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| di MARINELLA CORREGGIA
E le galline ovaiole in batteria? Le cavie per sperimentare i cosmetici? I vitelli orribilmente trasportati? Gli animali da pelliccia dilaniati dalle trappole a dente? Mentre tartarughe, balene e delfini sono stati al centro delle manifestazioni di Seattle, è meno conosciuto l'impatto che la liberalizzazione totale dei commerci potrebbe avere sulla vita e sulla morte degli animali cosiddetti "produttivi": prigionieri da vivi e volutamente uccisi, se la passano molto peggio degli altri.Secondo l'organizzazione animalista europea "Eurogroup for animal welfare" e l'italiana Lega anti-vivisezione, i negoziati commerciali internazionali hanno già avuto ripercussioni negative sulla legislazione europea in materia di protezione degli animali, la più avanzata al mondo, benché molto moderata: "Leggi che godevano di un forte consenso del Parlamento europeo non sono state attuate dalla Commissione e dagli Stati membri per la paventata opposizione della Wto. Per timore di incompatibilità, non sono stati attuati la messa al bando dei cosmetici sperimentati sugli animali e il divieto di importare determinate pellicce da paesi che consentono ancora l'uso della tagliola". Dal 1995 il regolamento del Consiglio d'Europa (3254/91/CEE) ha vietato le crudeli tagliole - che causano lunghissime agonie agli animali, o mutilazioni mortali quando questi cercano di liberarsi - in tutti i paesi dell'Unione. Dopo la creazione della Wto, Usa e Canada hanno minacciato il ricorso all'arbitrato. Allora l'Europa ha fatto marcia indietro sospendendo il divieto di importazione, e ha cercato un compromesso. Il divieto Wto di discriminare i prodotti sulla base del processo di produzione potrebbe poi vanificare la direttiva europe (99/74/CE) che detta migliori condizioni di allevamento per le galline ovaiole, fino ad arrivare all'abolizione delle batterie-lager, seppur nel lontano 2012. Secondo il WTO le uova sono tutte uguali, non c'è motivo per vietare l'import di uova prodotte secondo modalità vietate sul territorio dell'Unione. I consumatori europei vedrebbero dunque tornare sul mercato le "uova crudeli" - senza contare che importarle svantaggerebbe i produttori europei rendendoli meno competitivi. Mettere etichette? La Commissione europea teme che anche queste possano essere contestato dal Wto. Insomma le norme interne all'Europa dei Quindici sarebbero pregiudicate da importazioni inarrestabili. Un paradosso: per non imporre i propri principi ad altri paesi con restrizioni commerciali, ci si vedrebbe imporre i principi altrui.
In realtà, esiste un meccanismo di salvaguardia da usare in casi come le uova di batteria o i cosmetici sperimentati sugli animali. Sono le "eccezioni al totale libero scambio" previste all'articolo XX del Gatt (l'Accordo generale su commercio e tariffe), con le "misure necessarie a proteggere la vita o la salute umana, degli animali e delle piante". La misura di salvaguardia potrebbe essere invocata per attuare restrizioni all'import e difenderle davanti ai comitati di arbitraggio Wto, come l'Ue ha fatto contro la carne agli ormoni statunitense. Gli animalisti propongono accordi multilaterali in questo senso, sovvenzioni a prodotti "non crudeli" perché rimangano competitivi, meccanismi di etichettatura. Galline, vitelli e conigli troveranno alleati?
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