domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
01.10.2000
-
| di CAROLA TRAVERSO
Il Pianeta senza scimmie
primati saranno ecologicamente estinti entro 20 anni: l'avvertimento viene dai primatologi più famosi del mondo, riuniti a Londra. La loro fine? Diventare cibo per gli esseri umani. Può sembrare un allarme esagerato, ma diventa una previsione sorprendentemente realistica se si guardano i dati più recenti. E' dei giorni scorsi la notizia che il colubo rosso Miss Waldron, una scimmia che viveva tra il Ghana e la Costa d'Avorio, è stato dichiarato praticamente estinto. Magari qualche esemplare è ancora in giro, ma dagli anni '70 non ci sono avvistamenti certi e gli eventuali superstiti sarebbero troppo pochi per mandare avanti la specie di scimmie, la prima a scomparire per sempre dopo il XVIII secolo.
Il bracconaggio e il commercio di scimmie e primati, venduti come bistecche ai mercati e ai ristoranti di molti paesi in via di sviluppo, diventa sempre più diffuso e lucrativo. Al punto che, se in passato quella tra popolazioni di scimmie e popolazioni umane era una guerra di sopravvivenza, adesso la così detta "bushmeat" - letteralmente "carne di cespuglio" - sta diventando una scelta di palato. La leader mondiale nello studio degli scimpanzé, Jane Goodall, e il presidente dell'Alleanza per i Primati, Ian Redmon, sostengono entrambi che la carne di scimmia si può gustare oramai persino in qualche ristorante londinese di cucina congolese. Contrastare il commercio di carne di scimmia è anche il primo punto della campagna 2001 an ape odyssey , lanciata a Londra. E, a pochi giorni di distanza dal convegno, ecco arrivare i dati della Lista Rossa delle specie in pericolo del 2000, redatta dalla World conservation union (Iunc). Di tutti i mammiferi, i primati sono quelli che hanno subito il più grande aumento di specie in pericolo: da 96 a 116. Le specie nella situazione più critica - "critically endangered" - sono passate da 13 a 19 negli ultimi trent'anni.
Oggi vivono sul pianeta terra 150 mila scimpanzé, 100 mila gorilla, 25 mila oranghi e 15 mila bonobo. Un totale di 240 mila primati, contro sei miliardi di esseri umani. Ed è proprio la colonizzazione umana del pianeta a decimare gli esseri viventi con cui condividiamo più del 97% di patrimonio genetico. Un caso esemplare è quello degli oranghi di Sumatra. Il dottor Willie Smits, esperto in ecologia delle foreste tropicali, ha dirottato le sue energie umane e scientifiche a favore degli oranghi quasi dieci anni fa, quando, nel 1991, trovò un baby-orango malato in un cassonetto della spazzatura. La popolazione degli oranghi si è dimezzata negli ultimi dieci anni; a Sumatra ogni anno ci sono mille esemplari in meno: lì come altrove i problemi sono la perdita dell'habitat e il commercio illegale di cuccioli, usati come animali da compagnia finché sono piccoli. La foresta tropicale indonesiana è quella al mondo che sta scomparendo più velocemente, dopo quella brasiliana. Per colpa della deforestazione, dovuta al mercato del legname e a un modello di agricoltura insostenibile, l'habitat degli oranghi si è ristretto dell'80% nel giro di soli 20 anni. Oltre a questa gravissima minaccia ambientale, gli oranghi devono subire la caccia da parte dell'uomo. I loro piccoli vengono rapiti, per essere venduti a caro prezzo a Taiwan, Hong Kong e Jakarta, ma anche negli Stati uniti, dove la domanda di cuccioli vivi da tenere come "pet", animali domestici, è molto forte. Per catturare i piccoli, i bracconieri devono uccidere anche la madre: normalmente le sparano mentre è appesa a un albero, col figlio addosso. Solo un cucciolo su quattro sopravvive alla caduta. Il dottor Smits questa settimana è in tourné negli Stati uniti per promuovere la sua causa. Come tutti i suoi colleghi, uniti ora nella campagna "2001, Odissea di un primate", fa tutto ciò che è in suo potere per proteggere il futuro degli scimmioni. Ma le conclusioni dello studio Iunc sono drastiche: per salvare le specie che fanno parte della Lista Rossa, devono essere mobilitate risorse umane e finanziarie da dieci a cento volte superiori a quelle attuali.
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