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TERRA TERRA
30.03.2000
  • | di MARINA FORTI

    Il petrolio a basso costo non esiste. Certo, potremo pagarlo di meno se la produzione aumenta: ma questo è possibile solo perché una parte importante dei costi del petrolio non sono inclusi nel prezzo ufficiale, e in definitiva in quello che pagano i consumatori.

    Costi umani in primo luogo, e insieme sociali e ambientali. Il petrolio non è estratto dal deserto, o per lo meno non solo. Nelle regioni tropicali, i pozzi di petrolio si trovano per lo più in zone abitate da umani. Quegli umani non hanno di solito un grande potere contrattuale, e così quando i loro governi hanno dato le loro foreste o lagune in concessione alle grandi aziende petrolifere non hanno scelta: o se ne vanno all'inferno o convivono con pozzi, trivelle, perdite e sversamenti di greggio che impregnano il terreno e inquinano le falde acquifere, inquinamento atmosferico. Che si tratti della foresta amazzonica o del delta del Niger o di foreste e lagune della Birmania (per citare casi che hanno fatto notizia), quegli umani non condivideranno neppure le briciole della ricchezza naturale estratta da sotto i loro piedi, ma ne avranno tutti gli svantaggi: acqua non più potabile, terreni non più coltivabili, fiumi dove non si può più pescare, foreste degradate. I loro diritti civili e politici non contano. Pensate al delta del Niger, a popolazioni indigene come gli Ogoni o gli Ijaw: per garantire la tranquillità e i profitti alle aziende petrolifere, il governo centrale ha sistematicamente represso ogni protesta locale (uno scrittore e attivista, Ken Saro-Wiwa, è stato impiccato: lui e la sua gente chiedevano alla Shell risarcimenti per il disastro ambientale e umani causato alle loro comunità). L'organizzazione non governativa "Global Exchange", che ha compiuto nel settenbre '99 un sopralluogo nelle regioni del delta nigeriano, afferma che Chevron, Shell, Mobil, Elf e Agip (le aziende là presenti) continuano a "agire come una destabilizzante, mettendo una comunità contro l'altra e facendo da catalizzatore di molta della violenza che funesta la regione - insieme ai militari, con cui lavorano a stretto contatto" (il rapporto è titolato Oil for Nothing , "Petrolio per niente: aziende multinazionali, distruzione ambientale, morte e impunità nel delta del Niger"). In molti casi lo sfruttamento petrolifero apre la strada ad altre distruzioni ambientali, (letteralmente, perché apre piste in foreste vergini e si porta dietro concessioni per il disboscamento e la conversione delle foreste ad altri usi, come le grandi piantagioni industriali).

    C'è poi un altro costo ambientale: il petrolio e i suoi derivati è tra i combustibili fossili che bruciando emette anidride carbonica (CO2) e altri gas "di serra", responsabili del riscaldamento dell'atmosfera terrestre e quindi del cambiamento del clima. Ogni volta che il prezzo del petrolio sale, fonti d'energia rinnovabile come il solare o l'energia eolica diventano più competitive, e la ricerca di alternative accelera. Ma la ricerca di alternative non va oltre la "convenienza economica". E noi continuiamo a credere che il petrolio costi meno.

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