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TERRA TERRA
23.07.2000
  • | di MARINA FORTI
    La truffa del "riso d'oro"
    Lo chiamano Golden Rice , "riso d'oro". I suoi creatori ne parlano come del primo vero prodotto di "terza generazione" dell'ingegneria genetica nell'agricoltura. E' un riso il cui genoma è stato modificato per produrre beta-carotene, che poi il corpo umano trasforma in vitamina A. Sarebbe la prima invenzione transgenica con una vera utilità (finora le modifiche puntano piuttosto a rendere la pianta resistente a certi erbicidi o parassiti). Il "riso d'oro", così chiamato per il colore giallo dorato del beta-carotene, aiuterà a sconfiggere la malnutrizione nei paesi poveri perché colmerà la cronica deficienza di vitamina A che provoca la cecità nei bambini. Da anni i sostenitori dell'ingegneria genetica spacciano le loro piante modificate come un sicuro progresso per l'umanità, la soluzione alla fame nel mondo: ora, il riso con la vitamina A è esibito come prova che la promessa sarà mantenuta.
    Ma il Golden Rice è davvero un progresso per l'umanità - o piuttosto una gigantesca operazione di pubbliche relazioni? Il riso "arricchito" esce dai laboratori dell'Istituto di Scienza delle Piante dell'Istituto federale di tecnologia svizzero, a Zurigo. E' il risultato di un programma di ricerca durato una decina d'anni e finanziata con fondi pubblici (del governo svizzero e dell'Unione europea) e della Fondazione Rockefeller, l'istituzione che trent'anni fa aveva contribuito alla ricerca sulle sementi ibride ad alto rendimento alla base della "rivoluzione verde", (e negli ultimi 15 anni ha investito molto nella ricerca biotecnologica). Il 16 maggio scorso i ricercatori svizzeri un accordo con una delle più potenti multinazionali dell'agro-biotech, l'anglo-svedese Astra-Zeneca. Questa distribuirà gratuitamente il riso arricchito ai contadini poveri dei paesi in via di sviluppo, mentre manterrà i diritti commerciali nel Nord del pianeta (e nel Sud, quando si tratta di sfruttamento commerciale). Il messaggio è: non è vero che vogliamo arricchirci sulla pelle dei poveri del mondo, a loro il riso migliorato lo daremo gratis.
    Non volete credere che una grande azienda multinazionale sia spinta da filantropia? Fate bene. In primo luogo, perché con questo accordo Astra Zeneca non rinuncia affatto a guadagnare sul Golden Rice : promettendo la distribuzione gratuita ai contadini poveri si assicura il diritto a percepire royalties da quelli che non rientreranno nella definizione di "poveri", e per cominciare tutti quelli dei paesi industrializzati. La multinazionale anglo-svedese si assicura cioè a costo minimo il risultato di anni di ricerca finanziata con fondi pubblici. La ditta assicura che il riso miracoloso sarà pronto per la distribuzione già nel 2003: previsione che non lascia il tempo di una vera ricerca su tutti gli impatti socio-economici, ecologici e sanitari del riso arricchito. L'accordo per il Golden Rice è una vera e propria truffa, secondo Rafi, organizzazione non governativa per la promozione dell'agricoltura che ha sede in Canada (uno dei più autorevoli centri di attenzione alla biodiversità nei sistemi agricoli). E non solo perché non è l'esercizio di filantropia che vorrebbe ostentare. E' il riso arricchito in sé che suscita numerosi sospetti. In primo luogo, lascia irrisolti tutti i problemi collegati a ogni modifica del codice genetico di una pianta. Il "riso d'oro" è forzato a produrre una vitamina utile, certo: ma quali altre conseguenze sono indotte dalla modifica nelle proprietà nutritive della pianta? Quali nutrienti o quali tossine possono essere stimolate dalla modifica del patrimonio genetico di quel riso? Secondo gli analisti di Rafi, la risposta non c'è. Poi c'è un altro ordine di problemi. Il riso arricchito è spacciato come la soluzione rapida a un diffuso problema, la deficienza di vitamina A. La soluzione-scorciatoia però può indurre a tralasciare altre azioni necessarie, come reintrodurre il consumo di cibi popolari che contenevano la vitamina, eliminati a favore del riso brillato: azioni nient'affatto tecnologiche e a basso costo, dunque senza speranza di profitti. E' sbagliato e dannoso, sostiene Rafi, far credere che si cura la malnutrizione incoraggiando una nuova monocultura - dunque l'uniformità genetica, invece della diversità. Il Golden Rice rischia di essere "d'oro" solo per Astra Zeneca...
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