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TERRA TERRA
04.04.2001
  • | di MARINA FORTI
    L'energia "decarbonizzata"
    Ci sono diversi modo per rendere conto dei consumi d'energia mondiali. Quello classico parla di quantità di combustibili consumate e di energia prodotta, di prezzo del petrolio, di esportazioni/importazioni di idrocarburi. Un altro metro di misura è quello suggerito dal WorldWatch Institute di Washington nel suo ultimo rapporto, State of the World 2001 : analizzare la decarbonizzazione progressiva dell'energia, ovvero la riduzione della quantità di anidride carbonica emessa per una certa quantità di energia prodotta. In altri termini, l'istituto ambientale di Washington interpreta il passaggio dal legno al carbone come primaria fonte di energia (avvenuta con la rivoluzione industriale) come la prima "decarbonizzazione" (il carbone produce meno anidride carbonica del legno a parità di lavoro compiuto); la seconda è stata il passaggio dal carbone al petrolio, poi dal petrolio al gas naturale e in un futuro prossimo dal gas alle energie rinnovabili come il solare e l'eolico - e un giorno all'idrogeno puro.
    I dati di fatto sostengono questa lettura. Il consumo di carbone (il più CO2-intensivo tra i combustibili fossili, responsabile per il 36% delle emissioni dovute al sistema energetico) è oggi al punto più basso dal 1985; negli anni '90 ha registrato un tasso annuale di crescita negativa dello 0,6% in media (il WorldWatch Institute basa le sue stime su dati Bp Amoco, dell'Agenzia internazionale per l'energia e altre fonti).
    E' interessante notare che metà del consumo mondiale di carbone è dovuto a Usa e Cina. La differenza però è che gli Usa (26% del consumo mondiale), che producono circa il 90% dell'energia elettrica con il carbone, hanno registrato un aumento del 11% del consumo di questo combustibile negli anni '90. mentre la Cina (24% del consumo mondiale) ha registrato nello stesso periodo una diminuzione del 4% sul decennio, e del 25% tra il 1997 e '99 - declino attribuito alla riduzione dei sussidi statali sul carbone, alla chiusura di industrie di stato, al passaggio al gas naturale per gli usi domestici urbani (cucina e riscaldamenti).
    Il consumo mondiale di petrolio (che conta per il 43% delle emissioni di anidride carbonica dovute al sistema energetico) è cresciuto del 1,2% annuo in media negli anni '90. Oltre un quarto del consumo mondiale è dovuto agli Stati uniti, dove è aumentato complessivamente dell'11% durante gli anni '90. In Cina (6% del consumo mondiale) è aumentato del 45%. In Russia (che conta appena per il 4% mondiale) il consumo di petrolio si è dimezzato negli anni '90 (causa la drastica deindustrializzazione). Ma l'aumento più veloce è quello della regione Asia-Pacifico, più 42% complessivo nell'ultimo decennio (con il raddoppio in Corea del Sud e un aumento del 64% in India): e la crescita è guidata dal boom dell'uso di veicoli motorizzati.
    Il gas naturale (21% delle emissioni di CO2 dovute ai sistemi energetici) è dei tre combustibili fossili quello in crescita più spettacolare. L'aumento annuo medio mondiale è stato di 1,9% negli anni '90. Nei paesi industrializzati è diventato il combustibile d'elezione per le turbine per la produzione d'elettricità (al posto del carbone). L'Europa occidentale (20% del consumo mondiale) ne ha aumentato l'uso del 34% negli anni '90 (a guidare la tendenza è stato il Regno unito, con una massiccia sostituzione del carbone). Ma sono i paesi in via di sviluppo che hanno più contribuito all'aumento del consumo di gas: più 58% in sud America (dove sono state localizzate importanti riserve), in particolare Argentina e Venezuela; più 85% in Medio oriente, più 70% in Asia-Pacifico. Anche qui l'aumento è dovuto soprattutto all'uso per generare elettricità.
    La chiave della "decarbonizzazione" sono però le fonti rinnovabili, che ancora non superano il 3% complessivo della produzione energetica. Secondo il WorldWatch Institute si trovano oggi "nella stessa posizione del petrolio un secolo fa: contano per una frazione dell'energia mondiale, ma prendono piede in alcuni mercati e in alcune regioni". E' una nota di ottimismo.
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