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TERRA TERRA
09.01.2001
  • | di PAOLA DESAI
    Il Sudafrica combatte il colera
    Il governo sudafricano si è arreso. La settimana scorsa il ministero della sanità ha chiesto l'aiuto dell'Organizzazione mondiale della sanità per contenere un'epidemia di colera che serpeggia ormai da 5 mesi in una zona del paese, e ha già ucciso 59 persone.
    La scorsa settimana il numero dei persone colpite dalla malattia era aumentato. Il colera si è manifestato nella provincia orientale del KwaZulu/Natal, e ha già coinvolto oltre 15mila persone - oltre 450 sono attualmente ricoverate in ospedale. "E' una tipica esplosione di malattia sudafricana, dove hai un gran numero di persone che vive in situazione di povertà, nelle aree rurali. E sono quelle le persone che vengono infettate", spiega il dottor Willem Sturm, capo del servizio di microbiologia nel servizio sanitario pubblico della provincia (le sue dichiarazioni sono riportate dalla stampa internazionale: noi le riprendiamo dal New York Times ). Allo stesso tempo, fa notare il microbiologo, il Sud Africa ha un sistema sanitario perfettamente capace di far fronte a una malattia come il colera: "E' questo che li rende diversi dalla gran parte dei paesi africani, hanno una sanità da primo mondo, ed è questo che li salva".
    Il colera si conferma dunque una malattia "da poveri": è perfettamente curabile, è anche facile evitare il contagio. Il colera è provocato da un bacillo ( vibrio colerae , o vibrione) che si diffonde attraverso il cibo e soprattutto l'acqua contaminata da liquami fecali. Provoca una forte diarrea; se non curato in modo tempestivo provoca la disidratazione dell'organismo e quindi la morte. Ma è facile curarlo, nel senso che non richiede farmaci particolarmente sofisticati (essenziali sono le soluzioni per reidratare il paziente). Sarebbe facile anche prevenire il contagio: buone fognature senza perdite e buone condutture dell'acqua potabile sono l'elemento essenziale, insieme a disinfettanti e campagne di educazione pubblica. Non a caso la provincia colpita, il KwaZulu/Natal, con circa 9 milioni di abitanti è la più popolosa e la più arretrata delle province sudafricane. Oltre metà della sua popolazione (il 60%) vive in zone rurali. L'inizio delle piogge estive ha aggravato il problema, insieme al grande movimento di persone che segna come ogni anno la stagione delle vacanze.
    Qualche giorno fa i primi casi di colera sono stati segnalati fuori dal KwaZulu/Natal: e sembra sia questo che ha convinto il governo a cercare l'aiuto dell'Oms, che ha subito mandato una delegazione di epidemiologi a studiare la situazione e il che fare. Certo, questo ha provicato critiche e proteste. Il Business Day , quotidiano economico nazionale, ha attaccato il governo scrivendo in un editoriale che la diffusione di una malattia così facile da contrastare sottolinea l'inefficacia delle autorità sanitarie: "Un paese come il sud Africa, con le sue risorse scientifiche e mediche relativamente sofisticate e la sua infrastruttura di trasporti e comunicazione, avrebbe dovuto riuscire a controllare l'epidemia". L'ultima epidemia di colera in Sudafrica risale al 1981-'82, e aveva ucciso 218 persone. Da allora il colera si era manifestato in numerosi paesi vicini, dal Congo al Madagaskar e al Mozambico - l'episodio più grave nel 1999 in Zambia, oltre 11mila casi e almeno 390 vittime.
    Le autorità sanitarie sono costrette a difendersi. Chiamare gli esperti dell'Oms era necessario, spiegano, per evitare l'ulteriore diffusione dell'epidemia. "Vogliamo che ci siutino ad analizzare, in modo critico, cosa abbiamo fatto e cosa dobbiamo fare di meglio", ha dichiarato il dottor Uma Nagpal, responsabile medico del servizio sanitario. Mentre il responsabile dell'Oms per il Sudafrica ha voluto rassicurare: per quanto estesa, l'epidemia è ancora perfettamente controllabile.
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