mercoledì 18 settembre 2013
TERRA TERRA
22.10.2000
-
| di MARINA FORTI
Il ritorno di Ebola
È come vedere qualcuno che si dissolve davanti ai tuoi occhi", dice (su The Guardian di qualche giorno fa) una dottoressa che lavorava in Congo durante un'epidemia del virus Ebola. All'inizio è dolore alle giunture e un malessere generale, come una semplice influenza. Poi cominciano i sudori, la febbre alta, i brividi. Poi vomito e diarrea. Il virus aggredisce il fegato e altri tessuti, causa emorragie interne. Sangue esce dalla bocca, dal naso, dagli occhi. In pochi giorni la persona si consuma, e muore.
Ebola è tornato a colpire, in Africa: questa volta in Uganda settentrionale, in una cittadina chiamata Gulu. Ieri le autorità sanitarie hanno segnalato altre quattro vittime, e il bilancio sale così a 51 morti da quando il virus si è manifestato nella zona - il primo decesso attribuito a Ebola risale al 17 settembre. Altre 139 persone sono infettate. Ma il numero potrebbe rivelarsi più alto: ieri squadre di medici hanno cominciato a raggiungere i villaggi e i campi di profughi che circondano Gulu, un agglomerato di case modeste nel cuore della regione teatro della ribellione di un movimento chiamato Lord's Resistance Army ("Esercito di resistenza del Signore"), noto per arruolare a forza i ragazzini come combattenti e le ragazzine per soddisfare i desideri dei guerrieri. Dopo 12 anni di guerriglia, quasi mezzo milione di persone vive ammassato in campi profughi attorno a Gulu, in condizioni igieniche precarie: l'ambiente ideale per la diffusione di un virus. Tra le vittime si registra già una persona proveniente da Pabbo, uno dei campi profughi.
Squadre di medici inviate dall'Organizzazione mondiale per la sanità e dal Centre for Disease Control di Atlanta (Usa) per rafforzare il personale sanitario del piccolo e rudimentale ospedale cittadino St Mary di Gulu hanno montato un laboratorio d'analisi da campo. Ieri cominciavano prelievi e analisi sistematiche, nel tentativo di individuare il virus e contenere il contagio: Ebola è non solo letale ma estremamente contagioso, e si diffonde per semplice contatto con i fluidi corporali.
Il virus Ebola è stato individuato per la prima volta nel 1976 nella Repubblica democratica del Congo (già Zaire), nella regione del fiume Ebola (da cui il nome). Da allora, scoppi della febbre emorragica sono stati registrati in Sudan, Costa d'Avorio e Gabon. Gli episodi più virulenti sono stati però in Congo: il più grave nel '95, quando circa 300 persone sono state colpite e l'80% è morto. Ebola resta in gran parte un mistero per la comunità scientifica. Non esiste una cura, un farmaco che lo sconfigga: le vittime possono solo sperare di sopravvivere con cure intensive che consistono nel mantenere i fluidi e sostenere l'organismo mentre lotta con il virus. Prima cominciano le cure, più alte sono le speranze di sopravvivenza. E poi, non è chiaro da dove provenga il virus. Ebola appare e scompare, ogni volta in forma simile (anche se più o meno virulenta). L'ipotesi più accreditata è che ci sia un "serbatoio" dove si nasconde, forse un animale che ne è immune ma funge da ospite: probabilmente un vertebrato - ma quale, è da scoprire.
La cura non esiste, e le autorità ugandesi si affidano soprattutto alla prevenzione: la radio locale a Gulu raccomanda agli abitanti di comprare la candeggina per disinfettare le proprie case. Le autorità pregano di tralasciare il rituale lavaggio dei morti, poiché spesso il contagio avviene proprio toccando le vittime. L'episodio di Gulu è potenzialmente più pericoloso di quelli visti in Congo e altrove: qui non si tratta di comunità rurali ma di un'area urbana, densamente popolata. Ma sembra che il virus sia in questo caso più simile a Ebola-Sudan, che aveva ucciso il 53% delle sue vittime, più che a Ebola-Zaire, che ne ha uccise l'80%.
Bisognerà capire da dove arriva, in questo caso, il virus. Ma intanto, è urgente bloccare il contagio: lavoro improbo, visto che ogni persona che si scopre ammalata ha contatto con decine di altre. Tanto più improbo, perché il piccolo ospedale della cittadina del nord ugandese aspetta rifornimenti di guanti di plastica e materiale protettivo. E perché l'ordine di quarantena delle autorità cittadine non è rispettato: Gulu si sta svuotando, decine di persone terrorizzate hanno preso l'autobus per la capitale, Kampala. Porteranno con sé Ebola?
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