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| di FULVIO GIOANETTO
Una sorprende scoperta di adattamento all'estremamente arido deserto di Atacama, nel sud del Cile - dove la temperatura diurna del suolo raggiunge i sessanta gradi centigradi - è stata recentemente confermata da un gruppo di biologi cileni.Ormai da diversi anni i biologi osservavano attoniti le migrazioni in aprile di gruppi di gabbiani garuma, diretti verso le zone più remote dell'Atacama, a un centinaio di chilometri all'interno dell'inospitale deserto. Dopo un lavoro di osservazione e studio, adesso si sa che i gabbiani vanno esattamente in quella zona per deporre le loro uova, e che poi restano là a ventilarle con le ali durante il giorno per ombreggiarle; e lo fanno per almeno trenta giorni prima dell'uscita del pulcino, resistendo stoicamente alla sete e all'aridità, nel più lungo periodo di permanenza nell'uovo conosciuto per un uccello marino. Una settimana dopo l'uscita dei pulcini dal guscio i gabbiani adulti vanno a pescare nel ricchissimo oceano artico e ritornano con il cibo per i piccoli, facendo un viaggio quotidiano di oltre cento chilometri.
Perché, ci si chiede, i gabbiani nidificano così lontano e in un territorio così inadatto e sterilizzato alla vita? Cercano forse protezione contro i predatori (e infatti quale predatore li caccerebbe in un territorio dove, a parte i batteri, non esistono altre forme di vita)? Oppure si tratta di adattamento degenerativo, il ricordo delle verdeggianti praterie che lì esistevano anticamente (come quelle scolpite e pittografate nei giganteschi petroglifi che hanno lasciato a testimonianza le civiltà senza nome degli antenati degli Aymara) di cui l'istinto dei gabbiani conserva una memoria atavica? Le ipotesi si accavallano e si contraddicono, una spiegazione collettivamente accettata ancora è da trovare... Ma intanto, per niente scoraggiati, gli incredibili gabbiani garuma continuano ogni stagione imperterriti, generazioni dopo generazione, i loro viaggi nelle intimità del deserto.
Nel profondo nord di quello stesso deserto, dove la nebbia provocata dalle alte pressioni delle fredde correnti oceaniche di Humbolt assicura e perpetua la vita, i sorprendenti cactus barriego (pionieri delle euforbiacee), si sono ingegnati a resistere alle temperature bollenti inclinandosi in avanti: così si proteggono dal sole a picco, raccogliendo con le loro spine le gocce d'acqua mattinali della preziosa nebbia.
Al loro interno trova rifugio un'altro sorprendente animale, un colibrì endemico con abitudini notturne, che si nutre del nettare del cactus barriego, ad alto tenore energetico, assicurando in cambio allo spinoso ospite la possibilità della sua riproduzione. Come a dire che in natura vige sì la legge del predatore più forte, ma l'evoluzione ci mostra anche molti esempi di simbiosi e di coevoluzione, adattati ai ritmi della solidarietà per la comune sopravvivenza.
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