mercoledì 18 settembre 2013
Abbonamenti 2012

 
Forum
 
LA ROTTA D'EUROPA
Le crisi senza Unione
di Rossana Rossanda
OGGI IN EDICOLA
giornale mercoledì 18 settembre 2013
Ottobre 2011
 
 
 
In edicola
dal 18 Ottobre

a 3€ con il manifesto, a 1,70€ più il prezzo del giornale negli altri giorni
 
Tunisia, la vertigine di poter scegliere
di SERGE HALIMI
Fissione nel cuore del nucleare francese
di TRISTAN COLOMA
 
 
Condividi su facebooktwitteraddthis.com
TERRA TERRA
27.01.2001
  • | di MARINELLA CORREGGIA
    Che fare contro la predazione?
    "Nell'intero ordine delle creature che vivono sulla Terra, non ve n'è una che non sia stata concepita e determinata in modo tale da non farne soffrire e morire una delle proprie simili, per poi subire la stessa sorte, una volta giunto il momento, da altre specie. Siamo stupefatti da una tale globale cattiveria che non esita a inventare torture raffinate per tutte le specie che popolano la Terra, essere umano, compreso": così Mark Twain riassumeva la "legge di natura" nel duro pamphlet Reflections on religion , scritto di getto nel 1906. Lo scrittore vi affrontava il tema della predazione, invenzione di un Dio "senza pietà verso esseri inoffensivi" i quali non avranno consolatorie ricompense perché "per la Chiesa, gli animali non hanno diritto al paradiso".
    Dalla situazione di globale sofferenza naturale post-paradiso terrestre, alla quale si aggiungono le immani sofferenze umane, animali e vegetali inflitte dall'uomo, lo studioso dei testi sacri Sergio Quinzio traeva il disperato timore che Dio fosse "non onnipotente, oppure non buono".
    Il meccanismo, crudele e fondante, della predazione è oggetto di riflessione per gli antispecisti, ovvero quel movimento di "antirazzismo esteso", che rifiuta di giustificare la sofferenza inflitta dalla specie umana agli animali di aria, terra e mare, a scopi alimentari, di ricerca, ludici, economici.
    La predazione "naturale", di cui gli umani non hanno colpa e su cui apparentemente non possono intervenire (se non provocando la fine degli ecosistemi...), è certo una frontiera più ardua. Da qualche tempo, i Cahiers (quaderni) antispécistes pubblicati a Lione - www.cahiers-antispecistes.org - ospitano interventi sul "che fare", e sul "se fare" rispetto a lupi e agnelli, volpi e lepri, licaoni e gnu. Ovviamente, essi pongono il tutto in un orizzonte temporale molto lontano: prima occorre intervenire contro le -eliminabili ed enormi - violenze perpetrate dalla mano umana e non dalla legge di natura.
    Un saggio apparso sull'ultimo numero dei Cahiers (il 19) parte dalla domanda: potrebbero gli esseri umani agire contro le sofferenze "naturali" provocate dalla predazione, così come lottano, ad esempio, contro altre fonti naturali di sofferenza, quali le malattie genetiche? Non sarebbe preferibile un mondo in cui si fosse riusciti a rendere i predatori vegetariani ed evitare al tempo stesso un'eccessiva proliferazione delle ex prede? Alla risposta "sì, lo sarebbe", segue la domanda: e come? L'autore, André Méry, spiega: "Se sapessimo decodificare e interpretare il codice genetico di una volpe, capiremmo quali informazioni portano a denti da carnivori e quali modificazioni condurrebbero a denti da mangiatori di foglie, quali informazioni portano a un sistema digestivo da carnivori e quali modificazioni condurrebbero a un sistema digestivo da erbivori. (...) Quanto ai conigli, si tratterebbe di comprendere quali meccanismi li hanno portati ad avere una fertilità elevata, per poi intervenire sui meccanismi genetici della stessa al fine di ridurla". L'autore è consapevole del fatto che tutto ciò potrebbe ai più sembrare artificioso, poco "ecologico", e che le volpi vegetariane assumerebbero probabilmente un altro aspetto; ma purché gli ecosistemi rimangano in equilibrio, cosa importerebbe? In fondo, l'evoluzione produce sempre nuove specie, e la stessa forma "volpe" non esiste certo dall'inizio dei tempi.
    In un altro articolo sulla rivista, Philippe Laporte avverte però che la predazione deve essere l'ultimo dei pensieri in ordine di tempo: se non è ineluttabile, non sarà mai troppo tardi per trovare una soluzione, mentre i flagelli prodotti dall'essere umano sono irreversibili e vanno scongiurati al più presto; inoltre, attenzione alle manipolazioni genetiche! E se è ineluttabile, inutile piangerci su.
    E allora? Aldo Capitini, uno dei padri della nonviolenza italiana, azzardò che... se un giorno gli esseri umani riusciranno a trasformarsi in nonviolenti, quello sarà un cambiamento così sconvolgente che, forse - "e lo dico con un sorriso" - anche le tigri non prederanno più. (Rimane aperto un altro capitolo: quanto soffre l'erba, futuro nutrimento delle tigri stesse?).
Rubrica quotidiana sull'ambiente
ultimo articolo pubblicato
ricerca
I 10 argomenti più trattati:
AGRICOLTURA [330]
ANIMALI [208]
ENERGIA [190]
ALIMENTAZIONE [150]
PETROLIO [136]
COMMERCIO [93]
ETNIE [89]
SANITA [66]
RIFIUTI TOSSICI [62]
BIOTECNOLOGIE [59]
MANIFESTO BLOG
ANTIVIOLENZA Luisa Betti
freccia
NAPOLI CENTRALE Francesca Pilla
freccia
LO SCIENZIATO BORDERLINE Massimo Zucchetti
freccia
LOSANGELISTA Luca Celada
freccia
FRANCIAEUROPA Anna Maria Merlo
freccia
POLTERGEIST Nefeli Misuraca
freccia
QUINTOSTATO Roberto Ciccarelli
freccia
NUVOLETTA ROSSA Andrea Voglino
freccia
STREET POLITICS Giuseppe Acconcia
freccia
AUTOCRITICA Francesco Paternò
freccia
HORROR VACUO Filippo Brunamonti
freccia
ANZIPARLA Giulia Siviero
freccia
  • La foto
    di giuliasiviero - 17.08.2013 22:08
POPOCATÉPETL Gianni Proiettis
freccia
SERVIZI