mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
25.07.2000
-
| di MARINA FORTI
La miniera di Libby
La crisi sanitaria di Libby, cittadina nello stato americano del Montana, si sta rivelando un caso davvero imbarazzante per l'Epa, l'ente di protezione ambientale degli Stati uniti.
A Libby era attiva fino a qualche tempo fa una miniera: un giacimento di vermiculite sfruttato dalla W.R. Grace and Company, azienda chimica specializzata tra l'altro in materiali da costruzione. La miniera ha chiuso nel 1990 - pare non fosse più produttiva - ma ha lasciato una terribile eredità nella zona, dove residenti ed ex minatori stanno morendo di malattie polmonari a un tasso parecchio superiore alla media nazionale.
Non ci voleva molta fantasia per collegare la crisi sanitaria di Libby con la sua vecchia miniera: la vermiculite contiene amianto, sostanza nota per le sue proprietà ignifughe ma ben nota ormai anche come responsabile di una serie di malattie polmonari, incluso il cancro. A Libby negli ultimi tempi parecchi abitanti ed ex minatori hanno fatto causa alla Grace: l'accusano di aver consapevolmente taciuto i rischi provocati dalla sua miniera. La "crisi sanitaria" è talmente grave che nel dicembre 1999 l'Epa ha aperto un'inchiesta sull'ex miniera del Montana, e su come sia meglio bonificare il sito. Ed è così che la squadra di funzionari incaricata dell'indagine ha trovato una sorpresa imbarazzante: risulta che un rapporto della stessa Epa nel 1982 aveva trovato livelli di amianto allarmanti nel minerale estratto da quella miniera e usato da Grace per i suoi materiali da costruzione.
La crisi sanitaria in un posto sperduto del Montana è arrivata così sulle pagine nazionali della grande stampa americana. Proprio in questi giorni infatti i dirigenti dell'Epa hanno ammesso di aver aperto un'altra inchiesta, interna, per capire perché quel rapporto del 1982 sia stato archiviato. La terribile ironia è che l'indagine compiuta 18 anni fa dall'Epa doveva rispondere a un'altra "crisi sanitaria": quella di Marysville, in Ohio, dove i lavoratori di uno stabilimento della Grace avevano cominciato nel '78 ad accusare malattie polmonari. Un'indagine federale aveva stabilito che un lavoratore su quattro in quella fabbrica aveva i polmoni ammalati. Lo stabilimento lavorava la vermiculite estratta dalla miniera di Libby, e gli analisti tossicologi dell'Epa andarono dunque a prelevare campioni di quel minerale per analizzarlo. Trovarono che il minerale grezzo appena estratto conteneva dal 21 al 26 per cento di amianto, e che una volta ripulito e trattato ne restava dal 2 al 7 per cento. La soglia di amianto considerata ammissibile dall'Epa è l'1 per cento.
I risultati dell'indagine dell'Epa avrebbe costretto la Grace a sottoporre a esame tutti i suoi prodotti, e togliere dal commercio quelli non in regola. Invece, l'Epa non diede nessun seguito alla faccenda. Nell'83 la Grace comunicò per iscritto all'Epa che i suoi prodotti erano "ripuliti" dall'amianto fino a ricadere sotto la soglia tollerabile. E così ha continuato per parecchi anni ancora a mettere in commercio i suoi speciali materiali isolanti da costruzione: in particolare quello chiamato Zonolite, che oggi secondo l'Epa si trova nei tetti e verande di almeno un milione di case americane.
La Grace non nega l'esistenza del vecchio rapporto dell'Epa. I capi delle relazioni pubbliche dell'azienda chimica, che ha base a Columbia nel Maryland, interrogati dal New York Times affermano solo che le loro analisi hanno dato risultati diversi - anzi, contestano i sistemi di misurazioni usati dall'Epa. Negano di aver mai voluto "coprire" i possibili rischi della miniera di vermiculite. Ma fanno sapere che l'azienda preferisce risolvere la faccenda rispondendo alle cause legali - mal che vada, se la caverà negoziando i risarcimenti da pagare alle famiglie dei minatori uccisi dall'amianto...
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