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TERRA TERRA
16.02.2001
  • | di MARINA FORTI
    L'agricoltura "moderna" dell'India
    Il dottor M.S. Swaminathan è un'autorità, in India, nel campo dell'agricoltura. Biologo, fondatore di un istituto di ricerca agricola molto autorevole che prende il suo nome (la S.M. Swaminathan Research Foundation) a Chennai, nuovo nome di Madras, consulente in comitati statali e nazionali sulla politica agricola, Swaminathan è stato tra i sostenitori della "rivoluzione verde" degli anni '60 ma è anche il fondatore di una rete di villaggi ecologici in cui si praticano tecniche agricole ecologiche, dalla rotazione delle colture all'uso di bio-fertilizzanti e bio-pesticidi. In una intervista al quindicinale indiano Frontline (www.frontlineonline.com), Swaminathan sostiene che l'India e gli altri paesi in via di sviluppo dovrebbero rinegoziare il capitolo agricolo degli accordi mondiali sul commercio, perché ingiusti. Opinioni argomentate, che vale la pena di conoscere. Anche perché il dottor Swaminathan lancia un avvertimento: l'agricoltura dell'India, paese di un miliardo di abitanti che cresce ogni anno di altri 17 milioni di bocche, è a rischio. Le minacce sono interne ed esterne, spiega. Un rischio interno è il degrado crescente "delle basi ecologiche essenziali per la produttività biologica": l'India oggi produce cereali in surplus e ha oltre 45 milioni di tonnellate di grano e riso immagazzinate nei suoi silos, dunque è autosufficente, quanto a produzione alimentare - anche se ha 250 milioni di bambini, donne e uomini che ogni giorno non possono sfamarsi perché non hanno il potere d'acquisto necessario a comprare quel riso. Ma allo stesso tempo i raccolti stagnano e la produttività rischia di diminuire, e il motivo è che i suoli sono degradati, le falde acquifere esaurite. Poi ci sono minacce esterne: dal cambiamento globale del clima, alle relazioni commerciali diseguali, al controllo proprietario della scienza. Gli accordi sul commercio? "Sono intrinsecamente ingiusti, pregiudizialmente a favore dei paesi industrializzati occidentali. Abbiamo avuto una sconsiderata fiducia che l'occidente avrebbe ridotto i sussidi alla sua agricoltura e reso i nostri prodotti più competitivi sui mercati esterni, ma non è stato così, perché loro hanno mascherato i sussidi in molti modi", accusa Swaminathan. Giusto, l'occidente riconosce una "multifunzionalità" all'agricoltura e protegge il suo 2 o 3 per cento di popolazione agricola: ma allora perché non dovrebbe proteggerla anche l'India, dove l'agr
    icoltura significa anche il reddito e la sopravvivenza immediata del 70% della sua popolazione? Entro l'aprile di quest'anno, secondo le norme del Wto, ogni paese dovrà eliminare le restrizioni quantitative all'import di prodotti agricoli: ma questo sarebbe la catastrofe per la produzione interna, dice Swaminathan. L'India, con gli altri paesi in via di sviluppo, deve pretendere il diritto a stabilire restrizioni quantitative se necessario per la sicurezza alimentare interna, almeno per i prossimi dieci o 15 anni, in modo da proteggere la sua produzione e i suoi piccoli agricoltori.
    Il dottor Swaminathan sostiene che l'India deve buttarsi nella ricerca sull'ingegneria genetica, come in effetti sta cominciando a fare: "La modifica genetica, con nuove combinazioni, offre enormi nuove opportunità. Ma pone un duplice problema: c'è un sistema di proprietà, o brevetto, e dunque non sarà accessibile ai contadini poveri. Questi saranno lasciati da parte dalla rivoluzione genetica, che è controllata da multinazionali o grandi aziende - al contrario della rivoluzione verde, che era controllata dal settore pubblico. Le biotecnologie devono essere disponibili a tutti". Cosa fa l'India? Sta aprendo centri locali per sviluppare nuove varietà. "Nuove combinazioni genetiche sono date ai piccoli agricoltori, attraverso una ricerca partecipatoria. Possiamo sviluppare varietà adattate a condizioni locali specifiche, ad esempio per le zone secche o costiere, e così evitare l'uniformità genetica che espone l'agricoltura alla vulnerabilità a malattie e parassiti... Questo significa più ricerca pubblica. Il governo deve investire di più in questo settore, per assicurare che i benefici della scienza raggiungano i poveri. Altrimenti non farà che aumentare le diseguaglianze". Swaminathan è certo: "Mescolare la saggezza tradizionale con la scienza moderna è la via per un futuro agricolo sostenibile".
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