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TERRA TERRA
19.04.2000
  • | di FRANCO CARLINI
    Lunga vita all'avorio
    Due buone nuove dalla riunione del Cites di Nairobi: il bando del commercio di avorio rimarrà in vigore per almeno tre anni e non ci sarà nessuna nuova autorizzazione alla caccia delle balene in alto mare. Erano due delle poste in gioco alla conferenza biennale dei 151 paesi che aderiscono alla Convenzione sulle specie minacciate e in entrambi i casi la maggioranza ha deciso di non abbassare i controlli.
    La conclusione della questione avorio è unanime: una vittoria dell'unità africana, come è stata definita con un po' di retorica. In sostanza, i tre paesi che chiedevano la ripresa del commercio di zanne d'elefante (Botswana, Namibia e Zimbabwe) hanno ritirato la loro proposta e contemporaneamente Kenya e India hanno acconsentito a una parziale commercializzazione degli elefanti, specialmente da parte del Sudafrica, dove ormai ce ne sono in eccedenza rispetto alle potenzialità del territorio dei parchi nazionali.
    Almeno per il momento l'avorio non può più essere venduto, in nessun caso e verso nessun paese: sarà lecito invece commercializzare la pelle degli elefanti e la stessa carne; ma questi sono mercati poco redditizi e riguardano al più l'autoconsumo da parte delle popolazioni. Quindi non dovrebbe esserci il rischio di una ripresa del bracconaggio, come era avvenuto a partire dal 1997, quando limitate quantità di avorio dei magazzini erano state reimmesse sul mercato giapponese. Anche il sistema di monitoraggio degli elefanti africani verrà rinnovato: quello precedente (chiamato in sigla Mie ) non aveva dato buona prova di sé, rivelandosi lento e inefficiente. Sono state necessarie campagne di controllo da parte delle organizzazioni ambientaliste per documentare che la caccia si era riaperta davvero e che i grandi animali potevano trovarsi di nuovo in una situazione a rischio.
    Quanto alle balene, sono state bocciate quattro delibere proposte dai due grandi paesi cacciatori, Norvegia e Giappone. Nessuna ha raggiunto la maggioranza dei due terzi necessaria per l'approvazione, anzi hanno ottenuto meno voti che in precedenti occasioni; i due paesi proponevano in sostanza di passare da un elenco all'altro alcune specie di balene. Una tale riclassificazione avrebbe permesso una caccia limitata (e monitorata) di specie per le quali oggi ogni arpione è vietato. Per farlo hanno sostenuto che ormai i censimenti annuali rivelano una buona ripresa delle balene e che dunque esse non devono essere più considerate a rischio di estinzione. E hanno cercato di addolcire la pillola promettendo un dispiego di nuove tecnologie avanzate, come l'analisi del Dna e la rilevazione acustica dal mare.
    Andrà ricordato che la Norvegia comunque si è chiamata fuori dall'altra commissione che controlla la pesca dei cetacei ( Iwc ), dichiarandosi paese obiettore: così il prossimo 24 aprile le baleniere norvegesi prenderanno regolarmente il largo, come ogni anno. Non solo: il paese nordico vorrebbe riattivare anche il commercio con il Giappone, cui intende rivendere il grasso di balena che i norvegesi non usano e i giapponesi invece sì. Il governo norvegese sostiene da tempo che la caccia alle balene è parte integrante della cultura popolare e che per questo vada continuata. Il valore simbolico è alto, ma il ritorno economico sembra davvero minuscolo, specie per un paese ricco di ben altre risorse, ovvero il petrolio del mare del nord.
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