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Come nasce una legge di iniziativa popolare
di Sara Vegni, A sud Onlus
26 marzo 2011
 
Era una splendida primavera aquilana. Tra febbraio e giugno del 2010 ogni domenica centinaia di cittadini aquilani si riunivano in centro. Armati di carriole, pale e “callarelle” - secchi - pulivamo la città e cercavamo di mostrare alle istituzioni come si sarebbe dovuto fare: separando e riciclando le macerie per far partire una ricostruzione giusta e sostenibile. E ogni domenica e ogni mercoledì a Piazza Duomo si tenevano le assemblee cittadine, partecipatissime, provando a sperimentare nuove modalità di discussione come gli Open Space.
Lì si cercava di mettere insieme tutte le denunce su quanto stava accadendo alla nostra città ma anche le proposte, le nostre “mappe dei bisogni”. Continuavamo a ripeterci che per uscire dalla situazione di stallo in cui eravamo precipitati occorreva una legge organica che stabilisse responsabilità, tempi e fondi certi per affrontare la sfida che ci aspettava. Con la logica della moltiplicazione dei commissari e delle ordinanze commissariali sapevamo che niente si sarebbe risolto. Volevamo che le decisioni venissero assunte dai rappresentanti democraticamente eletti con il controllo dei cittadini e secondo le leggi del nostro paese. Da lì è nata l'idea di metterci alla prova. Nessuno lo faceva e allora decidemmo di farlo noi. La legge è stata scritta in decine di riunioni e assemblee, abbiamo lavorato su una piattaforma wiki aperta, per raccogliere le idee di tutti, e con il contributo di tecnici, esperti e giuristi. Dopo cinque mesi il risultato ci sembrava soddisfacente. C'era sicuramente ancora da fare ma non potevamo più aspettare. La forma naturale di quella proposta era ovviamente quella della legge d'iniziativa popolare. E' stata scritta dai cittadini e dai cittadini doveva essere supportata e presentata in Parlamento. Rappresentava una sfida nella sfida. Non era mai successo che una legge d'iniziativa popolare venisse proposta da un territorio, senza grandi strutture nazionali alle spalle. La raccolta firme è partita il 20 novembre in occasione della manifestazione nazionale “Macerie di democrazia” a cui hanno partecipato oltre 25.000 persone sotto una pioggia impetuosa. Le prime settimane di raccolta sono state stupefacenti. Decine di volontari hanno moltiplicato i punti di raccolta in città e in meno di un mese oltre 20.000 aquilani avevano firmato. Poi si sono aggiunti i tanti amici che fuori dall'Aquila hanno sempre dimostrato grande attenzione e partecipazione alla situazione del cratere. Nella legge con un pizzico di presunzione abbiamo voluto inserire articoli che istituiscono un fondo di solidarietà per la prevenzione ambientale, sismica ed idrogeologica perché quanto ci è accaduto possa non ripetersi più e il resto dell'articolato può essere facilmente adattato a situazioni simili alla nostra. Insomma è una legge per L'Aquila ma che vuole parlare all'Italia. Ed è così iniziata la raccolta in diverse città italiane come Firenze, Roma, Napoli, Milano e molte altre. I partiti di opposizione come i Radicali e il Partito Democratico hanno faticato un po' ma alla fine sono riusciti a convincere tanti circoli locali a supportare la nostra proposta. A febbraio anche l'UDC ha presentato in commissione ambiente una proposta di legge, per molti aspetti simile alla nostra. Certo non ha minimamente seguito quei principi di partecipazione e condivisione che sono alla base del nostro agre ma ne siamo stati felici, perché il nostro obiettivo è quello di arrivare presto a far approvare una legge per L'Aquila. Questo ha anche significato una inevitabile accellerazione dei tempi. Per permettere l'unificazione che avviene in commissione tra proposte di legge simili prima della calendarizzazione alla Camera anche il nostro testo doveva arrivare su quel tavolo. Mentre è in corso la fase finale della raccolta firme una coalizione di parlamentari abruzzesi (dal pd a fli) hanno depositato anche il nostro testo. In questi giorni, mentre gli ultimi banchetti vengono allestiti, qui all'Aquila è in corso la certificazione delle firme che arrivano da tutta Italia. Presto, molto presto, porteremo le firme in Parlamento per far pesare la volontà di decine di migliaia di cittadini italiani così come quella di un intero territorio. La settimana scorsa sono iniziate le audizioni in commissione a cui hanno partecipato anche una delegazione del comitato promotore aquilano. Sono stati ascoltati alcuni sindaci e i rappresentanti delle forze sociali e tutti hanno ribadito la necessità e l'urgenza di questa legge. Ha pesato l'assenza del Commissario e Presidente della Regione Gianni Chiodi. La prossima settimana sarà l'ultima utile per firmare questa proposta. E le città che ospitano i banchetti continuano ad aumentare. L'abbiamo capito bene i questi ultimi due anni: i cittadini che si organizzano dal basso e orizzontalmente sono capaci di tutto!
 
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