in serate devastanti, come molti giovani che si stanno perdendo e non se ne rendono conto. Infatti, vorrei tanto mandare un messaggio, e dire che nessuno ha mai detto che sia facile, o lo sia stato, ma che noi siamo ancora qua, e dobbiamo andare avanti nel miglior modo possibile, per le persone che ci hanno lasciati, per noi e per quelli che verranno. Bisogna coltivare tutto ciò che ci fa esplodere di inventiva, creatività, emozioni e soprattutto voglia di fare e dare qualcosa, per se stessi e per qualcuno. Perchè altrimenti, moriamo giorno dopo giorno e con noi anche le persone che ci amano e prendono come punti di riferimento, o il ricordo di chi ci ha amati. I cambiamenti sono stati tanti, chiediamo uno “smuoversi delle acque” per la ricostruzione della nostra città, un cambiamento, un altro grande cambiamento, ma questa volta positivo. Spero che la nostra bellissima Aquila rinasca, e con essa tutti quelli che si sono un po' spenti con Lei.
Mando a tutti voi un saluto affettuoso, e un grande in bocca al lupo!
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