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| di FRANCO CARLINI
Tolleranza zero: questa espressione insieme programmatica e minacciosa è stata adottata dal sindaco di New York Giuliani verso la criminalità. Spesso la si applica anche alle droghe e a molte altre "piaghe" sociali. Ora a farne le spese saranno anche i bufali di Yellowstone. Da qualche anno le mandrie del famoso parco americano (quello dell'orso Yoghi dei fumetti) sono sotto accusa da parte degli allevatori circostanti: molti dei bufali sono portatori di brucellosi e c'è il timore che possano infettare i bovini. Si tratta di una malattia batterica comune anche agli alci e può provocare aborti spontanei o nascite premature. Il rischio per gli umani è minimo, dato che oramai tutti bevono latte pastorizzato.Lo stato del Montana, assai sensibile agli umori dei suoi elettori, ha dunque dichiarato guerra ai bufali, decretando che tutti quelli che mettono gli zoccoli fuori del parco possano essere abbattuti. La decisione è stata presa malgrado l'opinione contraria dell'amministrazione federale che proponeva un approccio più scientifico e meno sanguinario. Durante il freddissimo inverno del 1996-1997 vennero abbattuti 1.100 animali, riducendo la popolazione totale a soli 2.200 individui. Fu una situazione particolarmente tragica, perché nel parco non c'era cibo per gli animali, né alcuno si preoccupava di portarne a sufficienza; ma come ne uscivano, li aspettava il patibolo: dunque o morire di freddo o di pallottole, questo il destino degli ultimi eredi delle grandi mandrie che un tempo correvano per la Grandi Pianure americane.
Il tutto è reso ancora più stupido dal fatto che le ricerche scientifiche condotte nel 1998 dalla Accademia Nazionale della Scienze nella Greater Yellowstone Area, hanno documentato solo due (dicesi due) casi di aborto tra i bovini degli allevatori negli ultimi dieci anni. Ma proprio questi due episodi sono stati usati come la prova provata che allora il rischio è non nullo. Nell'inverno 1998-99 lo stato del Montana ha poi sottoposto a esame 145 bufali: 52 sono risultati positivi alla brucellosi e immediatamente abbattuti.
Adesso la discussione tra agenzie federali e stato del Montana si è riaperta e un giudice locale ha invitato le parti a trovare una soluzione di compromesso. Intanto si sono mobilitate le associazioni ambientaliste, anche con manifestazioni davanti ai palazzi pubblici: "Il territorio pubblico che circonda Yellowstone deve essere destinato alle specie native, e non alle mucche" sostiene Jim Coefield del Centro Ecologico di Missoula. La vera questione in realtà è insieme economica e culturale: esiste tra gli allevatori americani una esplicita opposizione alle politiche di protezione ambientale, anche nelle terre federali. Negli anni scorsi riuscirono ad annullare un grande censimento della biodiversità americana, rifiutando l'ingresso nelle loro terre a biologi e naturalisti. E i bufali, con tutta evidenza, sono solo l'ultimo capro espiatorio di questa guerra proprietaria.
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