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TERRA TERRA
21.04.2000
  • | di MARINA FORTI
    La formichina tropicale
    Si chiama fire ant , formica di fuoco, perché quando morde produce un bruciore fortissimo. Il nome proprio è solenopsis geminata , nome collettivo di numerose varietà, tutte assai velenose. Nella loro regione di origine, l'America tropicale, la "formica di fuoco" deve vedersela con noti predatori che ne mantengono la popolazione sotto controllo. Non così nel nord America, dove la fire ant provoca ogni primavera una piccola emergenza pubblica.
    Già: la formichina tropicale è un ottimo esempio di quel fenomeno chiamato "bioinvasione" che preoccupa molti biologi ed ecologi: lo spostamento di organismi viventi da una regione (ed ecosistema) all'altro, con una frequenza e una velocità che il pianeta non aveva mai conosciuto.
    La fire ant è arrivata nel nord America negli anni Cinquanta, probabilmente attraverso le acque di sentina delle navi, e si è stabilita sulla costa dell'Alabama. E' onnivora e si è ben adattata al nuovo ambiente, perché trent'anni dopo era già diffusa in tutti gli Stati uniti sud-orientali, dal Texas alla Florida e su fino alla Virginia. Ora è arrivata a ovest, fino alla California, aiutata anche da "passaggi" inconsapevolmente offerti da camion e merci. Gli esperti sono convinti che sia solo questione di tempo, la formica tropicale colonizzerà tutta la costa, su fino al Canada.
    Che male fa? Tanto per cominciare, manda ogni anno trentamila persone all'ospedale. La solenopsis geminata è infatti molto aggressiva. Si muove collettivamente, secondo un modello che ricorda l'ebollizione; qualsiasi intrusione vicino a una di queste formiche scatena l'immediata reazione di tutto il gruppo, con una serie di attacchi coordinati. Pare che il suo veleno sia unico nel regno animale, ed è urticante. Quando sentite il bruciore, la formica può già avervi morso più volte. Le "formiche di fuoco" possono anche riuscire a uccidere piccoli animali domestici e perfino agnellini. Per gli umani il pericolo è nell'80 dei casi una gamba gonfia per settimane. Ma in alcuni individui può provocare soffocamento e disturbi di cuore, o perfino la morte in caso di attacco massiccio (e in quel caso, curiosamente, il veleno della fire ant non lascia tracce visibili all'autopsia: un delitto perfetto). Senza contare altri danni materiali, ad esempio ai vivai, o alle apparecchiature elettriche (pare che i fili elettrici piacciano molto alla formichina, li divora).
    La cosa preoccupante è che la fire ant ha saputo adottare tecniche molto raffinate per resistere ai tentativi umani di controllarla. Le specie nere e rosse hanno cominciato a ibridarsi, con utili adattamenti genetici. Sono apparse colonie con più di una regina, quindi capaci di produrre ben più delle 350 mila uova all'anno prodotte in media dalle colonie a regina singola. Le colonie con regina multipla sono anche più capaci di rimettersi da un attacco di insetticidi. Le contromisure non sono facili: poiché non mangiano cibo solido, è inutile combattere le fire ants con il misto di cereali e veleno usato per altri tipi di formica (e altri animaletti indesiderati). Qualcuno ha provato a tenerle lontane col petrolio, ma è pericoloso e inquinante.
    Il rimedio raccomandato è olio di soia mescolato a insetticidi ad azione lenta. A Harvard stanno studiando una piccola pulce parassita che si nutre delle larve della formica - anche se resta l'incognita di come si comporterà la pulce, se mai fosse usata su larga scala...
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