mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale mercoledì 18 settembre 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
TERRA TERRA
28.07.2000
  • | di MARINA FORTI
    Le "fattorie" dell'orso bruno
    L'ente cinese per la tutela della fauna selvatica ha annunciato la prossima "liberazione" di cinquecento esemplari di orso bruno asiatico tenuti in cattività nella provincia cinese del Sichuan. La China Wildlife Conservation Association, ha dichiarato il signor Huang Jian Hua alle agenzie di stampa, ha raggiunto un accordo in tal senso con la Animal Asia Foundation (Aaf), fondazione di Hong Kong per la protezione degli animali: i fortunati orsi bruni saranno trasferiti in una riserva naturale presso Ziyang entro i prossimi 5 anni. Il governo cinese, ha aggiunto Huang, è "allarmato" dalle condizioni in cui gli animali sono tenuti, e avvierà un programma decennale per liberarli.
    La notizia è rimbalzata sui mass media dei cinque continenti: e si capisce. L'annuncio in effetti conferma la notizia che circola da mesi nelle reti di comunicazione elettronica, in infiniti messaggi che rimbalzano da una e-mail list all'altra: parlano degli orsi bruni e delle sofferenze loro inflitte, in Cina, negli allevamenti dove viene loro estratta la bile dalla cistifellea - la bile d'orso bruno è un ingrediente ricercato dalla farmacopea tradizionale cinese. Le "Fattorie della bile" sono descritte in modo raccapricciante. Si parla di orsi tenuti in gabbie talmente piccole da sembrare bare, dove gli animali possono stare solo orizzontali. Nella cistifellea gli è stato impiantato un tubicino, come un catetere. Secondo alcuni il tubicino è di metallo, ed è perennemente collegato a una macchina che estrae la bile: gli orsi sono sottoposti così a un dolore indicibile e continuo. Altri parlano invece di estrazione quotidiana del liquido verdastro. Molti aggiungono che i poveri orsi sono costretti ad avvicinarsi il cibo con una zampa attraverso le sbarre e leccare le sbarre per dissetarsi. Tutti sottolineano che gli orsi restano nelle "fabbriche della bile" tra i 15 e i 20 anni, e la sofferenza indicibile a cui sono sottoposti. Verità, esagerazioni? L'eccesso di dettagli truculenti lascia perplessi.
    Gran parte della sofferenza inflitta agli orsi, se le cose stanno davvero così, sembra un inutile accanirsi. Colpisce anche il fatto che nessuno dei messaggi che abbiamo visto cita fonti precise: ma si sa, la Cina è un paese impenetrabile, da cui è difficile sapere davvero cosa succede... In effetti la prima denuncia circa gli allevamenti degli orsi risale al 1993 e si deve a Jill Robinson, fondatrice dell'Animal Asia Foundation di Hong Kong. Fu lei a parlare delle gabbie di ridotte dimensioni, del catetere, di 50 millilitri di bile estratti da ogni orso ogni giorno per una ventina d'anni. Massimiliano Rocco, del Wwf-Traffic (l'organismo che combatte il traffico di specie protette, animali o parti di animali), spiega che la "mungitura" avviene ogni qualche mese - le gabbie piccole e il catetere servono a facilitare la produzione.
    E' noto che la medicina tradizionale cinese usa, accanto a molti ingredienti "ecologicamente corretti", anche parti di animali, spesso in via d'estinzione (si pensi alla tigre, di cui si usa tutto: dal pene ai peli, le ossa, i baffi, il fegato). Sorvoliamo sulla contraddizione di una medicina così antica e sofisticata che "cade" nella superstizione (come l'idea che un brodo di pene di tigre curi l'impotenza, quasi una trasfusione di maschilità dal grande felino all'umano che se ne ciba). E' un fatto che la domanda di farmaci tradizionali cinesi è aumentato in tempi recenti, in Cina e tra le comunità cinesi all'estero, dagli Stati uniti all'Europa. Gli allevamenti degli orsi sarebbero nati negli anni '80 proprio per rispondere al boom della domanda - e per salvaguardare la popolazione di orsi selvatici (si pensi di nuovo alle tigri: la domanda legata ai farmaci tradizionali alimenta un redditizio bracconaggio, grave minaccia per la sopravvivenza dei grandi felini). Secondo il responsabile della China Wildlife Conservation Association oggi gli allevamenti sono 274, con circa 7.000 orsi in cattività. Da tutto il mondo associazioni animaliste chiedono al governo cinese di chiuderli: anche se questo, paradossalmente, potrebbe provocare l'aumento della caccia (illegale) agli orsi. Per questo il Wwf-Traffic insiste: bisogna bloccare la "domanda", modificare le abitudini, sensibilizzare i medici e alchimisti cinesi.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI