mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
22.06.2000
-
| di FRANCO CARLINI
Percy Schmeiser potrebbe diventare il prossimo eroe popolare nella battaglia ambientalista contro le sementi geneticamente modificate. Lui è un coltivatore canadese della cittadina di Saskatoon, contea di Saskatchewan. E' un duro montanaro con un rispettabile dossier di alpinista (tre spedizioni all'Everest). Ma, soprattutto, non sopporta l'arroganza delle grandi aziende chimico farmaceutiche come la Monsanto. Così da imputato di furto di geni, si va trasformando in accusatore del colosso svizzero.
I fatti: per 40 anni Schmeiser ha coltivato le sue rape, alla vecchia maniera. Che non vuol dire biologica, ma piuttosto che ogni anno spruzzava una buona dose di insetticidi e pesticidi e che nei campi così ripuliti successivamente piantava un po' del raccolto dell'anno precedente. Tre anni fa si accorse con stupore che in una zona dei suoi appezzamenti le piante sopravvivevano malgrado l'abbondante irrorazione di Roundup, un classico erbicida della stessa Monsanto. Non riusciva a darsene una ragione, ne chiacchierò con gli amici al bar e, così, essendosi diffusa la voce, arrivarono a casa sua alcuni ispettori di zona del colosso chimico. Controllarono le piante resistenti e non ebbero dubbi: appartenevano a una varietà che appunto resiste agli erbicidi; erano le figlie di una manipolazione genetica tra le più diffuse commercialmente e molto brevettata: piante che possono tollerare abbondanti irrorazioni di chimica, senza esserne danneggiate. In tal modo, garantisce la Monsanto, i vostri campi saranno sempre puliti da erbacce moleste e da insetti nocivi.
Geniale, almeno dal punto di vista degli azionisti: a differenza di altre biomanipolazioni che vogliono evitare l'uso dei composti chimici, convincendo le piante a prodursi da sole le sostanze che tengono lontani i parassiti, in questo caso Monsanto guadagna due volte: vendendo i semi manipolati e vendendo il Roundup. Ma c'è un problema: secondo le buone regole dell'agricoltura - che risalgono a 10 mila anni fa e che furono inventate dai popoli geniali che vivevano tra il Tigri e l'Eufrate - la grande furbata del contadino è di consumare solo una parte del raccolto e di usare la restante come semi per l'anno precedente. Monsanto invece sostiene che questa pratica è un furto: poiché i geni manipolati sono suoi, il fatto di riprodurli di anno in anno attraverso le nuove semine viene considerata una copiatura abusiva (come il pirataggio di un software o di un CD musicale).
Per questo gli agricoltori che comprano i semi di rapa dalla Monsanto devono anche sottoscrivere un contratto capestro, con il quale si impegnano a non riusare il raccolto l'anno dopo e invece a acquistare nuovi semi dal rivenditore autorizzato.
E' qui che si innesta la denuncia contro l'agricoltore canadese: lui sostiene di non averne mai fatto uso e che quei ciuffi resistenti trovati nei suoi campi possono solo essere arrivati trasportati dal vento. Gli avvocati della Monsanto tuttavia non ci credono (dicono che le abusive piante sono troppe) e che evidentemente il signor Schmeiser se le è procurati abusivamente: non risulta infatti tra i clienti registrati.
Ma proprio qui si innesca la svolta e il conflitto legale. Schmeiser infatti contrattacca: io quelle piante non le voglio; sono loro che hanno invaso e inquinato geneticamente la mia fattoria; dunque pagatemi i danni. Attraverso i suoi avvocati si è dunque costituito parte civile in tribunale e chiede 4,2 milioni di dollari di risarcimento. Polemizzando apertamente, egli accusa la Monsanto di comportamento arrogante e di disprezzo dell'ambiente, nonché di avergli rivolto delle accuse diffamatorie. La causa che andrà prossimamente in aula è importante perché tra le critiche che gli ambientalisti fanno alla sperimentazioni in corso c'è proprio la questione della propagazione spontanea dei semi manipolati nei campi vicini. La possibilità è stata verificata ma finora giudicata ridotta e poco probabile dalle aziende di biotecnologie.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA
Luisa Betti
-
Cosa significa “centro antiviolenza”? (DL femminicidio IV parte)
di Luisa Betti - 17.09.2013 02:09
NAPOLI CENTRALE
Francesca Pilla
-
La terra dei fuochi come il Vajont
di francesca - 16.09.2013 21:09
LO SCIENZIATO BORDERLINE
Massimo Zucchetti
-
Ridiamoci sopra, Alberto Perino
di massimozucchetti - 16.09.2013 12:09
LOSANGELISTA
Luca Celada
-
Larry Summers fuori
di luca celada - 16.09.2013 08:09
FRANCIAEUROPA
Anna Maria Merlo
-
E’ morto il biologo Albert Jacquard, un grande umanista
di Anna Maria - 12.09.2013 14:09
POLTERGEIST
Nefeli Misuraca
-
Le sigle televisive – una carrellata
di nefeli - 11.09.2013 11:09
QUINTOSTATO
Roberto Ciccarelli
-
Scuola: precari assunti con lo stipendio bloccato
di Roberto Ciccarelli - 11.09.2013 10:09
NUVOLETTA ROSSA
Andrea Voglino
-
Metà fumetto e metafisica: Valvoline e dintorni sotto il segno inquietante di Giorgio De Chirico
di Andrea - 05.09.2013 16:09
STREET POLITICS
Giuseppe Acconcia
-
Egitto: da Tahrir a Otranto
di giuseppe.acconcia - 05.09.2013 15:09
AUTOCRITICA
Francesco Paternò
-
Ghosn, un uomo (sempre più) solo al comando
di fpaterno - 04.09.2013 17:09
HORROR VACUO
Filippo Brunamonti
-
Sal – Conversazione con l’attore Salvatore Ruocco
di Filippo Brunamonti - 26.08.2013 18:08
ANZIPARLA
Giulia Siviero
-
La foto
di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL
Gianni Proiettis
-
Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone
di gianni - 06.08.2013 06:08
SERVIZI










