domenica 17 febbraio 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale domenica 17 febbraio 2013
ACQUISTA IL PDF
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
TERRA TERRA
10.12.2000
  • | di MARINELLA CORREGGIA
    I diritti delle grandi scimmie
    La Nuova Zelanda, paese delle pecore e dei kiwi, è ora anche il primo paese al mondo dove le grandi scimmie antropomorfe hanno dei diritti: un riconoscimento di tipo morale a scimpanzé, bonobo, gorilla e orangutan. Infatti, con un emendamento alla legge per il benessere degli animali ( Animal welfare act ), a quelle specie sono attribuiti i diritti "umani" primari, ovvero: a non essere private della vita, a non essere assoggettate a trattamenti crudeli e degradanti, a non essere sottoposte a sperimentazione medica o scientifica. Finora nessun animale non umano vede riconosciuto dalla legge il diritto alla vita, cioè a non essere ucciso, o quello alla libertà. Ma qualcosa sta cambiando, a cominciare dagli animali più simili a noi: quelli appartenenti alla superfamiglia Hominoidea. Vi si collocano, insieme all'homo sapiens, il pan troglodytes (scimpanzé), il gorilla gorilla (gorilla), il pan paniscus (bonobo e scimpanzé "pigmei"), il pongo pygmaeus (orangutan). Questa superfamiglia fa parte del gruppo tassonomico più vasto dei primati, con 180 specie sopravvissute ai giorni nostri. Il gruppo, accomunato dall'assenza di coda, si distingue per un senso di sé e una complessità socioculturale che hanno molte affinità, appunto, con gli esseri umani. La legge neozelandese è un passo importante sulla strada per vietare la cattura delle grandi scimmie antropomorfe, quasi tutte appartenenti a gruppi minacciati di estinzione. Una vittoria per il progetto "grandi scimmie antropomorfe", avviato qualche anno fa da Paola Cavalieri e da Peter Singer, noto filosofo e docente di bioetica, autore di "Liberazione animale", la bibbia dell'animalismo. Il progetto, che ha attivisti o sostenitori in 30 nazioni (la descrizione, insieme a belle foto, si trova sul sito www.greatapeproject.org ), propone di estendere alle specie suindicate la "comunità degli eguali", quella all'interno della quale si accettano certi principi morali, ovvero diritti, con la coercizione della legge: diritto alla vita (dunque a non essere uccisi che in caso di forza maggiore e di autodifesa), protezione della libertà individuale (con il divieto di cattività - in circhi, zoo, gabbie varie - di esseri che non si sono resi colpevoli di crimini), proibizione della tortura. Insomma, oranghi e gorilla, scimpanzé e bonobo devono essere trattati come individui. E non per caso. Dicono i promotori: "Questi a
    nimali non umani hanno caratteristiche moralmente rilevanti, sono molto intelligenti, hanno coscienza di sé, vite emotive complesse e legami sociali e familiari forti, sanno pianificare il futuro e sono in grado di usare sistemi umani di comunicazione; fanno scherzi, esprimono desideri o sentimenti". Rispondono quindi alla definizione di persona di John Locke: "Un essere intelligente che riflette ed elabora ragionamenti, con coscienza di sé".
    A chi replica che non potendo le "scimmie" essere gravate di responsabilità, non si possono accordar loro diritti similumani, Singer e Cavalieri rispondono che anche i bambini sono irresponsabili per la legge. In effetti, il Progetto non si sogna certo di rivendicare per gorilla e amici altri diritti peculiarmente umani, come il diritto di voto o simili: "Includerli nella comunità degli eguali non significa riservare loro lo stesso trattamento degli umani. Significa però rifiutare l'idea per cui le grandi scimmie antropomorfe siano subordinate agli interessi degli umani e trattate come oggetti e proprietà".
    Ma c'è chi esprime riserve, anche fra gli animalisti: il progetto sarebbe anch'esso specista, semplicemente estenderebbe un po' il recinto degli eletti, ben chiuso alle altre specie meno simili all'essere umano. I promotori del progetto rispondono che la barriera della specie (per cui il diritto alla vita e alla libertà è da sempre sancito solo per l'homo sapiens, e nel passato solo per alcune classi sociali di questa specie) va smantellata poco alla volta, e da qualche parte bisogna pur cominciare (e difficilmente la Nuova Zelanda poteva cominciare dalle pecore...). Le richieste sono rivoluzionarie, e già ottenerne il ricoscimento per poche specie sarebbe un passo enorme. C'è poi chi obietta che è assurdo estendere i diritti umani ad altre specie se nemmeno gli esseri umani li vedono applicati. Ma questo è un altro discorso.
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
ROVESCI D'ARTE Arianna Di Genova
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
ESTESTEST Astrit Dakli
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
SERVIZI