domenica 17 febbraio 2013
Ecco chi è Valerio
Chi scrive questo, è di parte. Parlare di un amico, che al momento è in una cella, non è facile e di certo non è mai imparziale.
Si parla dei suoi "precedenti" per dipingerne un ritratto pericoloso e antisociale. Non si parla, però, del suo trascorso e della sua profonda umanità.
Ha da sempre avuto la passione per la politica: da dietro le file della sinistra giovanile, alla testa di cortei studenteschi per le strade di Lecce, dai dibattiti sull'incertezza del domani ai diversi articoli che ha scritto per i giornali locali, raccontando le sue esperienze e le sue speranze.
Il calcio lo conosce, e non solo allo stadio, ma anche e soprattutto per le strade: il calcio senza frontiere, il calcio multirazziale. Ha partecipato all'organizzazione di tutte le edizioni del torneo antirazzista "Fair Game". I giornali, di questo, non ne parlano. Non parlano del suo impegno politico e umano mirato alla costruzione di una società più giusta, preferiscono descriverlo come un "violento" e un "black block".
Valerio è un ragazzo che ama. Ama la sua famiglia, ama la sua ragazza.
Ama i suoi amici, tra cui si è sempre distinto per lealtà e gentilezza, ma è anche, come chi legge e chi scrive, un ragazzo che odia.
Odia l'indifferenza di chi non sceglie da che parte stare, odia il fascismo e odia le ingiustizie.
Le ingiustizie a cui lo stato dà un nome e quelle che ancora non hanno un nome ben chiaro, come i centri di accoglienza per immigrati. L'umanità e la solidarietà (aspetti fondamentali del suo essere) lo hanno spinto a recarsi da volontario, la scorsa estate, in un campo organizzato da Amnesty International a Lampedusa sui diritti umani dei migranti.
E' un ragazzo che ama, è un ragazzo che odia. Come tutti.
Il 15 ottobre era a Roma assieme a centinaia di migliaia di altre persone a far valere le idee in cui crede.
Su quello che è successo, non è compito nostro giudicare, ma almeno adesso sapete qualcosa in più su chi è Valerio.
Si parla dei suoi "precedenti" per dipingerne un ritratto pericoloso e antisociale. Non si parla, però, del suo trascorso e della sua profonda umanità.
Ha da sempre avuto la passione per la politica: da dietro le file della sinistra giovanile, alla testa di cortei studenteschi per le strade di Lecce, dai dibattiti sull'incertezza del domani ai diversi articoli che ha scritto per i giornali locali, raccontando le sue esperienze e le sue speranze.
Il calcio lo conosce, e non solo allo stadio, ma anche e soprattutto per le strade: il calcio senza frontiere, il calcio multirazziale. Ha partecipato all'organizzazione di tutte le edizioni del torneo antirazzista "Fair Game". I giornali, di questo, non ne parlano. Non parlano del suo impegno politico e umano mirato alla costruzione di una società più giusta, preferiscono descriverlo come un "violento" e un "black block".
Valerio è un ragazzo che ama. Ama la sua famiglia, ama la sua ragazza.
Ama i suoi amici, tra cui si è sempre distinto per lealtà e gentilezza, ma è anche, come chi legge e chi scrive, un ragazzo che odia.
Odia l'indifferenza di chi non sceglie da che parte stare, odia il fascismo e odia le ingiustizie.
Le ingiustizie a cui lo stato dà un nome e quelle che ancora non hanno un nome ben chiaro, come i centri di accoglienza per immigrati. L'umanità e la solidarietà (aspetti fondamentali del suo essere) lo hanno spinto a recarsi da volontario, la scorsa estate, in un campo organizzato da Amnesty International a Lampedusa sui diritti umani dei migranti.
E' un ragazzo che ama, è un ragazzo che odia. Come tutti.
Il 15 ottobre era a Roma assieme a centinaia di migliaia di altre persone a far valere le idee in cui crede.
Su quello che è successo, non è compito nostro giudicare, ma almeno adesso sapete qualcosa in più su chi è Valerio.
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Lezioni di dissensoDomenica Robert Reich ha aggiunto il proprio nome alla lunga lista di luminari e intellettuali di sinistra che hanno apportato la propria solidarieta’ negli accampamenti di occupy wall street. Reich, prolifico corsivista liberal (spesso tradotto sul Manifesto), professore di publci policy a Berkeley e ministro del lavoro nell’amministrazione Clinton, ha partecipato al “teach-in” – la assemblee-simposio durate tutto il weekend a Occupy Los Angeles.7 novembre 2011
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