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TERRA TERRA
17.04.2001
  • | di FULVIO GIOANETTO
    Il lento sterminio delle orche
    Le orche marine e gli umani, ci dicono gli specialisti, sono i maggiori predatori della vita marina dell'Artico, e la competizione per le limitate risorse alimentari li conduce a un conflitto naturale. Conflitto ad armi impari: si pensi che fra il 1940 e il '60 le marine statunitense e canadese usavano le orche come obiettivi mobili nelle esercitazioni. Entrambi mammiferi stanno alla cuspide della catena alimentare artica, entrambi mangiano e immagazzinano contaminanti e scarichi industriali.
    Le orche, questi intelligenti, matriarcali e sociali cetacei marini, nel 1999 sono state dichiarate specie in estinzione in Canada. Ma inspiegabilmente le orche continuano a morire ( www.whaleresearch.com ). Restano probabilmente solo 200 individui delle popolazioni dell'Alaska e dell'isola di Vancouver, con le tre varietá di residenti, migratorie e oceaniche. Ne muoiono ormai a decine, soprattutto giovani e neonate. Sulle cause abbiamo solo ipotesi: l'inquinamento marino, la diminuzione delle fonti alimentari (soprattutto il salmone chinoook), il continuo transito ravvicinato di navi, che disturba le loro comunicazioni e forse la capacitá di procurarsi cibo: sembra che stare per 20 minuti alla distanza di un chilometro da una nave che viaggia ai 25 nodi basti per riportare danni auditivi permanenti (Knudtson & Suzuki, Sierra Club Books 2001). Qualcuno piú semplicemente ipotizza che le orche siano arrivate al limite delle capacitá del loro ecosistema.
    Numerosi studi dimostrano che le popolazioni delle orche del Pacifico nordamericano, con i loro 140 chili di pesci consumati quotidianamente, sono i mammiferi marini piú contaminati al mondo: in alcuni individui sono state trovate concentrazioni di Pcb nel corpo fino a 250 ppm (parti per milione). I Pcb (bifenili policlorati) sono componenti industriali cerosi usati dall'industria elettronica e dalle stamperie dal 1929; solo di recente l'uso è stato limitato da accordi internazionali. I Pcb agiscono come sostanze cancerogene che si attivano come ormoni interferendo in molte funzioni del corpo, si accumulano nei grassi e creano disfunzioni riproduttive e immunologiche. Sono ritenuti i principali contaminanti organici responsabili della morte e delle disfunzioni riproduttive di delfini, balene, orsi polari, aquile marine. Possono accumularsi nei sedimenti marini e lacustri, restare inalterati per anni e poi d'improvviso attivarsi, entrando nella catena alimentare. Hanno giá contaminato tutti i fiumi e laghi statunitensi, in particolare l'Hudson e i Grandi laghi.
    I Pcb sono solo una delle cause dello sterminio silenzioso della vita marina, complicato dal fatto che le specie reagiscono in modo diverso alle stessi componenti, ciascuna cercando di adattarsi per sopravvivere all'avvelenamento; orche e foche per esempio dimostrano una capacitá molto maggiore di scomporre le diossine di noi umani. Attraverso la catena alimentare il Pcb arriva agli umani. E nell'Artico, al vertice della catena alimentare ci sono gli Inuit. L'alto livello di Pcb trovato nel sangue dei bambini esquimesi è stato associato a infezioni del sistema auditivo e a gravi disfunzioni del sistema immunitario. L'Agenzia di protezione ambientale Usa ha associato il consumo di alcuni pesci del fiume Hudson, contenenti Pcb, al rischio di tumori e neoplasie.
    Secondo le popolazioni native costiere, le orche hanno il potere di appartenere al mondo terrestre e a quello marino, muovendosi facilmente fra l'acqua e l'aria, fra la vita e la morte. In alcune leggende sono fonte di salvezza perché aiutano i pescatori a trovare salmoni; in altre vederle apparire d'improvviso è un presagio di morte o del ritorno dello spirito di uno sciamano che viene a chiedere conto. Per i Kwakiutl le orche, con i salmoni e gli umani, sono parte di una trinitá di forme viventi connesse spiritualmente. Molte tradizioni native associano l'estinzione delle orche alla nostra stessa estinzione. Greenpeace e altri gruppi ecologisti hanno cominciato una campagna per proteggerle, ad esempio istituire nuove riserve di salmoni nelle acque nordamericane, e creare gli elementi di una futura coesistenza.
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