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TERRA TERRA
17.06.2000
  • | di MARINA FORTI
    Il "preventivo consenso informato"
    Gli esempi si contano a decine. Insetticidi e altre sostanze chimiche vietati alla vendita in Europa e nel nord America, oppure permessi ma con certe limitazioni, sono invece venduti tranquillamente in paesi africani - spesso senza neppure etichette che dicano chiaramente di cosa si tratta e quali precauzioni vanno usate. Eppure, un trattato internazionale regolamenta il commercio di queste sostanze tossiche: ha un nome lunghissimo, "Convenzione sulla procedura preventivo consenso informato per alcune sostanze chimiche pericolose nel commercio internazionale". E' meglio nota come Convenzione di Rotterdam, la città olandese dove fu negoziata nel settembre 1998: finora l'hanno firmata 80 paesi (ma solo tre l'hanno ratificata).
    La regola principale di quel trattato è, come dice il nome, il "Preventivo consenso informato": stabilisce che le sostanze chimiche pericolose non possano essere esportate (dai paesi aderenti al trattato) se non c'è prima il consenso del paese che importa. Il consenso deve essere scritto, e chi vende deve prima aver fornito tutti i dettagli sulla natura delle sostanze chimiche in questione.
    La procedura del "consenso informato" fa appello a un principio importante - non è un caso se anche il recentissimo Protocollo sulla biosicurezza, firmato a Montreal in gennaio, chiama in causa il consenso informato per ciò che riguarda il commercio di organismi geneticamente modificati. E', o dovrebbe essere, un meccanismo di democrazia internazionale: chi vende un prodotto deve informare chi compra su tutte le caratteristiche e le possibili implicazioni e rischi per chi lo usa. La realtà è che in molti paesi dell'Africa, Asia e America Latina sono comuni casi di avvelenamento perché i controlli su insetticidi e pesticidi importati mancano - e perché gli agricoltori che li useranno sanno poco sulla nocività di quella roba: magari li mescoleranno a mani nude, andranno a irrorare i campi senza nessun indumento protettivo, ne metteranno troppo perché nessun rivenditore si cura di consigliare le dosi giuste...
    "Consenso informato" allora significa qualcosa di più che ricevere una nota informativa e firmare una bolla d'accompagnamento. Prendiamo l'Africa: sul mercato dei paesi africani si trovano circa 70.000 prodotti chimici e ne arrivano ogni anno circa 1.500 nuovi, "così i governi sono incapaci di mantenere un controllo e gestire tante sostanze potenzialmente pericolose", fa notare Klaus Toepfer, direttore del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (Unep) che ha sede a Nairobi (Kenya). Nei giorni scorsi l'Unep ha ospitato i delegati di una ventina di paesi africani, per un seminario appunto su come gestire le procedure del "Preventivo consenso informato".
    Si tratta di conoscere bene le sostanze potenzialmente pericolose: la Convenzione di Rotterdam ne elenca 29 (la lista però potrebbe essere presto ampliata). Include un gruppo di pesticidi tra cui il 2,4,5-T (precursore dell'Agente Orange), il lindano, il metil-parathion e il parathion, l'aldrin. Ci sono il Ddt, il clordano e l'eptacloro, che in Europa e in nord America sono banditi da tempo ma sono comunemente usati in Africa, e così molte formulazioni di pesticidi organofosfati, che si continuano a usare (in Africa) perché costano poco. Poi ci sono sostanze chimiche di uso industriale come i policloruri bifenili (Pcb), i policloruri trifenili (Pct), i polibrominati bifenili (Pbb). Alcune di queste sostanze appartengono al gruppo detto Pop, "inquinanti organici persistenti" (a cui vanno aggiunte diossine e furani, sottoprodotti non voluti di molti processi industriali). E' roba particolarmente pericolosa per la salute umana e per l'ambiente, ha effetti a lungo termine, entra nella catena alimentare. Qualunque paese ha il diritto di rifiutare di importarla. Ma era proprio questo l'oggetto del seminario presso l'Unep a Nairobi: informare i paesi africani del loro diritto al rifiuto.
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