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| di MARINA FORTI
La guerra dell'avorio
La diplomazia internazionale è mobilitata. Trentasette paesi africani sono riuniti in questi giorni a Nairobi, Kenya, per trovare un compromesso alla vigilia della conferenza della Convenzione internazionale sul commercio di specie minacciate, Cites. Un alto funzionario kenyota ha compiuto un giro nelle capitali europee e americane in cerca di sostegno politico. Stati uniti e Unione europea non si sono ancora schierati, il loro voto potrebbe essere decisivo.Decisivo? Parliamo del commercio di zanne d'elefante, cioè avorio. Ovvero del futuro degli elefanti, specie minacciata e protetta dalla Cites. La riunione dei 151 paesi firmatari della Convenzione, che comincia domenica a Nairobi (durerà fino al 20 aprile), ha parecchie questioni all'ordine del giorno: ma sarà dominata dalla richiesta dei paesi dell'Africa australe, che vogliono vendere una certa quantità di zanne d'elefante accumulate nei loro magazzini. Già nel 1997 i delegati della Cites avevano autorizzato Zimbabwe, Namibia e Botswana a vendere 50 tonnellate di zanne: provenivano da sequestri o da animali morti naturalmente. E' stata una vendita "una tantum", strettamente controllata, i cui proventi vanno in progetti di conservazione ambientale - ad esempio la gestione dei parchi, che devono arrangiarsi con bilanci magri. Così i tre paesi africani chiedono di ripetere, e a loro si è aggiunto il Sudafrica, che vuole mettere sul mercato circa 30 tonnellate di zanne accumulate nel Kruger Park. L'intera Sadc, i paesi dell'Africa australe, sostiene la richiesta.
Al commercio di avorio si oppongono Kenya e India, che guidano un fronte di paesi favorevoli al divieto totale. Sostengono che il mercato legale dell'avorio, sia pure limitato e controllato, richiama un traffico illegale. Tra il 1998 e il '99 il bracconaggio è aumentato, sostiene il Kenya. "Gli elefanti potrebbero essere decimati", si allarma Nehemiah Rotich, direttore del Kenya Wildlife Service (l'ente statale per la protezione della flora e fauna), reduce da una missione diplomatica internazionale: dice che l'anno scorso 67 elefanti sono stati uccisi illegalmente per le loro zanne, contro una media di 15 all'anno negli anni precedenti. Certo, non è il massacro degli anni '70 e '80, quando la popolazione degli elefanti africani è stata dimezzata dal bracconaggio crollando ad appena 600 mila individui (oggi sono tra 300 e 480mila). Ma è una ripresa di caccia illegale che preoccupa il funzionario kenyota: "Sappiamo cosa succede quando tanti dollari sono in ballo. Sarà una guerra sanguinosa", ha dichiarato all'agenzia Reuter . In particolare, è quintuplicato il numero di elefanti uccisi nel Tsavo National Park, Kenya orientale, dove si trova un terzo degli elefanti censiti in Kenya.
Il divieto totale di commerciare zanne d'elefante (o avorio più o meno lavorato) è entrato in vigore nel 1990, e non c'è dubbio che abbia funzionato: il prezzo dell'avorio è crollato, il mercato si è ridotto. Ma restano molte incertezze sulle dimensioni del traffico illegale. Secondo la Cites 235 elefanti africani sono stati uccisi di frodo tra il 1998 e '99, e quasi 8.000 chili di avorio sequestrato. Ma un rapporto indipendente diffuso giorni fa sostiene che il sistema di rilevamento della Cites, basato su quanto spontaneamente i paesi membri riportano, non è realistico - in effetti solo 6 paesi membri hanno fornito i loro dati alla Cites. La Born Free Foundation britannica, che ha compilato il suo rapporto interpellando direttamente i paesi interessati, sostiene che 6.000 elefanti sono stati uccisi nello stesso periodo, e 16mila chili di avorio sequestrati. E questi dati avranno un peso, nella battaglia politica in corso a Nairobi.
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