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TERRA TERRA
26.07.2000
  • | di MARINA FORTI
    I nemici del "tarlo"
    È tutta una questione di amici e nemici naturali. Il mais e il sorgo hanno due nemici principali, in Africa: un insetto chiamato "tarlo dello stelo" e un'erba infestante chiamata striga, bellissima erba dai fiori rosa che però parassita le radici del mais fino a soffocarle. Il tarlo dello stelo, così chiamato perché depone le sue larve nel gambo della pianta, è in grado di attaccare una coltivazione di mais e distruggerne fino all'80% in brevissimo tempo. La striga può uccidere dal 20 all'80% delle piante, dipende dalle condizioni al contorno. Quando i due parassiti attaccano una coltivazione allo stesso tempo il raccolto è perduto.
    La contromisura più ovvia, o perlomeno più pubblicizzata, è l'uso di appositi insetticidi e di erbicidi. L'altra contromisura possibile è cercare i nemici naturali di questi parassiti: in termini più appropriati, si tratta di trovare i "mezzi di controllo biologico". E' la ricerca a cui si dedica con successo un istituto chiamato Icipe (International Centre of Insect Physiology and Ecology, www.icipe.org ) che ha sede in Kenya e si è specializzato in mezzi di controllo biologico dei parassiti.
    I ricercatori di questo istituto hanno sperimentato che il tarlo dello stelo è attratto da alcune erbe, in particolare l'erba "di napier", comune in Africa orientale e somigliante allo stesso mais. Hanno poi constatato che altre piante respingono l'insetto, tra cui una leguminosa spontanea chiamata desmodio ( desmodium uncinatum ). Nel centro sperimentale dell'istituto in Kenya occidentale, vicino al lago Vittoria, i ricercatori hanno dunque provato a circondare i campi di mais con tre file di erba di napier, e a piantare il desmodio tra le file di mais: lo chiamato sistema "push-pull", attrazione-repulsione. Il risultato è stato sorprendente. L'insetto nocivo è attratto dall'erba di napier e resta intrappolato nella sostanza gommosa che questa produce: appena il 10% delle larve sopravvive, hanno constatato i ricercatori. Il desmodio, oltre a respingere l'insetto, si è rivelato efficace nel tenere a bada la striga: i campi dove è stata piantata la leguminosa hanno il 40% meno dell'erbaccia invadente.
    Le due piante "benefiche" hanno altri vantaggi: la leguminosa aiuta a fissare l'azoto nel terreno e dunque lo arricchisce. Entrambe poi diventano un ottimo foraggio per gli animali, che i coltivatori poi possono vendere.
    Uno dei responsabili della ricerca, Zeyaur R. Khan, spiega il percorso seguito per individuare i "nemici naturali" dei parassiti del mais (e lo spiega a una corrispondente della rete internazionale Diverse Women for Diversity , "Donne diverse per la diversità", che ne riferisce con entusiasmo in una recente lettera elettronica). Il ragionamento, spiega il dottor Khan, è che il tarlo dello stelo doveva essere arrivato in Africa orientale ben prima del mais (che vi è stato introdotto circa un secolo fa). Bisognava cercare dunque le piante "indigene" che l'insetto aveva occupato prima che arrivasse il mais - pianta che non aveva alcuna resistenza a quel parassita. La ricerca è durata quattro anni e l'erba di napier è solo una delle piante endemiche in quella regione dell'Africa che "attraggono" il "tarlo dello stelo".
    Con lo stesso ragionamento i ricercatori hanno cercato i nemici del "tarlo", di cui si conoscono cinque specie diverse - la più aggressiva è il tarlo "macchiato", chilo partellus , originario dell'India e Pakistan ed emigrato solo una settantina di anni fa in Africa orientale: là non ha trovato nemici a limitarne la diffusione (e ha dunque mutato l'equilibrio tra i "tarli" indigeni e le piante native). In India i ricercatori dell'Icipe hanno trovato un piccolo insetto ( cotesia flavipes cameron ) che depone le sue uova nelle larve del "tarlo", uccidendole: ora stanno sperimentando l'efficacia di questo parassita del parassita su alcune coltivazioni di mais kenyota. E' una nuova accezione del vecchio detto "i nemici dei miei nemici sono miei amici".
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