domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
24.08.2000
-
| di MARINA FORTI
Nipah è tornato
Nipah è tornato. E' riapparso nella Malaysia peninsulare, e - cosa ancor più preoccupante - si è materializzato nello stato di Sarawak, la parte malaysiana dell'immensa isola del Borneo, separata dalla penisola da 650 chilometri di Mar della Cina Meridionale.
Nipah è il virus che un anno fa aveva provocato una terribile epidemia negli allevamenti suini della Malaysia peninsulare, fino ad attaccare anche gli umani: cento delle circa 250 persone colpite erano morte, tra cui un lavoratore dei macelli di Singapore. Per fermare il contagio il ministero della sanità di Kuala Lumpur aveva ordinato di abbattere oltre un milione di maiali (vedi terraterra , 30/3/99 e 28/10/99). L'industria della carne suina, che produce un reddito di circa un miliardo di ringgit all'anno (265 milioni di dollari, o 530 miliardi di lire) era stata come azzerata. Ma le autorità sanitarie erano almeno sicure di aver sradicato il virus. Così, il direttore generale del Dipartimento Veterinario dello stato, Nordin Mohamad Noor, si è detto scioccato quando uno dei "programmi di sorveglianza di routine" ha rivelato di nuovo una significativa concentrazione del virus in alcuni allevamenti della Malaysia peninsulare. "E' come un fuoco che sembrava spento, ma scopri che continuava a bruciare sotterraneo", dice il costernato Nordin alla Far Eastern Economic Review (17 agosto).
Il mese scorso il Dipartimento veterinario ha dunque ordinato di abbattere 9.000 maiali e messo in quarantena 37 allevamenti, sia nella penisola che in Sarawak. Ma la scoperta è allarmante: tra i veterinari malaysiani si mormora che una nuova epidemia è un rischio reale, e che il governo dovrebbe attivarsi subito. Ancora più sorprendente è stato trovare gli anticorpi al virus nel sangue di persone nello stato di Sarawak, che non era stato toccato dall'epidemia dell'anno scorso: è la conferma che il contrabbando di maiali non si è mai fermato, e che può diventare un mezzo di diffusione del virus verso i paesi vicini - l'export di maiali è diretto soprattutto verso la Thailandia, paese che come Singapore aveva vietato l'importazione di suini dalla Malaysia durante l'epidemia e mantiene il divieto (anche trasferire maiali da una regione all'altra della Malaysia è vietato, ma ciò non ha impedito al virus di arrivare nel Sarawak).
Nipah non è una minaccia temibile per gli umani: il virus si trasmette per contatto con i fluidi corporali dei maiali (le persone colpite l'anno scorso erano infatti allevatori o addetti ai macelli), ma non è mai stata osservata la trasmissione da umano a umano. E' dimostrato poi che Nipah si distrugge facilmente con i normali detergenti. Il vero pericolo è si rinnovi e si estenda l'epidemia suina: il maiale è la principale fonte di proteine nell'alimentazione della Thailandia, come di Taiwan e Cina (dove si stima che ci sia un miliardo di maiali in allevamenti).
Gli scienziati malaysiani intanto hanno fatto un'altra scoperta di grande interesse: la fonte originaria del virus Nipah potrebbe essere una specie di pipistrelli chiamata Island Flying Fox ("volpe volante delle isole"), su cui è stato osservato. Resta da verificare se altre specie di pipistrelli portino il virus, ma non si può escludere. Ma questo aumenta il pericolo di diffusione: i pipistrelli si spostano su un ampio raggio.
Bisogna ricordare che Nipah è un virus "nuovo": alla fine nel '98 quando cominciò a manifestarsi negli allevamenti malaysiani, era stato scambiato per encefalite giapponese, e trattato come tale. Solo nel marzo del '99, quando l'epidemia era al suo picco e aveva attaccato anche gli umani, un gruppo di ricercatori dell'Università di Malaya guidata dal microbiologo Lam Sai Kit aveva individuato il nuovo virus (aveva contribuito il Center for Diseases Control degli Stati uniti). Ora ne hanno trovato la fonte. E hanno individuato altri due virus, per ora "dormienti", simili a Nipah. I ricercatori della Malaysia sono convinti che sia un mix di degrado ambientale e di allevamento intensivo ad aver causato la più grande emergenza di salute pubblica degli ultimi anni.
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