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| di FULVIO GIOANETTO
Il comitato scientifico sugli organismi vegetali dell'Unione europea ha dato il nullaosta alla commercializzazione per uso alimentare del radicchio rosso ( Chicorium intybus ) geneticamente modificato per resistere a diversi erbicidi e alla neomicina. Gli esperti dell'Unione hanno affermato infatti che seppure il gene mutato, per una eventuale ricombinazione genetica, dovesse riapparire nei batteri intestinali degli sfortunati consumatori, questi non avrebbero degli effetti negativi perché si tratta di batteri già presenti nel sistema digestivo.Annamaria Procacci, deputato dei Verdi, ha presentato una interrogazione al governo italiano per chiedere di bloccare l'ingresso in Italia a questa nuova creazione transgenica. Già questa Commissione europea aveva lo scorso anno autorizzato la commercializzazione del mais geneticamente modificato prodotto dalla Ciba-Geigy, divenuta poi Novartis in seguito alla sua fusione con la Sandoz: si tratta del mais Bt, in cui è stata introdotta una versione sintetica del gene Bt proveniente dal batterio del suolo Bacillus thuringensis, che permette alla pianta di produrre il suo proprio insetticida.
Il mais e il radicchio transgenico sarebbero teoricamente dunque meno vulnerabili agli insetti; in pratica però gli insetti parassiti sviluppano una resistenza che porrà enormi problemi in un prossimo futuro, come hanno dimostrato degli studi recentemente svolti in Francia sulla resistenza delle api alla colza transgenica, nei quali si segnala che la durata della vita delle api che impollinano questa colza mutante è dimezzata e la capacità degli insetti nel riconoscere gli odori era alterata. Del resto, la società belga Plant Genetic System aveva già ottenuto nel 1997 l'autorizzazione commerciale sempre dalla stessa Commissione Europea.
E poi, come giustificare il rischio di impatto ambientale a lungo termine quando un gene di una pianta transgenica si trasmette alle cugine selvatiche alterandone il codice generico, come è stato dimostrato da studi svedesi fra la colza e la rapa (Am. J. Botany 1996) e da un gruppo di studio francese fra colza e rapanello selvatico (Nature, oct. 1977).
Negli Usa, per avere autorizzato la vendita di 11 piante geneticamente modificate per produrre la tossina del Bacillum Thuringensis, la Epa (Agenzia protezione ambientale) è stata citata a giudizio da 30 organizzazioni di consumatori, agricoltori ed ecologisti. Nel 1998, circa 2.3 milioni di ettari negli Usa sono stati coltivati con queste piante modificate, tra cui mais, patata e cotone, le cui sementi sono vendute dalle solite Monsanto, Novartis, AgrEvo e Pioneer, con il pericolo di un trasferimento di geni verso piante selvatiche apparentate. Come il radicchio e la colza, appunto.
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