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| di ALESSANDRO GIANNI
Eurovoto geneticamente manipolato?
Finora il Parlamento europeo ha avuto fama di essere vigile difensore dell'ambiente e della salute umana. Ma i lobbisti delle grandi multinazionali dell'agro-bio-chimica, che controllano i brevetti degli organismi geneticamente manipolati (Ogm), stanno facendo un lavoro sistematico, contattando singolarmente tutti i membri dell'Europarlamento.E' in ballo infatti la revisione della Direttiva 90/220, quella che ha già permesso l'arrivo nei nostri piatti, senza alcuna etichettatura né informazione ai consumatori, di soia e mais geneticamente manipolati. Il primo voto del Parlamento europeo è previsto oggi e rischia di essere un disastro per tutti i cittadini europei. La cui opposizione è in aumento, come rivelato da un rapporto interno della Monsanto che Greenpeace ha reso pubblico due mesi fa. Tutti chiedono di essere più tutelati, e non si capisce come i nostri supposti rappresentanti a Bruxelles possano accettare standard di sicurezza sugli Ogm addirittura inferiori a quelli proposti da coloro che sono sempre stati i "cattivi": la Commissione europea e il Consiglio dei ministri europei. Un aspetto fondamentale è che l'autorizzazione al rilascio di Ogm sia limitata a un certo numero di anni, per consentire un adeguato monitoraggio e una revisione periodica delle conseguenze ambientali e socio-sanitarie dell'introduzione di Ogm. E' una procedura in vigore perfino negli Usa, il paese più filo-Ogm che ci sia. La Commissione europea chiede che la durata dell'autorizzazione sia di 7 anni, ma al parlamento di Strasburgo ci sono due possibili emendamenti: 12 anni o, tout court, nessuna limitazione. Un altro punto dolente è quello della responsabilità legale: chi paga quando qualcosa va storto? Da dieci anni la Commissione promette norme severe, e intanto le proposte di rilascio di Ogm fioccano. Toccherebbe al Parlamento introdurre dei paletti seri, per evitare almeno che un disastro si trasformi in farsa. C'è poi la questione dell'etichettatura degli Ogm, che i consumatori chiedono a stragrande maggioranza. In teoria sarebbe già obbligatoria, ma non la troverete facilmente. E rischiamo domani di trovare sul 90% dei prodotti dei nostri supermercati un'etichetta che dice "potrebbe contenere Ogm", cioè che non dice nulla. Spetta all'europarlamento europeo imporre uno schema di etichettatura chiara, la sola base per una efficente segregazione degli Ogm dai prodotti naturali. Alcune grandi catene di supermercati, in Inghilterra, Austria e Francia, hanno già deciso di non usare in alcun modo gli Ogm: la separazione è possibile, oggi più di ieri. Infine, Greenpeace chiede la creazione di un allegato alla direttiva con una lista di Ogm che, per ragioni ambientali, sanitarie o per altri motivi, non possono essere rilasciati sul territorio: uno strumento flessibile che i vari stati possano utilizzare per proteggere la biodiversità dei loro paesi e la salute dei loro cittadini.
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