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| di FULVIO GIONAETTO
Impariamo dalle lontre marine
Un elaborato sconvolgimento delle catene alimentari marine sta decimando le popolazioni delle lontre marine lungo le coste dell'Alaska. Nelle fredde e profonde acque delle isole Aleutine le popolazioni delle foche e dei leoni marini, che costituiscono la base alimentare delle orche, sono state ridotte dalle operazioni di pesca intensiva commerciale e probabilmente dai cambiamenti nella temperatura delle acque provocati dal surriscaldamento del pianeta.Così le orche, private della loro abituale dieta, si sono adattate nel cacciare le nuove prede, le lontre marine appunto, provocando una eliminazione sistematica che in certe aree raggiunge ormai il 90% dell'intera popolazione. E siccome le lontre marine fanno le loro tane e i loro letti con le alghe fucacee, e queste sono le componenti basilari dell'habitat di molti pesci, le conseguenze si ripercuotono sull'intero ecosistema marino (Science, 16 ott).Queste osservazioni stanno agitando teoremi virtuali degli ecologi che si interrogano sul funzionamento delle catene alimentari. Come ci insegna l'ecologia, si tratta di complessi intrecci dove gli animali sono interdipendenti fra loro e quando uno di questi elementi viene a mancare è tutto il sistema che ne risente e che ne paga le conseguenze. Quando allora un ecosistema è disequilibrato quale azione può ridare una certa stabilità all'insieme?Finora i programmi di conservazione marina erano costruiti sulla base di teorie semplicistiche di instabili ecosistemi virtuali dove le popolazioni animali sarebbero in movimento costante e gli avidi predatori quindi possono scegliere fra le prede disponibili e mantenere intatta la bella piramide risultante. In altre parole, proteggendo le foche superstiti si potrà salvare anche le lontre marine da questo sterminio naturale tentando magari di ricreare un qualche equilibrio alimentare per le affamate orche? Sembra invece che è proteggendo entrambi gli animali predati e anche l'insieme della biodiversità marina che si potranno forse frenare questi crack ecologici. Infatti sono proprio la varietà e la complessità delle catene alimentari che assicurano la stabilità nelle comunità naturali, come del resto da poco hanno confermato anche delle ricerche fatte in alcune isole del Golfo di California (Nature, 395) sul ruolo ecologico delle catene alimentari basate sulle alghe ed il plancton marini durante i periodi più acuti delle anomalie climatiche di El Nino. La complessità e la biodiversità si riconfermano come essenziali per l'integrità e la stabilità degli ecosistemi naturali. Più si preserva l'insieme delle componenti animali e vegetali di un territorio, più si mantiene in salute l'autosostenibilità delle comunità naturali.
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