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| di FULVIO GIOANETTO
Nel 1918, il virus dell'influenza spagnola uccise 20 milioni di persone. L'epidemia iniziò nel campo militare Fulton, in Nebraska, dove uccise 46 reclute; viaggiò poi nelle navi con i soldati americani che arrivarono in Europa, dove sviluppò un ceppo mutante. Morirono più soldati d'influenza che di guerra e gas nervini. Il virus marciava al ritmo dei soldati. In 18 mesi quasi tutte le persone al mondo furono contaminate.80 anni dopo la fine di questa mortifera pandemia si sta ancora cercando il virus mortale del 1918. Pare che l'esercito americano lo abbia da poco trovato nei tessuti polmonari di un soldato dell'epoca. Era un virus del tipo rinforzato del maiale. Un caso analogo a quello recente dell'influenza "avicola" di Hong Kong, altrettanto pericoloso ma fortunatamente meno mortifero grazie alle rapide misure preventive: a Hong Kong furono sterminati milioni di gallinacei.
Adattabili e resistenti, i virus possono restare latenti e inattivi nell'organismo di molti animali per centinaia di anni, come dimostrano recenti ricerche su un virus tipo morbillo in pipistrelli australiani. Poi, cambiamenti nelle condizioni ambientali possono attivare e far emergere dei virus latenti. Magari virus deboli e letali che si propagano rapidamente e causano mortifere epidemie, come il caso di Ebola, emerso almeno 6 volte negli ultimi venti anni.
Desta quindi una certa preoccupazione la decisione degli agricoltori corsi, che sembrano determinati a introdurre nell'isola un calicivirus scoperto nel 1984 in Cina, che può fulminare un coniglio in 48 ore provocandogli una epatite necronica, la Viral Hemorargic Disease (Vhd). Si tratta del virus sperimentato nel settembre del 1995 in Australia, dove volevano usarlo per mettere fine alla "piaga" dei conigli selvatici (che creano grave danno alle coltivazioni). Ma se ne perse rapidamente il controllo: attaccò i conigli selvatici e si diffuse con loro. Ormai tutta l'Australia è infettata da questo virus e la popolazione di conigli selvatici in certe zone si è ridotta del 90%. Di fronte al successo di questa "piaga anti-piaga", agricoltori neozelandesi lo importarono di nascosto nelle loro terre, disseminando dei cadaveri di conigli infettati.
Ora i corsi vogliono fare altrettanto. Di recente una mixomatosi ha ucciso migliaia di "nocivi conigli selvatici", ma gli agricoltori corsi vogliono comunque diffondere questo "utile calicivirus" - benché un rappresentante dell'Office national de la Chasse, Stephane Marchandeau, abbia segnalato che "il grande problema di questo virus è che non sappiamo come si propaghi; decima solo certe popolazioni di conigli e non altre e non riusciamo a capire il perché. E non sappiamo se può colpire anche altri animali".
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