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TERRA TERRA
20.03.1999
  • | di MARINA FORTI

    Il governo australiano ha approvato una valutazione di impatto ambientale positiva per la miniera di uranio di Beverly, nella regione settentrionale dello stato del South Australia. E' approvata dunque la concessione alla General Atomic Corporation (una delle maggiori aziende statunitensi del settore), che sfrutterà la miniera australiana - la più grande miniera d'uranio finora in esercizio, che si stima contenga 21mila tonnellate di ossido di uranio (U308). Manca ancora l'autorizzazione all'export, ma sembra imminente. Il via libera per la miniera di Beverly ha suscitato proteste tra le organizzazioni ambientaliste australiane, anche perché richiama un'altra battaglia in corso: quella che oppone il governo e la Energy Resources of Australia a ambientalisti e una popolazione aborigena, attorno alla miniera di uranio di Jabiluka, nel remoto nord-est del paese, in una zona protetta (il Kakadu National Park) e, soprattutto, nel territorio dei Mirrar.

    Nel caso di Beverly, molti in Australia sottolineano il rischio ambientale: la miniera il procedimento di separare l'uranio dall'acqua sotterranea in situ pompandovi acido solforico e ossigeno. L'uso di acido solforico sul luogo "è una tecnologia non appropriata né accettabile, nello steso più secco del continente meno acquoso della terra", ha commentato un portavoce della Australian Conservation Foundation. Il governo ribatte che è vero, le falde acquifere saranno contaminate, ma non sono comunque potabili, né usate per irrigazione, e poi sono isolate dal Gran Bacino Artesiano.

    A Jabiluka, ai problemi ambientali si sovrappone la contesa con i Mirrar, popolazione indigena che tradizionalmente abita l'area che ora diviene off-limits per i locali. I Mirrar sostengono che la miniera rovina irreparabilmente il territorio da loro abitato, e soprattutto viola i siti considerati sacri dalla comunità. Yvonne Margarula, 42enne, che come senior della comunità ha un ruolo di portavoce e leader, parla di "avvelenamento spirituale". Con altre donne è stata di recente processata per aver provocatoriamente camminato sul territorio da sempre dei suoi, ma ora concesso all'azienda mineraria.

    Nella battaglia di Jabiluka è intervenuta anche l'Unesco: il Kakadu National Park è candidato a essere dichiarato "patrimonio dell'umanità", e la scorsa estate una missione internazionale ha constatato che in effetti la miniera minaccia in modo sostanziale un sito culturale e delle tradizioni ancora vive. La pressione del governo australiano ha per ora fatto slittare al prossimo luglio la decisione di dichiarare Kakadu "patrimonio dell'umanità". E ha fatto scandalo in Australia la "fuga" di un documento riservato del Dipartimento all'ambiente, in cui si suggerisce al governo di puntare su "pressioni non di merito", in occasione dei prossimi apuntamenti internazionali, per convincere le altre nazioni a non includere Kakadu tra i luoghi da proteggere: perché altrimenti, ammette il documento, gli argomenti dei Mirrar sono difficili da opporre.

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