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TERRA TERRA
14.02.1999
  • | di MARINA FORTI

    Tre giovani Ijaw sono stati uccisi presso un terminale dell'Agip nel delta del Niger, l'immensa regione meridionale da cui la Nigeria trae gran parte del suo petrolio. A sparare sono stati i militari. La notizia, riportata da un giornale locale martedì 9 febbraio, si riferisce a qualche giorno prima e segnala l'ultimo episodio di una annosa battaglia: quella tra le popolazioni del delta nigeriano e le aziende petrolifere, che dalla regione estraggono ricchezza ma lasciano solo inquinamento e distruzione della vita locale. Ben nota è la vicenda degli Ogoni e del loro mortale conflitto con la Shell (ricordate Ken Saro-Wiwa, impiccato dalla giunta militare nigeriana?). Negli ultimi mesi, una serie di proteste della popolazione Ijaw sono state represse dai militari col fuoco, lasciando sul campo parecchi morti. Le turbolenze in terra Ijaw mettono in luce anche la connivenza tra militari e aziende petrolifere: alcuni tra i peggiori massacri nei villaggi Ijaw furono compiuti da soldati sbarcati da elicotteri e motolance di proprietà Chevron (vedi TerraTerra del 20 gennaio).

    Questa volta invece i militari hanno sparato vicino a un impianto Agip - questo ci deve mettere in allarme. Rappresentanti dell'Agip in Nigeria affermano che l'azienda non è stata coinvolta nell'episodio, e che questo non ha avuto ripercussioni sulla produzione del Brass terminal, 130 mila barili di greggio al giorno. Secondo il giornale nigeriano P.M. News i giovani uccisi erano parte di un gruppo che andava al terminale di Obama per portare all'Agip il loro messaggio: andatevene.

    "Noi non siamo stati coinvolti, ma credo che sia avvenuta molto vicino a noi", un funzionario dell'Agip ha confermato in seguito all'agenzia di stampa Reuter . "Dobbiamo ancora avere conferma di come sono andati i fatti. Ma se verremo a sapere che Agip è coinvolta, la pagherà cara", ha dichiarato al giornale nigeriano Oronto Douglas, attivista della rete locale che si batte per i diritti delle popolazioni del Delta.

    Le tensioni sociali nel delta del Niger si stanno traducendo in problemi seri per la produzione petrolifera - Shell è tra le più danneggiate, perché nella regione Ijaw si trova buona parte dei suoi pozzi su terra, chiusi restando quelli nella zona ogoni. Ma proprio Royal Dutch Shell sta progettando nuovi investimenti in Nigeria per 8,5 miliardi di dollari, per lo sfruttamento integrato di gas e petrolio questa volta nei campi off-shore di Bonga (che dovrebbe produrre 350mila barili di greggio al giorno) e nell'impianto di gas liquido Bonny. Il 70 per cento del nuovo investimento verrà dalla multinazionale, il resto dallo stato nigeriano. Shell aveva lanciato mesi fa una campagna di distensione con la popolazione ogoni, promettendo finanziamenti allo sviluppo locale, nella speranza di riaprire i pozzi in quella zona. Non ne abbiamo più saputo nulla.

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