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TERRA TERRA
15.04.2000
  • | di FRANCO CARLINI
    Cara, irresistibile Tbc
    Sei regioni del mondo sono le più colpite, ma il fenomeno è ormai globale. Si tratta dell'emergere rapido e intenso di nuovi ceppi di batteri della tubercolosi (Tbc) resistenti agli antibiotici. La cosa è nota da tempo, ma un recentissimo studio statistico dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lo quantifica in maniera drammatica. "Questo rapporto conferma le nostre peggiori previsioni", ha dichiarato Harlem Brundtland, che, dopo essere stata primo ministro norvegese e aver lanciato l'idea dello "sviluppo sostenibile", ora ricopre la carica di direttore generale dell'Oms. Le aree dove il fenomeno è più vistoso sono l'Estonia, la regione di Henan in Cina, le regioni di Ivanovo, Latvia e Tomsk in Russia, e l'Iran. In queste zone tra il cinque e il 14 per cento delle nuove infezioni sono resistenti alle cure classiche con antibiotici, anche a quelle multifarmaco. Ma non scherzano nemmeno la Germania e la Danimarca, paesi dove la nuova tubercolosi è aumentata del 50 per cento negli ultimi due anni. E la tranquilla Nuova Zelanda registra un dodici per cento di infezioni di questo tipo nello stesso periodo di tempo.
    Il meccanismo evolutivo che produce i ceppi resistenti ai farmaci è noto da tempo ed è legato alla strana simbiosi tra batteri e umani: i primi hanno bisogno del nostro corpo per riprodursi, ed essendo organismi assai rudimentali, possono facilmente adattarsi alle mutate condizioni. Si tratta poi di popolazioni enormi e dunque al loro interno si generano infinite varianti, tra le quali emergono le più robuste e aggressive.
    A questo gioco di ruoli "naturale" si aggiunge un altro problema, legato soprattutto al mancato completamento delle cure: se in una persona malata si comincia il trattamento con gli antibiotici, ma questo viene interrotto, allora solo una parte dei batteri che esso porta con sé verranno sterminati, ma sopravviveranno quelli che, per qualche mutazione casuale, hanno retto meglio il primo assalto dei farmaci. Proprio loro dunque - i più resistenti - si propagheranno. Fragili strutture sanitarie e povertà congiurano, in questa come in altre infezioni, nel generare il fenomeno: occorrerebbe poter seguire i malati fino al completamento della cura, secondo metodologie che sulla carta sono state messe a punto accuratamente, ma che nei paesi più poveri è assolutamente problematico realizzare.
    Le stime dell'Oms dicono che solo il 21 per cento dei malati di tubercolosi al mondo viene trattato in questa maniera; il restante 79 diventa esso stesso un luogo di cultura dei nuovi ceppi resistenti. Quanto alle cure, diventano sempre più difficili e costose: se la Tbc normale può essere curata in sei mesi, quella resistente richiede due anni di cura ininterrotta, utilizzando farmaci meno efficaci (ma verso i quali non c'è ancora resistenza) e più cari; il costo di un trattamento di questo tipo può raggiungere il mezzo miliardo.
    Sotto l'egida dell'Oms è stata creata anche per questo un'Alleanza globale per lo sviluppo di farmaci contro la Tbc. Vi partecipano sia enti pubblici che aziende farmaceutiche private, e la fondazione Bill e Melinda Gates (voluta dal presidente della Microsoft e da sua moglie), ha deciso di cofinanziarla con un primo lascito di 25 milioni di dollari.
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