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TERRA TERRA
20.10.1999
  • | di FRANCO CARLINI

    Sorpresa: una specie animale famosa, data praticamente per spacciata dieci anni fa, adesso mostra segni incoraggianti di ripresa. I dati vengono da una conferenza di tre giorni che si è tenuta a New York: "Salvare la tigre: una valutazione del nostro successo". L'incontro internazionale è stato promosso dalla Wildlife Conservation Society, che gestice lo zoo del Bronx. Dunque le ultime valutazioni dicono che ci sono tra i cinque e i settemila esemplari in Asia e che in alcune zone - ma non in tutte - il loro numero è in visibile aumento. Succede per esempio nella foresta di Ranthambhore a sud Delhi, che è molto nota tra gli ecoturisti perché lì c'è qualche possibilità di vederla, la tigre. Erano rimaste in 20 nel 1993 e ora sono raddoppiate. Anche in altre zone dell'India, in Nepal e in Siberia, il grande e sacro animale torna a fiorire. Lo stesso, sia pure in misura appena percettibile, sta avvenendo in paesi dove ci si era rassegnati a vedere scomparire del tutto gli ultimi esemplari: è il caso di Sumatra, Burma, Thailandia e Cambogia.

    "Pensavamo che Sumatra fosse andata, anche perché là dove ci sono sommovimenti sociali e politici violenti, ciò si accompagna di solito a un aumento della caccia; e invece si sono trovate delle sacche dove permangono tuttora buoni livelli di popolazione; non ce lo aspettavamo" - ha dichiarato John Seidensticker, curatore dei mammiferi al giardino zoologico di Washington. Come si spiega l'inversione di tendenza? Da un lato molti governi asiatici hanno cominciato a reprimere più seriamente la caccia, che era largamente praticata per trarre dalle ossa di tigre alcune sostanze curative usate nella medicina cinese. Dall'altro i biologi hanno contribuito alle politiche di protezione, fornendo dati più attendibili sui cicli riproduttivi e sulle abitudini del grande gatto. Infine un principio chiaro si è affermato: il modo migliore per salvare le tigri è di garantire loro il cibo di cui hanno bisogno, prede come cervi, gatti e maiali selvatici. Del resto è quanto si sa da tempo a proposito del panda: solo se ci sono abbastanza germogli di bambù nei dintorni può sopravvivere, diversamente non restano che le alimentazioni artificiali negli zoo. Insomma, bloccare la caccia va bene, ma se non c'è un habitat adeguato che permetta agli animali di condurre la loro vita normale non si risolve nulla. Quanto alle usanze curative, non c'è dubbio purtroppo che la crescita esplosiva della popolazione cinese ha largamente contribuito allo sterminio degli anni passati: tanta domanda e poca offerta. Né è ragionevole pensare di abbattere la richiesta di massa, radicata nelle pratiche popolari e nelle culture. Una strada seguita dai conservazionisti è quella di trovare preparati sostitutivi alle ossa di tigre; hanno scoperto così che un topo asiatico chiamato sailong viene consigliato in alternativa nei testi della medicina tradizionale. Si tratta allora di convincere i dottori a prescriverlo, magari rendendolo più economico delle ossa di tigre.

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