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TERRA TERRA
15.06.2000
  • | di MARINA FORTI
    Il neem, "albero libero"
    Era un classico caso di biopirateria. Ora è stato "vendicato", almeno in parte. L'Ufficio europeo dei brevetti ( Europea Patent Office ) ha revocato il brevetto numero 436257 B1, detenuto congiuntamente dal ministero all'agricoltura degli Stati uniti (Usda) e dalla multinazionale chimico-farmaceutica W.R.Grace. Il brevetto copriva un funghicida per le piante a base di olio di neem , albero di origine indiana diffuso in Asia meridionale e in Africa. Il 10 maggio però l'Ufficio europeo dei brevetti ha deciso, ormai in via definitiva, che quel brevetto mancava dei requisiti di novità e originalità necessari a rivendicare la proprietà intellettuale, e che non è basato su un "processo inventivo" nuovo ma su un sapere già noto.
    Una bella vittoria per la "campagna Neem", un gruppo di persone che in India, in Europa e negli Stati uniti ha deciso di sfidare i brevetti su quella pianta così popolare e diffusa attorno ai tropici. Il neem, azadirachta indica , è una pianta versatile, le cui radici e foglie hanno proprietà medicinali e terapeutiche empiricamente note e usate da secoli. In tempi più recenti è stata studiata da farmacologi e biologi, e uno stuolo di aziende chimiche e farmaceutiche sono in corsa per sfruttarne (e brevettarne) i principi attivi. Un vero e proprio caso di saccheggio ai danni di una risorsa naturale: oggi esistono ben 14 brevetti sul neem - meno uno.
    E' stata la "campagna neem" a presentare ricorso contro quel brevetto europeo, il 5 giugno 1995, nelle persone di Vandana Shiva (direttore della Research Foundation for Science, Technology and Ecology, India), Linda Bullard (presidente della Federazione internazionale dei Movimenti per l'agricoltura organica) e da Magda Alvoet, allora deputata europea e oggi ministro dell'ambiente del Belgio. "Abbiamo presentato un ricorso legale perché l'uso di estratti di neem come funghicidi e pesticidi è stato praticato per secoli e studiato dal punto di vista scientifico e commerciale da decenni, prima della rivendicazione di Grace-Usda", scrive Vandana Shiva in un articolo pubblicato in India da The Hindustan Times (9 giugno) a commento della vittoria per la "campagna neem".
    La battaglia legale non è stata facile, spiega l'ecologa indiana. "Gli avvocati di Grace e Usda hanno tentato tutti gli argomenti per far cadere il caso, anche questioni procedurali. Hanno sostenuto che in quanto cittadina indiana non potevo sollevare un caso presso l'Uffisio europeo dei brevetti e che la Research Foundation non aveva pagato i 2.000 dollari di parcella necessaria. Il dottor Doder, un bravo avvocato e docente di disciplina dei Diritti di proprietà intellettuale presso l'Università di Basilea, in Svizzera, ha ribattuto in tribunale che neppure Usda e Grace sono entità europee, né hanno pagato la tassa su quel brevetto. E che gli indiani hanno tutto il diritto di fare ricorso contro un brevetto europeo presso i tribunali europei, trattandosi di un chiaro caso di biopirateria".
    Quello del neem non è il primo né l'unico brevetto sfidato con successo nelle aule di tribunale. Ma quel gruppetto di "guerriglieri dei brevetti" (così Vandana Shiva si definisce) ha deciso di farne un caso simbolico, un po' per l'importanza che ha quell'albero nella cultura e agricoltura indiana. Un po' perché proprietari del brevetto erano una potente multinazionale e il governo di Washington: "Se un caso di biopirateria può avvenire con un sapere così comune e di pubblico dominio, quale sarà il destino di esempi meno noti di saperi tradizionali?", si chiede Shiva. Inoltre il neem è un'alternativa sostenibile a pesticidi più tossici, e ha un ruolo chiave nell'agricoltura sostenibile e organica. "Infine, il neem è simbolo di libertà. Il suo nome scientifico deriva dalla radice azad darakht , albero libero. Liberare l' albero libero è diventato un simbolo del movimento per liberare il nostro sistema di saperi dalla biopirateria".
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