domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
13.05.2000
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| di ELENA E ENRICO ALLEVA
Il virus del gatto abbandonato
Guai per i gatti che allietano Roma e i suoi accoglienti ruderi. Sembra che tre anni fa la comunità dei gatti liberi della capitale sia improvvisamente salita a 300 mila esemplari, quando dagli Stati Uniti è giunta la scoperta di un virus che da tempo colpisce i felini di gran parte del mondo, soprattutto di piccole dimensioni come i gatti. L'impennata di gatti randagi si è avuta perché tanti romani, sentita la notizia, hanno cinicamente abbandonato i propri felini senza neppure indagare se fossero o meno affetti dal virus.
La triste coincidenza è stata rivelata dalla nota esperta Katrin Hartmann, dell'Università di Monaco, alla conferenza sulle sindromi di immunodeficienza feline acquisite - patologia nota in gergo come Aids dei gatti - introdotta l'8 maggio dalla responsabile dell'Ufficio diritti animali Monica Cirinnà, insieme all'assessore alla cultura del Comune di Roma Gianni Borgna, presso il Museo Civico di Zoologia di Roma.
E' giustificabile tanto allarmismo? Sembra proprio di no.
Prima di tutto perché il virus felino che ha preso il nome di Fiv ( Feline Immunodeficiency Virus ), pur avendo notevoli analogie con l'Hiv, non può essere trasmesso dal gatto agli umani e soprattutto non colpisce i soggetti felini sani in appartamento. E poi perché sterilizzando gli animali, soprattutto i maschi che godono di una vita libera o di semi-libertà, si scongiurano in gran parte i rischi di contagio (il Comune di Roma ha avviato da tempo due campagne parallele di sterilizzazione di cani e gatti, gratuite, per animali sia di proprietà che liberi: i primi presso le Asl, quelli liberi presso i competenti uffici comunali. Tel 06 3265 0570).
Il contagio avviene nella gran parte dei casi attraverso il morso, ha confermato Katrin Hartmann. Ecco perché i gatti maschi di strada sono i più a rischio: la lotta con altri maschi adulti della comunità per il territorio li spinge a dare e ricevere morsi profondi. Con la sterilizzazione il maschio è meno aggressivo e il rischio di contagio diminuisce nettamente. La femmina è meno a rischio, anche se può essere contagiata da un maschio per via sessuale - ma, mentre attraverso il morso il contagio è facile, per via sessuale è molto meno probabile.
Come si può sapere se un gatto è colpito dal virus? Con un test che si acquista nelle farmacie veterinarie, o con maggior certezza con un'analisi del sangue per evidenziarne gli anticorpi, presenti già due-quattro settimane dopo il contagio. E poi, conoscendo i sintomi che caratterizzano le quattro fasi della malattia, si può contattare il veterinario non appena si presentino livelli anticorpali allarmanti.
In Italia ci sono più gatti infetti che in Germania, dove il clima permette meno vita all'aperto, ma meno che in Giappone (dove sembra che il 44% dei gatti abbia contratto il virus). Questo virus colpisce i felini fin dagli anni '60 e si deve al suo scopritore, il professor Niels C. Pedersen dell'Università di Davis in California, se in questi anni sono state trovate cure per migliorare la vita dei gatti malati.
Il consiglio di Hartmann alle responsabili delle diverse colonie di gatti randagi a Roma è di analizzare il sangue di tutti i felini del gruppo, individuare i soggetti che hanno contratto il virus, isolarli e ricoverarli dove possano essere assistiti. Il test dovrà essere ripetuto a tutti i nuovi arrivati: soltanto così si eviterà la diffusione del contagio, e anche i gatti di casa che godono della semi-libertà potranno conservare il privilegio di libera uscita senza correre rischi.
E' augurabile che tali iniziative di prevenzione, anche culturale, si diffondano presto a livello nazionale. E che l'abbandono felino sia controbilanciato da iniziative di adozione dei gatti barbaramente espulsi da casa: su questa nuova etica si va infatti costruendo il senso di molte amministrazioni locali, vista l'accentuata sensibilità di molti cittadini verso il benessere psicofisico degli animali.
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