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TERRA TERRA
25.06.2000
  • | di FULVIO GIONETTO
    Metereologie andine
    Le sofisticate tecnologie metereologiche applicate alla agricoltura, nonostante vengano presentate come una valida soluzione futurista per una prevenzione delle avversità climatiche e siano già state sperimentate nella produzione di pioggia e nebbie in piccola scala, non sono ancora alla disposizione della stragrande maggioranza degli agricoltori.
    Tuttavia in Europa, Giappone, Canada e negli Stati Uniti, diversi centri di ricerca privati, università e aziende transnazionali stanno investendo molti capitali per cercare di vendere nei paesi in via di sviluppo che possono indebitarsi, nebbie e pioggie artificiali generate da complicati sistemi computerizzati: lo scopo dovrebbe essere quello di controllare localmente i mutamenti del clima, se possibile intervenendo in modo artificiale per correggere le situazioni sfavorevoli per l'agricoltura.
    Si tratta di tecnologie costose e complicate. Il loro difetto principale è che finirebbero per creare una forte dipendenza tecnologica nei supposti beneficiari i quali dovranno fare ricorso al fornitore occidentale per ogni modifica e riparazione (assolutamente probabili e previste).
    Ma c'è anche un aspetto ideologico: nella loro sapiente opera di marketing, i venditori occidentali presentano come antiquati e figli della superstizione i tradizionali saperi contadini sul clima; essi oramai sarebbero largamente sorpassati dalle precisioni delle osservazioni via satellite e dai software metereologici. Quello che interessa, in questa ottica, è "modernizzare" il campo ed eliminare le "folcloristiche conoscenze rurali".
    Celano invece pudicamente il fatto che la meterologia è scienza complessa per definizione e che dunque anche queste tecnologie nuove sono tuttora molto imprecise. Andrà anzi ricordato che proprio le discipline matematiche non lineari e le cosiddette scienze della complessità hanno preso le mossa dallo studio di alcuni fenomeni strani riscontrati nella modellistica metereologica.
    Un recente studio di alcuni esperti metereologici dell'Osservatorio Terrestre Lamont-Doherty di New York sulle conoscenze tradizionali dei contadini andini (pubblicato sulla rivista Nature il 6 gennaio scorso) dimostra al contrario la validità di questi ancestrali saperi metereologici.
    Tradizionalmente gli agricoltori quechua decidono quando seminare le patate, che richiedono molta umidità, in funzione dell'arrivo delle prossime pioggie. Per farlo osservano nei mesi la brillantezza della costellazione delle Pleiadi. Le Pleiadi sono visibili dalla Terra come undici stelle vicine - un vero e fantastico pugno di stelle -caratterizzate da una luminosità variabile secondo la stagione. In giugno questa costellazione appare sulle Ande appena prima dell'alba e, se il cielo é sgombero, si vedranno come piú luminose e chiare che d'abitudine; ciò viene interpretato come un segnale utile per seminare le patate in epoca normale. Se, al contrario, delle nubi stratosferiche rendono meno vistosa la normale brillantezza delle Pleiadi, questa osservazione è interpretata come un avviso che probabilmente le pioggie arriveranno con ritardo; perciò le semine andranno effettuate più tardi dell'epoca abituale.
    I ricercatori di New York hanno confrontato queste pratiche contadine delle Ande con le immagini provenienti dai satelliti e con le serie storiche dei dati del clima e hanno dimostrato che funzionano: sono efficaci e semplici. Non solo, hanno anche un vero fondamento scientifico: infatti di questo sapere contadino quechua è basato sulla apparizione di nubi stratosferiche scure dovuto alla siccitá e alle anomalie climatiche del Niño. In tutto il continente americano si contano decine di esempi di questo tipo, dove quello che cambia talvolta è la costellazione che viene posta sotto osservazione dai contadini: talora la Cintura di Orione, talaltra la familiare Orsa Maggiore o il Triangolo, ma dove quello è comune la semplicitá e l'accessibilitá della conoscenza.
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