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TERRA TERRA
18.04.2000
  • | di FRANCO CARLINI
    Timidi scienziati balbettano
    La settimana scorsa è stato reso pubblico dal governo americano il primo studio ufficiale sui possibili rischi degli organismi geneticamente manipolati.
    E' il frutto del lavoro di una speciale commissione del National Research Council, che è un ramo dell'Accademia nazionale delle scienze.
    Le sue conclusioni sono prudenti e lungi dall'essere definitive, ma sono state immediatamente tirate da una parte e dall'altra: un portavoce delle industrie di biotecnologia ha immediatamente dichiarato che "questo studio rassicura i consumatori sulla serietà degli esami messi in atto dalle agenzie americane di controllo". Viceversa il rappresentante democratico dell'Ohio, Dennis Kucinich, ha accusato i membri della commissione di conflitto di interessi, poiché alcune delle loro ricerche universitarie sono finanziate dall'industria stessa.

    In realtà il rapporto va preso per quello che è, ovvero come un primo passo per un serio esame scientifico di tutta la questione, e contiene anche elementi di progresso rispetto alle precedenti prese di posizione dello stesso governo americano, anche se, a cominciare dal titolo enfatico, esso appare seriamente spostato dalla parte dei favorevoli alla manipolazione: "Semi di opportunità" è il nome che gli hanno dato.
    Il testo completo può essere letto via internet all'indirizzo www.house.gov/science.
    Va anche aggiunto che tra i molti organismi geneticamente manipolati oggi disponibili sul libero mercato della tecnologia, la commissione ha studiato soltanto le varietà che sono state alterate per produrre una resistenza naturale agli insetti; non si è occupata invece di quelli, ancora più discutibili, che permettono un maggiore uso dei pesticidi chimici.

    In sostanza il rapporto dice di non aver trovato nella letteratura e nelle ricerche disponibili seri e fondati elementi di prova che possano documentare l'esistenza di un rischio per la salute o per l'ambiente.
    Si slancia tuttavia in valutazioni e conclusioni che non sembrano appartenere all'ambito scientifico, ma semmai a quello politico-sociale.
    Per esempio nega l'opportunità di una etichettatura basata sul modo di produzione: tali etichette, sostiene il rapporto, potrebbero trarre in inganno il consumatore, anziché informarlo meglio. Sembra evidente che si tratta di una valutazione del tutto elitistica e illiberale: il libero mercato si dovrebbe fondare sulla massima circolazione delle informazioni sui prodotti, di modo che il consumatore informato possa fare le sue scelte; e se questi rischia di non capire bene, si tratterà semmai di educarlo, anziché tenergli nascoste le informazioni.
    Altrettanto politiche sono però altre raccomandazioni prudenziali, come quella di aggiornare, anzi "rivedere", gli attuali regolamenti del ministero dell'agricoltura e dell'agenzia ambientale Epa, rendendole più severe e più aderenti alle novità che emergono dalla ricerca genetica.
    Sembra poca cosa, ma, contrariamente a quanto affermano le associazioni industriali, è l'ammissione che le regole attuali non sono adeguate.
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