domenica 17 febbraio 2013
TERRA TERRA
18.02.2001
-
| di MARINA FORTI
L'asfalto e le risaie
Strade e parcheggi contro campi coltivati. Il ragionamento è semplice: più auto in circolazione richiedono più terreno asfaltato, ovvero più terreno sottratto all'agricoltura. E questo, su scala mondiale, è insostenibile. E' Lester Brown, fondatore del WorldWatch Institute di Washington, a mettere la questione in questi termini (in Paving the Planet: Cars and Crops Competing for Land , WorldWatch Issue Alert, 14 febbraio 2001).
Automobili e produzione di cibo sono dunque in competizione. "Finora, l'espansione dell'asfalto è avvenuta nei paesi industrializzati, dove si trovano quattro quinti dei 520 milioni di auto in circolazione al mondo. Ma ormai sempre più terra coltivabile è sacrificata all'asfalto in paesi in via di sviluppo, con popolazioni affamate, e questo mette in discussione il ruolo stesso delle automobili".
I dati sono eloquenti. Negli Stati uniti ogni automobile richiede in media 0,07 ettari di asfalto tra strade e parcheggi (cinque macchine coprono di asfalto un campo di calcio). Con 214 milioni di veicoli a motore in circolazione, negli Usa ci sono 6,3 milioni di chilometri di strada asfaltata ("abbastanza da fare il giro della terra all'equatore 157 volte"). Se si aggiungono i parcheggi, si coprono 16 milioni di ettari - pensate che l'anno scorso 21 milioni di ettari sono stati coltivati a grano.
Gli Stati uniti, con tre veicoli a motore ogni 4 abitanti, sono la regione più auto-centrata (nel senso di automobile) del mondo. Ma negli altri paesi industrializzati le cose migliorano di poco: Giappone, Germania o Gran Bretagna contano un veicolo ogni due abitanti, ci dice Lester Brown, e per ciascuno hanno asfaltato in media 0,02 ettari. "Così facendo hanno perso parte della loro terra arabile più produttiva", fa notare Brown (Ci sembrava che la differenza tra Germania o Italia e Stati uniti stesse diminuendo, quanto a tasso di motorizzazione. Ma questo non cambia il ragionamento di Brown).
L'espansione dell'asfalto rallenta nei paesi industrializzati: siamo vicini alla saturazione di automobili. Ma è cominciata nei paesi in via di sviluppo, anzi aumenta, nota Brown. "Una parte crescente degli 11 milioni di auto che ogni anno si aggiungono alla flotta mondiale di veicoli sono in paesi in via di sviluppo. Ciò significa che la guerra tra le auto e i raccolti viene combattuta sui campi di grano e sulle risaie di paesi dove la fame è comune. Il risultato di questo conflitto in Cina e India, che insieme fanno il 38% della popolazione mondiale, avrà ripercussioni sulla sicurezza alimentare del mondo intero".
Già: Cina e India sono nazioni non solo popolose ma in crescita economica (più veloce la Cina, meno l'India, ma entrambe stanno mutando a una velocità impressionante). In entrambe lo sviluppo industriale sta già sottraendo terre all'agricoltura. Lester Brown cita più diffusamente la Cina, con i suoi 1,3 miliardi di abitanti e 13 milioni di veicoli circolanti: se avesse un tasso giapponese (un'auto ogni due abitanti), farebbe una flotta di 640 milioni di veicoli. Improbabile? Certo, risponde Brown, ma non dimentichiamo che la Cina ha già superato gli Usa in produzione di acciaio, uso di fertilizzanti, produzione di carne rossa... Se ogni auto cinese richiedesse 0,02 ettari di superfice asfaltata, quei 640 milioni di veicoli occuperebbero quasi 13 milioni di ettari di terra, oltre metà dei 23 milioni di ettari di risaie nell'immenso paese che oggi producono 135 milioni di tonnellate di riso.
Insomma: in Cina, India, o in Indonesia, Egitto, Messico, Pakistan, Bangladesh, "non c'è abbastanza terra per sostenere un sistema di trasporti centrato sull'automobile. La competizione per la terra tra auto e raccolti sta diventando una competizione tra ricchi e poveri, tra chi può permettersi l'auto e chi stenta a procurarsi il cibo". Un governo che sovvenziona l'espansione di strade e infrastrutture per il trasporto individuale sta aiutando ad asfaltare i campi. E se, com'è probabile, l'auto resterà un consumo di élite, "questo è un ampio e invisibile trasferimento di reddito dai poveri verso i ricchi". Tra i tanti buoni motivi per rifiutare i sistemi auto-centrati, la perdita di campi e risaie è sufficiente.
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