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| di LUCA FAZIO
Nanjunda Swami e i semi-mostro
Nanjunda Swamy, presidente dell'associazione dei contadini dello stato indiano del Karnataka (Krrs), è arrivato in Italia. La Krrs esiste dal 1965 e conta circa 10 milioni di iscritti, conduce battaglie per difendere il diritto alla sopravvivenza e la dignità delle popolazioni indiane. Negli ultimi anni, l'associazione contadina si è trovata di fronte un nuovo, potente e subdolo avversario: le sementi transgeniche introdotte in modo massiccio nel mercato indiano da multinazionali come Monsanto, ormai padrona assoluta, con la compiacenza del governo indiano, nel campo dell'industria alimentare.Non è facile contrastare aziende tanto potenti. M.D. Nanjunda Swamy è venuto in Italia - oggi è a Roma, poi farà il giro d'Europa - per lanciare la "Carovana 99", tour di cinquecento agricoltori indiani che a partire dal 22 maggio gireranno l'Europa organizzando incontri di informazione e manifestazioni di denuncia. In Italia la carovana arriverà tra il 2 e l'8 giugno e sarà ospite dell'associazione Ya-Basta e del Leoncavallo.
Altre multinazionali, come Novartis e Nestlé, si stanno ritagliando nicchie di mercato in India. La loro arma, letale per gli agricoltori indiani (il 76% della popolazione indiana lavora nell'agricoltura), è la cosiddetta "rivoluzione biotecnologica" che impone la monocultura e distrugge la biodiversità. Esempi. Monsanto ha sperimentato nuovi semi modificati per produrre il bacillus turinghiensis, bacillo che si trova nel terreno e che produce una tossina antinfestante molto usata nell'agricoltura naturale. Ma i semi "Bt" non liberano dall'uso di pesticidi. "Invece succede che insetti e altri agenti naturali sviluppano resistenze a questo tipo di tossina presente nelle nuove piante - spiega M.D.Nanjunda Swamy - e in più si libera nell'aria un nuovo tipo di polline inquinante che infetta tutte le colture circostanti per un raggio di chilometri".
Ancora. Monsanto ha brevettato una tecnologia che gli addetti ai lavori chiamano "terminator", un seme che germina una volta sola: così i contadini sono costretti a ricomprare le sementi dalla multinazionale (a condizioni capestro), senza contare che la "sterilità" del nuovo seme contamina anche le altre colture attraverso il polline. L'anno scorso in India cinquecento contadini si sono tolti la vita, rovinati dalla perdita dei raccolti (preda di un'ondata di parassiti "resistenti" ai comuni insetticidi) e strozzati dagli usurai.
Resistere alla multinazionale è impresa titanica, ma gli agricoltori della Krrs sono già riusciti a convincere alcuni colleghi a bruciare dei campi-laboratorio con colture transgeniche. Un'azione non violenta, gandhiana, anche se la loro campagna si chiama "Bruciate la Monsanto".
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