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TERRA TERRA
17.02.2000
  • | di MARINA FORTI

    Quando la piantina del riso comincia a germogliare è ora di allagare la risaia e di togliere le erbe infestanti. E quest'ultima operazione è assai ingrata: piedi in acqua, schiena piegata... (ricordate le canzoni delle mondine?). Togliere le erbacce col metodo manuale costa circa 240 ore di lavoro/persona per ettaro a ogni semina. A meno di ricorrere a dosi massicce di erbicidi. O di usare il metodo Aigamo.

    Aigamo è il nome di un'anatra, incrocio tra una specie domestica e una selvatica. Mangia insetti, lumache (ghiotte delle pianticelle di riso) e anche semi e germogli di piante infestanti, che si procura frugando con il becco (e smuovendo quindi il terreno). Ma non mangia il germoglio del riso - contiene troppo silice, spiegano gli agronomi. Una ventina di anatre Aigamo su un decimo di ettaro di risaia sostituiscono perfettamente il lavoro umano, ha osservato Takao Furuno, coltivatore giapponese diplomato in agronomia e dedito all'agricoltura organica. E' stato lui a inventare il "metodo Aigamo". Le anatre non danneggiano la coltivazione, ma la ripuliscono da parassiti e da erbacce. Come effetti collaterali inoltre muovono l'acqua della risaia, altrimenti stagnante (e vi depositano un po' di concime organico): e tutto ciò favorisce la crescita del riso. I benefici del "metodo Aigamo" sono stati provati al di là di ogni dubbio dai numerosi esperimenti condotti dal signor Furuno nel suo campo a Keisen, villaggio ai bordi di Fukuoka, nel Kyushu, Giappone. Per illustrare le sue scoperte, Furuno si è anche premurato di riprendere con il videotape i suoi campi nelle varie fasi della crescita, con le anatre in azione. Certo, ci vogliono alcune precauzioni. Le anatre restano sul campo per cicli di ventiquattr'ore. Bisogna proteggerle dai cani mettendo delle recinzioni e lasciare loro zone asciutte, per riposarsi e mangiare crusca (scarto del vicino stabilimento di battitura del riso). I palmipedi "lavorano" finché la piantina del riso arriva a formare la spiga: allora vanno tolte, perché mangerebbero i chicchi; resteranno sulle aje a mangiare la crusca fino alla prossima semina (o fino all'ora di tirar loro il collo e portarle al mercato).

    La fattoria del signor Furuno è piccola, appena due ettari, di cui 1,4 a risaia e gli altri a ortaggi. Produce ogni anno 7 tonnellate di riso, 300 anatre (per cui il solo investimento necessario è la crusca fornita dal vicino stabilimento), 4.000 pulcini di anatra e ortaggi per un centinaio di persone. Le sue risaie hanno aumentato la resa in media tra il 25 e il 30%. E il suo metodo comincia a diffondersi: è ormai adottato da circa 10 mila coltivatori "organici" giapponesi, oltre che in Corea del Sud, Vietnam, nelle Filippine, Laos, Cambogia, Thailandia e Malaysia. Furuno ormai dedica parte del suo tempo ad addestrare nuovi "simpatizzanti" del metodo Aigamo. Ma non ha mai voluto brevettarlo, spiega (in un articolo riportato da Down to Earth, magazine pubblicato dal Centro per la scienza e l'ecologia di New Delhi): "voglio solo che si diffonda il più possibile".

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