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TERRA TERRA
18.08.1999
  • | di MARINA FORTI

    Lo stato del Rio Grande do Sul, in Brasile, ha ingaggiato una battaglia esemplare contro Monsanto, il gigante statunitense dell'ingegneria genetica che ha anche il monopolio delle sementi transgeniche in America Latina. Il Brasile è tra i grandi esportatori mondiali di granaglie (e soprattutto di soja) quello che ancora resiste all'ingresso delle sementi modificate - al contrario della vicina Argentina, dove ormai tre quarti delle coltivazioni seminano la soja "Roundup Ready" della Monsanto, modificata per poter resistere all'erbicida Roundup (prodotto dalla Monsanto stessa). La multinazionale Usa sta facendo pressioni enormi per conquistare anche il mercato brasiliano e sembrava ci fosse riuscita, in maggio, quando la Commissione tecnica nazionale di biosicurezza (CTNbio, l'organismo federale di sorveglianza sull'uso di organismi geneticamente modificati in Brasile), l'ha per la prima volta autorizzata a mettere sul mercato cinque tipi di sementi di soja transgenica. Ma poi l'Istituto di difesa del consumatore (Idec) e Greenpeace Brasile hanno ricorso alla magistratura, ottenendo la sospensione della direttiva della CTNbio.

    Un ruolo di punta nell'opposizione alle sementi transgeniche è quello del grande stato del sud, considerato il "granaio" del Brasile (vi si produce il 15% dei raccolti di cereali). Il governatore Olivio Dutra, del Partito dei lavoratori (Pt), ben prima della sentenza della magistratura a livello federale aveva preso una posizione intransigente contro "la dittatura di Monsanto". Certo, oltre ai rappresentanti della multinazionale ha dovuto affrontare lo scetticismo del grandi agricoltori, che temono di restare fuori dal mercato (la soja Roundup è più competitiva?). Lamentano il ribasso dei prezzi delle materie prime agricole (il corso della soja continua a scendere, alla borsa di Chicago), dicono che bisogna tagliare i costi: così molti hanno clandestinamente importato semi di soja "modificata" dall'Argentina. Mal gliene incolse, perché quelle varietà non si adattavano al terreno del Rio Grande do Sul e il rendimento dei loro raccolti è crollato. Ora il governatore Dutra ha ordinato la distruzione di tutte le coltivazioni clandestine di soja transgenica. E sta cercando sbocchi commerciali alla soja "naturale": di recente José Hoffmann, segretario all'agricoltura del Rio Grande do Sul, ha fatto un giro in Francia e Gran Bretagna (l'Europa occidentale importa, sotto forma di panelli per l'alimentazione animale, il 20% della soja prodota al mondo). I compratori non dovrebbero mancare, visto che diverse grandi catene di distribuzione europea si sono impegnate a mettere in vendita solo prodotti "non modificati", dal britannico Telco al francese Carrefour all'italiana Esselunga - fino ai produttori francesi del Roquefort, che cercano soja "naturale" per alimentare le capre dal cui latte fare il formaggio blu... Il marchio "naturale" potrebbe avere un futuro di mercato.

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