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TERRA TERRA
14.11.2000
  • | di LESTER BROWN
    Via alla transizione energetica
    La transizione da economie basate sui combustibili fossili a economie energeticamente "pulite" ha accelerato il passo. Nel 1999, l'impiego di carbone (il combustibile che ha varato l'era industriale) è sceso del tre per cento, quello del petrolio è aumentato solo dell'uno per cento e quello del gas naturale del tre per cento (quest'ultimo è il combustibile meno inquinante). Il nucleare, visto un tempo come l'energia del futuro, lo scorso anno ha evidenziato un aumento irrisorio: lo 0,4%, mentre la capacità generativa dell'eolico è salita del 39% e quella del solare del 30%.
    Il carbone è il primo dei combustibili fossili a declinare. Dopo il suo massimo storico del 1996, il consumo è precipitato del sei per cento e la progressione negativa non sembra fermarsi, grazie alla concorrenza del gas naturale e delle fonti rinnovabili. Secondo alcune previsioni, anche il petrolio avrà un picco definitivo entro la fine del prossimo decennio, mentre si ipotizza che il gas naturale, il combustibile che probabilmente accompagnerà la transizione alle nuove fonti energetiche, crescerà ancora per un lungo periodo.
    L'uso di carbone precipita nel Regno unito (culla della rivoluzione industriale) e in Cina, dove il consumo (fra i maggiori del mondo) diminuisce a causa della sospensione dei sussidi e della chiusura di miniere statali. Il cambiamento della politica cinese è stato spinto dall'inquinamento atmosferico delle città, considerate fra le più contaminate del pianeta. Nel suo programma a lungo termine, la Cina sta realizzando la costruzione di un gasdotto dai giacimenti scoperti nella provincia del Gansu e ne progetta un altro, che collegherà la Siberia con Pechino e Tianjin.
    Il nucleare potrebbe avere un destino anche più drammatico. Negli anni '80 si è assistito a un rafforzamento del 140% della capacità generativa del nucleare, mentre negli anni '90 la crescita è stata inferiore al cinque per cento. La fonte energetica già considerata "superconveniente" è ora costosissima. Ovunque il mercato energetico si sia aperto alla concorrenza, il nucleare è in panne. (...) Anche nei tre paesi in passato incondizionatamente schierati a favore del nucleare (Cina, Francia e Giappone), l'energia atomica va perdendo il suo appeal. (...)
    Intanto l'eolico e il solare, vere colonne della nuova economia energetica, fanno passi da gigante. Uno dei punti forti dell'"elettricità del vento" sta nei bassi costi. Con le nuove turbine a vento, l'elettricità è generata al costo di 4-6 cent per kilowatt-ora, un quarto del costo di un decennio fa e una cifra molto concorrenziale rispetto alle fonti tradizionali. L'aumento annuo di capacità generativa eolica ha superato quello del nucleare.
    La Germania ha conquistato il primato mondiale nella produzione di elettricità di origine eolica, e gli Stati uniti il secondo posto. La crescita dell'eolico nelle grandi zone agricole Usa (Corn Belt e Great Plains) sta procurando ad agricoltori e allevatori buoni profitti. L'Europa si sta adoperando per sviluppare rapidamente le sue risorse eoliche. La Danimarca, leader mondiale indiscussa nella progettazione di centrali eoliche, aumenta la sua capacità generativa. Il paese in cui l'energia eolica sta crescendo più rapidamente è la Spagna. I paesi europei sono ora interessati al potenziale eolico legato alle correnti d'aria in mare aperto. Un recente studio indica che nelle regioni affacciate sul Mar Baltico e sul Mare del Nord si può imbrigliare energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno dell'intero continente.
    Anche la crescita nella costruzione di celle solari ha subito una netta accelerazione, dal 16% annuo del 1990 al 30% annuo nel 1999. Le industrie sono soprattutto in Giappone, Stati uniti e in alcuni paesi europei. Il più grande produttore mondiale è oggi la BP Solarex. In Germania, Royal Dutch Shell ha aperto un impianto da 25 megawatt. Il grande salto di potenzialità delle celle solari è arrivato con i materiali di rivestimento sviluppati in Giappone: i tetti potrebbero diventare la fonte energetica principale per tutti gli edifici.
    * Presidente del WorldWatch Institute, Washington. Da "Vital Signs 2000", (Ed. Ambiente)
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