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| di FULVIO GIOANETTO
Laguna Ojo de Liebre, Baja California Sur, coste pacifiche del Messico. Nel 1972 il governo decretó questa zona santuario di protezione delle balene e nel 1993 vi creó una riserva internazionale della Biosfera di protezione per i cetacei, in particolare per la balena grigia. Da luglio Greenpeace Messico ha già raccolto le firme di più di 20.000 cittadini che chiedono la creazione di una riserva di protezione per le balene di circa 3 milioni di chilometri nel golfo del Messico e del Pacifico all'interno delle 200 miglia delle acque territoriali, dove vivono il 43% delle 85 specie di cetacei del mondo. Oltre che per cercare di ridurre la continua moria delle balene in queste acque (accelerata pare per cause di inquinamento delle acque e di riduzione delle difese del sistema immunitario dei cetacei), la realizazzione di questa riserva servirà per inviare un messaggio chiaro ai paesi che continuano a pescare le balene, come Giappone e Norvegia, perché nelle acque territoriali messicane la pesca a questi cetacei è proibita.Nella stessa zona lagunare, diverse organizzazioni ecologiste hanno ratificato una denuncia e lanciato una campagna internazionale di boicotaggio contro la Società esportatrice di sale Essa (una società messicana ad azioni miste con la transnazionale Mitsubishi) perché responsabile di aver scaricato rifiuti tossici - scarto della produzione di sale - che hanno ucciso ben 94 tartarughe marine della laguna, danneggiato l'habitat di centinaia di specie di uccelli e delle balene grigie e distrutto questo prezioso ecosistema, decretato patrimonio dell'umanità dall'Unesco.
Una campagna difficile, continuamente bloccata dall'"informazione" della Mitsubishi e dalla stampa nazionale, che cerca di discreditarla con il solito armamentario: il conto dei posti di lavoro creati dalla futura megasalina di San Ignacio (il consiglio cittadino della zona ha inviato all'Unesco ben 4000 firme in appoggio al progetto) e l'artificiale costruzione di un clima da "caccia alle streghe" contro gli ambientalisti, colpevoli ovviamente di eccessivo allarmismo, irresponsabilità economica e antinazionalismo. In Messico infatti è ancora viva, soprattutto da parte dei media, la polemica contro gli ambientalisti che avevano provocato, con una ben strutturata campagna, il prolungato boicottaggio internazionale verso i pescatori di tonno messicani, accusati di catturare con le reti a strascico migliaia di delfini e di mescolare le loro carni con quelle di tonno.
Una campagna che comunque ha già provocato le prime positive reazioni in altre zone del paese. A Sonora, ad esempio, un comitato di biologi e di abitanti della baia di Kino e della città di Hermosillo si oppongono al progetto di un impianto desalinizzatore che, oltre al danneggiare gli ecosistemi costieri, sarà ad esclusivo beneficio dei soliti proprietari terrieri che si approprieranno dell'acqua, preziosa in queste povere zone desertiche del nord del Messico.
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