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| di MARINA FORTI
Una carovana proveniente dall'Amazzonia sta per giungere nella capitale colombiana, Bogotà. Sono indios della comunità Embera-Katio, 167 persone partite una settimana fa da Terralta, territorio della riserva indigena Karagabi, dipartimento di Cordoba. Protestano perché le loro terre e le loro coltivazioni saranno presto sommerse dal lago artificiale creato dalla diga di Urrà, sul fiume Sinù, che attraversa il loro territorio. Sperano che la marcia dia loro un po' d'attenzione internazionale.La storia della diga di Urrà infatti sembra, almeno fino ad ora, quella di una guerra d'occupazione. Nel 1993 il governo colombiano ha avviato un progetto idroelettrico sull'alto corso del fiume Sinù, affidando alla società statale Urrà la costruzione della diga (in effetti appaltata alla ditta svedese Skanska e alla russa Energomachiexport). Da allora la vita locale è stravolta. La diga ha un impatto immediato: il flusso d'acqua è diminuito e la zona umida a valle dello sbarramento, terreno di riproduzione del pesce, si sta seccando. Le fonti di sopravvivenza di quella comunità di pescatori e contadini stanno scomparendo. Il lago artificiale sommergerà 470 ettari del territorio legalmente assegnato alla comunità. In principio la società Urrà aveva promesso agli Embera-Katio risarcimenti e misure per "mitigare l'impatto" della diga: ma poi si è rimangiata gli accordi. Anzi, autorità e proprietari terrieri hanno risposto con la violenza alle richieste degli Embera: dall'agosto '98 quattro leader della comunità indigena sono stati uccisi. L'ultimo è stato Lucindo Domico Cabrera, ucciso in aprile da forze paramilitari; in gennaio Argemiro Domico era stato ucciso con suo figlio Euclides...
A Bogotà i rappresentanti della comunità indigena chiederanno al governo di sospendere l'allagamento delle loro terre e di aprire dei negoziati. Una sentenza della Corte costituzionale in effetti qualche mese fa aveva ordinato di sospendere i lavori, e aveva dichiarato indispensabile raggiungere un accordo con la comunità locale. Ma la società proprietaria della diga non si è fermata: il 18 novembre ha cominciato a riempire il reservoir artificiale. A rafforzare la protesta, in questi stessi giorni un altro gruppo di circa 120 Embera-Katio ha "occupato" parte del territorio che sta per essere sommerso; costruite delle capanne, ora stanno preparando il terreno per la semina. "Non lasceremo la nostra terra, perché il governo non è arrivato a un accordo con noi. I funzionari della Urrà non hanno alcuna autorità per usare la nostra terra o allagarla. Queste terre non sono in vendita", dicono in un comunicato scritto. E chiedono appoggio. (La sezione latinoamericana del International Rivers Network chiede di firmare una lettera da inviare al presidente colombiano: è al sito www.irn.org ).
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